Alloggi Arte in via Bologna, l’affondo del Sunia: “Undici anni di promesse, gli inquilini hanno il diritto di sapere quando rientreranno”

“È tempo che Arte rompa il silenzio. È tempo che dica con chiarezza quando gli inquilini potranno rientrare nelle loro case,quando potranno prendere visione dei nuovi appartamenti e quando potranno rientrare”. Questo lo sfogo di Franco Bravo segretario regionale del Sunia che torna sul tema delle palazzine di edilizia residenziale in Via Bologna alla Spezia.
“Dopo undici anni trasferimenti forzati, vane promesse, cantieri aperti e chiusi, queste famiglie hanno diritto a una risposta definitiva. Non è solo una questione tecnica: è una questione di rispetto, di trasparenza e di giustizia sociale” aggiunge. Per il segretario del Sunia ” A maggio 2026 non è ancora stata convocata una riunione per spiegare agli inquilini tempi e modalità del rientro. Eppure, passando in via Bologna e osservando i fabbricati, li si vede ancora deserti e inspiegabilmente disabitati”.
Dal sindacato inquilini arriva anche una ricostruzione dell’intera vicenda “Nell’agosto del 2015 sedici famiglie residenti in via Bologna 125–127 furono costrette ad abbandonare i propri alloggi Arte a causa di gravi problemi strutturali. Per informarle, il Sunia concordò con Arte la convocazione di un’assemblea, ben sapendo che quelle famiglie non si sarebbero mai aspettate di sentirsi dire che avrebbero dovuto lasciare la loro casa”.
“L’assemblea fu difficile – ricorda Bravo -. Molti speravano che la riunione fosse stata convocata per annunciare la cessione degli alloggi, così da poter finalmente accedere all’acquisto. Sentirsi dire invece che dovevano lasciare gli appartamenti, trasferirsi in altri quartieri, perdere abitudini e relazioni costruite negli anni, e soprattutto vedere svanire la speranza di diventare proprietari della casa in cui vivevano, fu un colpo durissimo”.
“Ci fu anche un momento di forte tensione, che si risolse solo grazie all’intervento di alcuni dirigenti di Arte e al mio intervento su un familiare di un’assegnataria – spiega il segretario -. Una volta ristabilita la calma, si iniziò a discutere dei passi successivi. La prima domanda rivolta ad Arte fu: “Quando potremo rientrare nelle nostre case?” La risposta fu: entro due anni, grazie a un possibile finanziamento della Legge 80/2014, che avrebbe potuto garantire fino a 50mila euro per alloggio. Si stimava che con circa 800mila euro l’intervento sarebbe stato risolutivo”.
“Purtroppo le verifiche successive rivelarono che non si trattava di una semplice manutenzione straordinaria: la struttura presentava criticità tali da imporre la demolizione e la ricostruzione – prosegue Bravo nella ricostruzione -. Nel frattempo anche gli altri due fabbricati gemelli furono evacuati e gli inquilini trasferiti altrove. Per anni, chi passava in quella zona vedeva quattro edifici vuoti, recintati, abbandonati. E per anni dalla Regione non arrivò un solo euro per affrontare demolizione e ricostruzione. I finanziamenti arrivarono solo più tardi, non dalla Regione ma grazie al Superbonus 110%. I lavori partiron e veniva annunciato nei cartelli del cantiere che i lavori si sarebbero conclusi alla fine del 2023. Molte famiglie tornarono finalmente a sperare: la ricostruzione, eseguita secondo tutte le norme e con criteri di efficientamento energetico, avrebbe dovuto consentire il rientro nell’estate 2024 e nuove assegnazioni per quelli eccedenti”. ” Poi sono arrivati nuovi ritardi e continui rinvii” conclude.

TRASMISSIONI

PODCAST

Intervista a Matteo Berrettini sul suo nuovo fidanzamento con Re Emanuela​