“Parlo sempre volentieri del mio Spezia e della Spezia”. Si collega anche da Sofia Sergio Borgo pur di discutere della squadra bianca, in diretta su Radio Picco, la trasmissione dal lunedì al venerdì alle 18 su RLV – La Radio a Colori. “Poi andrò in Kosovo e poi in Senegal, ma riesco a seguire lo Spezia in una stagione che quasi sta diventando leggendaria per i numeri che sta inanellando. È un’impresa più che un campionato importante, spero arrivino fino in fondo”.
Il dualismo Spezia-Ravenna durerà fino in fondo?
“La risonanza non chiesta dallo Spezia è stata attribuita, mentre il Ravenna l’ha avuta più per marketing che per consistenza. Hanno una valenza legata alla capacità del suo allenatore e all’interazione con il direttore, mentre per lo Spezia c’è qualche aspettativa in più che non penso pesi sulle spalle di Guido Angelozzi e di Marco Turati”.
Il marketing del Ravenna porterà anche Ronaldinho in campo…
“Sono sempre fuggito dalla lettura del marketing portato nel calcio. Presumo volessero creare attenzione nel concetto di minuziose dei costi e loro sanno cosa possa portare come vantaggio economico questa scelta. Io agirei più con i fari bassi, perché lo Spezia è sotto i riflettori per ragioni tecniche, mentre il Ravenna c’è per l’egida di Mandorlini. Il mestiere di Angelozzi, più che 70enne come me, è fatto di umiltà, da contadino intelligente. Se ha scelto l’allenatore è perché gli corrisponde e si dice che le squadre devono rispecchiare il loro condottiero, allo Spezia peraltro in un Picco che può dare quel qualcosa che io conosco bene”.
E in Turati si rispecchia questa squadra?
“Le squadre di calcio, come ogni gruppo, assomigliano al loro condottiero. Non c’è dubbio. La retrocessione è stata pesantissima, ma lo Spezia la ha superata brillantemente sin da subito grazie ad un elemento che chiamo saggezza e che riconosco nei mentori di questo Spezia. L’esaltazione nasce subito dopo ed è quella del Picco, quello che conosciamo molto bene tutti. Dico di toccare ferro, ma per perderlo il campionato deve impazzire”.
Parlava di Angelozzi, con cui si conosce da molto tempo.
“Torniamo indietro al 1990, al primo corso da direttore che feci per un anno intero insieme a lui a Coverciano. Nel tempo si è rivelato più bravo ancora di quanto già non lo pensassi al tempo e la testimonianza è quello che ha fatto in carriera, salvando anche più volte Italiano facendo da scudo, con una convinzione fatta di capacità e conoscenza”.
E in estate insieme a lui avete chiuso l’operazione Ndow.
“Ndow non aveva capito, è un ragazzo africano e spesso gli africani devono fare dei passaggi particolari prima di comprendere. Non si è posto nel modo giusto ed è stato giustamente posto in una posizione in cui pagasse dazio. Penso che ora si sia ripreso, sta giocando e a fine campionato vedremo perché potrebbe anche essere più importante. Conosco bene i ragazzi africani, hanno una fame atavica. La bocca è grande e non gli basta, devono essere sempre alimentati perché la fame è nervosa”.
Tra l’altro mi aveva raccontato che in Italia aveva visto la prima pioggia.
“Questa è una putt***ta (ride, ndr). Viene dal Senegal, la stagione delle piogge dura tre mesi e piove ogni tre ore. Gli africani sono molto bugiardi (sorride ancora, ndr). Sono ragazzi dolcissimi, pensa che in Africa mi chiamano ‘Marabut wit‘, Sciamano Bianco. Gli africani non conoscono il tempo, hanno delle clessidre al posto degli orologi, le 8 o le 12 sono uguali, per quello a volte hanno difficoltà ad inserirsi. Poi Guido lo conosce bene, lui ha esibito a spizzichi e bocconi le sue qualità, che sono quelle di fisicità ma anche di geometria che non era accompagnata da razionalità. Adesso parla italiano e lo capisce meglio, ha preso uno schiaffo in faccia a Spezia ma gli serviva e gli servirà anche per avere una chance in più in futuro visto che è un 2005. La mia storia racconta di tanti calciatori ripescati, chissà non lo sia anche lui”.
Ora lo Spezia affronterà l’Ostiamare, in lotta per salvarsi.
“Allenatore e direttore conoscono le difficoltà, i saggi sanno che le cose vanno curate con calma senza rischiare più di tanto ma esprimendo le proprie qualità”.
In ultimo, un ricordo di mister Sergio Carpanesi.
“È stato un allenatore con uno stile algido, quelle bellezze femminili che non sembrano esprimere la vera natura. Era molto riservato, attento alle manifestazioni emotive, figlio di un’altra epica. Sapeva indirizzare le emozioni e noi eravamo molto condizionati dalle situazioni estreme e con le deficienze organiche che avevano lui ha tirato fuori il meglio. Siamo arrivati in fondo ad una stagione che conoscete benissimo centellinando tutto e devo dire che è stato un maestro di saggezza. Era più intelligente di quanto non gli fosse stato riconosciuto. Credo che la caratterialità gli abbia condizionato qualche chance, ma era una persona molto intelligente”.
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