“La notizia del tombamento della discarica di Campo in Ferro sotto Marola e al fianco di Cadimare è arrivata come un augurio alle popolazioni di questi territori (e della città tutta) da parte delle autorità militari a non illudersi e a non aspettarsi niente di buono dal nuovo anno e dai prossimi a venire”. Esordisce così il Circolo Pd “R. Mizzon” di Marola, Cadimare e Campiglia nella nota a commento della notizia pubblicata da CDS riguardo al futuro del Campo in Ferro.
“Quello che è un cardine del diritto ambientale, europeo e italiano, che stabilisce che chi causa un danno ambientale deve sostenerne i costi di riparazione e ripristino, per le autorità militari, e quindi per lo Stato, a quanto pare non vale. Evidentemente cause di forza maggiore li autorizzano a scartare rispetto all’obbligo di bonifica, atto dovuto prima di tutto nei confronti delle cittadine e dei cittadini che quella discarica la stanno subendo da decenni e che a loro, prima di tutto, dovrebbe essere garantita salubrità e decoro dell’ambiente.
La convivenza tra comparto militare e ambiente civile, tra Marina Militare e Città – proseguono dal circolo Pd della costa di Ponente -, si dovrebbe basare sul rispetto reciproco delle relative esigenze, in un rapporto di pari dignità e riguardo e non di noncuranza e disinteresse, come è accaduto in questo caso”.
“La decisione unilaterale di tombare Campo in Ferro, quindi di non risolverne la problematicità, ma semplicemente si sotterrarla come una vergogna di famiglia da sottrarre alla vista altrui, dimostra un disinteresse nei confronti di una città che passa da essere il luogo che ha tenuto a battesimo la Marina Militare ospitandola nel seno del suo golfo, ad essere essa stessa ospite di quel potere militare che non sente l’urgenza e la convenienza a coinvolgere la collettività tutta, almeno col fine di informarla e tranquillizzarla, in importanti decisioni come queste.
Non ci sorprenderemo – conclude la nota del Partito democratico – se verranno avanzate motivazioni di carattere emergenziale legate al contesto instabile della geopolitica mondiale, per giustificare questo scelta; del resto l’emergenza giustifica la semplificazione, la deregolamentazione, lo snellimento; ma se da un potere dello Stato che dovrebbe garantire la protezione e la sicurezza degli italiani, provengono scelte che ne minacciano la salubrità, allora si crea un cortocircuito che delegittima rispettivamente entrambe le parti, separate, oggi ancora di più, dal muro arsenalizio”.