Calata Paita, l’Adsp dichiara decaduta la concessione: il consorzio chiedeva un accordo per spalmare il canone 2026

L’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure orientale ha dichiarato la decadenza della concessione demaniale di Calata Paita a partire dal prossimo 6 novembre, intimando al consorzio La Calata di liberare l’area entro la stessa data. Il provvedimento firmato dal presidente Bruno Pisano arriva dopo mesi di contenzioso amministrativo per il canone 2025 e a seguito del mancato pagamento del canone demaniale per l’anno in corso, pari a poco più di 53mila euro.
Il consorzio, dal canto suo, prende atto con rammarico della decisione e sostiene di non aver avuto le condizioni necessarie per ricostruire la stagione commerciale, lamentando anche l’impossibilità di ottenere un incontro con il presidente di via del Molo.

La concessione prevedeva una durata di otto anni, dal 27 maggio 2024 al 26 maggio 2032. Il primo provvedimento di decadenza risale al 20 novembre 2025, quando l’Adsp aveva contestato al consorzio inadempienze agli obblighi concessori, ordinando anche la restituzione dell’area entro il 16 dicembre successivo. La società aveva impugnato il decreto davanti al Tar della Liguria, ottenendo inizialmente una sospensione dell’esecuzione. Dopo il rigetto dell’istanza cautelare da parte del Tar, il Consiglio di Stato, il 20 marzo, aveva però accolto l’appello cautelare, sospendendo gli effetti del provvedimento. Il 13 aprile anche il Tar aveva sospeso gli atti impugnati, in attesa della decisione di merito.

L’Autorità di sistema portuale aveva richiesto il pagamento del canone 2026 in un’unica soluzione, respingendo la domanda di rateizzazione in tre tranche presentata dalla società. Dopo un primo sollecito a marzo e una nuova richiesta a maggio, il 14 luglio l’Adsp aveva intimato il pagamento entro dieci giorni, avvertendo che il mancato versamento avrebbe potuto costituire un’ulteriore causa di decadenza. Il consorzio aveva quindi chiesto di regolarizzare la posizione entro il 30 settembre, ma alla scadenza il canone risultava ancora insoluto. Da qui il nuovo decreto, emesso oggi.

Il consorzio, che non ha ancora preso una decisione definitiva sulla possibilità di impugnare l’atto odierno, ricorda le difficoltà economiche che hanno impedito di rispettare gli impegni. Alla base ci sarebbero i problemi registrati nella stagione 2025 con alcuni operatori commerciali, che avevano interrotto le attività già alla fine di agosto lasciando in ballo una somma pari a circa 60mila euro.
A questo si è aggiunta l’incertezza legata al procedimento di decadenza, che ha reso impossibile programmare normalmente la stagione 2026 e soprattutto affidare le casette a nuovi operatori. La prospettiva di una concessione in bilico, con il giudizio di merito atteso nel gennaio 2027, avrebbe infatti scoraggiato gli imprenditori dal sostenere investimenti, acquistare attrezzature e assumere personale.

Il consorzio afferma di aver comunque mantenuto aperta e fruibile l’area durante l’estate, facendosi carico della manutenzione del verde, della pulizia, dei servizi igienici, delle utenze e degli altri costi di gestione. “Alcune casette sono state messe gratuitamente a disposizione di associazioni e realtà del territorio, mentre gli eventi organizzati, tutti a ingresso gratuito e senza contributi pubblici, hanno permesso di coprire le spese senza produrre margini da destinare al canone”.
La richiesta avanzata dal consorzio era quella di individuare una soluzione che consentisse di recuperare la sostenibilità economica del progetto, senza cancellare il debito. In particolare, dopo aver sostenuto di non aver potuto operare nel 2026 nelle condizioni previste, La Calata aveva chiesto di riassegnare le casette agli operatori commerciali e di spalmare il canone dell’anno in corso sulle annualità residue della concessione, fino alla scadenza naturale del 2032. Una rimodulazione dei pagamenti che, nelle intenzioni della società, avrebbe permesso di ripartire con una prospettiva temporale sufficientemente stabile da attrarre nuove imprese e investimenti.

Ma l’Autorità di sistema portuale ha rifiutato la proposta e ha emesso il nuovo provvedimento che chiude, almeno per il momento, questa nuova fase della vicenda.

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