Ampliato il protocollo anti caporalato nella filiera della nautica: “Il primo scoglio è la lingua”

A oltre cinque anni dall’operazione Dura Labor, che portò alla luce episodi di sistematico sfruttamento dei lavoratori dell’indotto nel settore della nautica, alla Spezia si firma l’aggiornamento del protocollo di contrasto al caporalato nei cantieri degli yacht. Un testo rivisto e aggiornato a cui sindacati e imprenditori, coordinati dalla Prefettura, avevano iniziato a lavorare da metà dello scorso anno. Il risultato è un testo più spinto dal punto di vista della formazione dei lavoratori stranieri per quanto riguarda la comprensione della lingua italiana, imprescindibile passepartout per accedere alla conoscenza di diritti e norme di sicurezza.

La prima versione fu firmata nel luglio del 2021 alla presenza dell’allora ministro del lavoro Andrea Orlando, pochi mesi dopo l’inchiesta della Guardia di Finanza che aprì un oblò nelle carene luccicanti della nautica di lusso.  “Il precedente protocollo aveva bisogno di un tagliando nonostante avesse dato già prova di efficacia – rileva il prefetto Andrea Cantadori -. Abbiamo svolto una serie di incontri con sindacati e Confindustria negli ultimi mesi per arrivare a questo testo, condiviso da tutti i soggetti firmatari. Credo sia un esempio di condivisione di obiettivi comuni da parte di portatori di interesse diversi“.

Nautica, yacht

 

Ogni giorno sul Miglio Blu si riversano gli autobus delle maestranze, molte di origine asiatica. ‘Grandi lavoratori’, dicono i sindacati, ma spesso digiuni in tema di normative. Non sanno cosa possono chiedere dal loro lavoro, sanno soprattutto cosa ci si aspetta diano. “È stato un lavoro condiviso – conferma Alessandro Laghezza, presidente Confindustria La Spezia -. Abbiamo marchi tra i più prestigiosi al mondo in questo campo, ma dobbiamo abbinare la dignità del lavoro al successo industriale. La nautica è una filiera internazionale, abbiamo lavoratori stranieri che portano grandi competenze ma devono superare innanzitutto lo scoglio linguistico. In questi anni si è formata una rete che permette di mettere le persone al centro”.

Sedicimila gli addetti nella filiera della blue economy spezzina, settore da 1.3 miliardi di valore aggiunto secondo i dati del XIII Rapporto dell’economia del mare. Ovvero il 17.4% di tutta l’economica provinciale. “Quel primo protocollo derivava da un episodio criminogeno, quindi da un’emergenza – ricorda Antonio Carro della Cisl -. C’era l’esigenza di implementarlo, anche nell’ottica del peso che la nautica ha nell’economia della nostra provincia. Abbiamo l’interesse a creare coesione sociale facendo conoscere a questi lavoratori i loro diritti in fatto di contratti e sicurezza”.

Firma Protocollo anti caporalato nella nautica (19/02/2026)

 

“E stata una pietra miliare non solo per la nostra provincia, perché quel protocollo venne preso ad esempio anche altrove – sottolinea Luca Comiti della Cgil -. Bisognava migliorarlo. Ma c’è ancora un grande lavoro da fare soprattutto per quanto riguarda le condizioni di vita all’interno dei siti di lavoro. Ci vengono tuttora significate distanze tra le prerogative dei lavoratori diretti e dell’indotto”. Il riferimento è anche al gap salariale che esiste tra chi lavora per i grandi marchi e chi entra in cantiere attraverso il subappalto. “Le reali condizioni di impiego sono la sfida da vincere – incalza Salvatore Balestrino di Uiltec -. Bisogna mettere al centro la persona sapendo che ci sono i subappalti che sono l’anello debole della filiera. E lì bisogna andare ad incidere. Il protocollo va difeso ed esteso parlando di case e affitti per dare risposte definitive”.

Il merito dell’inchiesta è anche quello di aver reso visibili centinaia di persone che di giorno costruiscono il Made in Italy e di sera magari sono costretti a vivere stretti in un appartamento per la difficoltà di trovare un affitto. La nautica da diporto ha fatto grandi sforzi. “Dal 1° gennaio c’è un’unica azienda sanitaria regionale: attraverso la Prefettura penso questa buona pratica possa essere condivisa anche nelle altre province – auspica il coordinatore dell’area sociosanitaria spezzina Paolo Cavagnaro -. Il superamento delle barriere linguistiche è fondamentale, lo notiamo a livello di gestione sanitaria. Abbiamo famiglie che si portano dietro i figli delle elementari per tradurre ai grandi”.

“Si è fatto un lavoro sulla trasparenza che è una garanzia della concorrenza – conclude Bruno Pisano, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Orientale. La città è cambiata ed è diventata un laboratorio anche grazie a un dialogo proficuo tra gli attori in gioco. Questo riguarda anche la blue economy ovvero nautica, portualità e logistica. Lo scopp è rendere la Spezia un bel posto in cui vivere, lavorare e fare impresa”.

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