“Le responsabilità individuali non possono compromettere la reputazione professionale di un’intera comunità lavorativa”. Lo sottolinea la segreteria provinciale di Flp Difesa, sindacato di maggioranza dei lavoratori civili del settore Difesa e in particolare dell’arsenale marittimo. Un recente caso di assenteismo finito all’attenzione della giustizia ha colpito gli stessi lavoratori del compendio militare. “Il rispetto delle regole e dei doveri di servizio è imprescindibile – afferma il segretario Christian Palladino -. Chi commette irregolarità deve risponderne nelle sedi competenti, ma singoli episodi non possono alimentare generalizzazioni o stereotipi che rischiano di sminuire il lavoro quotidiano di centinaia di dipendenti”.
Lo stesso termine arsenalotto, nato in maniera neutra per indicare le maestranze specializzate che lavorano tra arsenale e base navale, “pur appartenendo alla tradizione cittadina, può risultare offensivo quando viene utilizzato in un contesto che richiama scarsa produttività, assenteismo o disimpegno professionale. Siamo dipendenti pubblici del Ministero della Difesa, con la stessa dignità, gli stessi doveri e il medesimo diritto al rispetto dei colleghi che lavorano negli altri Ministeri. Non esistono lavoratori pubblici di serie A e di serie B”, sottolinea Palladino.

“Dietro la realtà dell’arsenale e degli enti della Marina Militare spezzina ci sono storie che raramente trovano spazio nella cronaca. Ci sono giovani padri e madri che affrontano sacrifici importanti per conciliare gli impegni familiari con quelli professionali, donne e uomini che ogni mattina indossano una tuta da lavoro e svolgono mansioni tecniche, manutentive e operative – continua -. A Marinanord, ad esempio, presta servizio una giovane elettricista che quotidianamente indossa la propria tuta e interviene sugli impianti per garantire le attività tecniche di competenza. Accanto a lei operano lavoratori impegnati nella manutenzione delle aree verdi, operai specializzati, personale amministrativo e numerose donne che, con professionalità e dedizione, contribuiscono al funzionamento degli enti della Difesa. Sono queste le persone che rappresentano la realtà quotidiana del lavoro, ben lontana da certe rappresentazioni stereotipate”.
“Un patrimonio umano e professionale che merita attenzione anche alla luce delle difficoltà derivanti dalla carenza di organici, dalle esigenze di ricambio generazionale e dalla necessità di valorizzare le competenze esistenti. Non chiediamo indulgenza per chi sbaglia, ma rispetto per chi lavora”, conclude il sindacalista.
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