Nuova mobilitazione a Marola, ancora una volta contro la presenza della battiera antintrusione che da qualche mese minaccia l’accesso al mare per gli abitanti. Per questo è stata convocata una nuova assemblea popolare per mercoledì 17 giugno alle 18.30 nell’area verde del borgo.
L’iniziativa è promossa attraverso un manifesto affisso sui muri della frazione e che lancia l’appello per “difendere Marola insieme”.
Al centro di tutto, come detto, le barriere galleggianti, che dopo essere apparse, sminuite come parte di una esercitazione e poi riabilitate come strumento per garantire la sicurezza della base navale, nei giorni scorsi sono anche state improvvisamente chiuse. Un episodio isolato, che ha però mandato su tutte le furie i marolini, costretti ad attaccarsi al telefono per chiedere la riapertura del varco della Darsena Duca degli Abruzzi.
Ma a portare a una nuova assemblea è la comunicazione della proposta degli orari di apertura avanzata dal Comando interregionale Marittimo Nord attraverso l’amministrazione comunale: dalle 10 alle 11, dalle 18 alle 19 e dalle 22.30 alle 23.30.
Per i marolini la proposta delle fasce orarie di accesso al mare è “irricevibile ed offensiva”. Ma accanto alla convocazione dell’assemblea, il manifesto rilancia una serie di criticità che, secondo i residenti, riguardano non solo la fruizione del mare ma anche le ricadute complessive sul territorio.
In primo piano vengono indicati il deprezzamento delle proprietà immobiliari nella zona, l’assenza di ricadute economiche locali per Marola e Cadimare – i due paesi maggiormente colpiti dalla presenza della base navale – e un giudizio negativo sull’azione dell’amministrazione comunale, accusata di limitarsi a “prendere atto” della posizione della Marina, senza incidere sulle decisioni.
“Pur prendendo atto della posizione espressa dalla Marina militare, questa amministrazione continua a ritenere prioritario che ogni decisione tenga nella dovuta considerazione le esigenze della comunità di Marola, dei titoli degli ormeggi, della Borgata e di tutte le realtà che quotidianamente vivono e utilizzano il Porticciolo di San Vito”, scrive il Comune nella lettera con cui si è fatto portavoce della proposta della Marina, ma per gli abitanti si tratta di parole vuote.
C’è chi parla apertamente di una distanza crescente tra istituzioni e abitanti della Costa di Ponente. “Il Comune sta dimostrando di essere l’ufficio pubbliche relazioni della Marina militare. Andrà a finire che voteremo per l’ammiraglio, invece che per il sindaco… Vengano in assemblea a riferire alla popolazione quello che hanno ottenuto…”, afferma un residente.
Un altro commento richiama il passato e il ruolo storico della base: “Nemmeno in tempo di guerra e nemmeno durante il ventennio la Marina ha rotto così tanto. E dava lavoro a oltre 300 famiglie solo a Marola. Mentre oggi le cose stanno in maniera ben diversa…”.
L’assemblea di mercoledì prossimo si preannuncia quindi come un momento di confronto partecipato e destinato a riportare al centro il nodo dell’accesso al mare e della convivenza con la base navale. E, come quella che l’ha preceduta, sarà una riunione bollente.