“Entra e ne fa tre, Alan Carlet”. Anche sabato, oltre venticinque anni dopo, è stato accolto così allo stadio Picco Alan Carlet, tra i protagonisti della festa dei 120 dello Spezia Calcio, di cui ha scritto una pagine indelebile con la squadra degli invincibili. “La cosa incredibile che succede al Picco è che ancora la gente si ricorda”, racconta sorridendo in diretta su Radio Picco, la trasmissione dal lunedì al venerdì di RLV – La Radio a Colori. “Ero tornato qualche anno fa, prima di uno Spezia-Ascoli, e già quella volta era stata una cosa impensabile. Sono passati quasi trent’anni da quando giocavo in maglia bianca, devo complimentarmi con tutti perché lo stadio è bellissimo e perché la serata è stata bellissima e per questo ringrazio lo Spezia”.
Che Spezia ha visto in campo?
“Volevo fare i complimenti a mister Turati. Avevo visto quasi tutta la partita di Reggio e quando una squadra è ben allenata e ha un’idea si vede subito. La qualità dei giocatori è elevata, ma la squadra è ordinata, nessuno dice una parola quando il mister dà indicazioni e l’ho notato perché ero a pochi metri. La postura del corpo dei giocatori è sempre giusta, sanno cosa fare e non è un caso che abbiano vinto otto partite su nove. Si vede il lavoro di Turati, sono una bella squadra con qualità e idee”.
Un filotto che ricorda il suo Spezia degli invincibili.
“Quando andammo in ritiro noi con Mandorlini pensavamo fosse pazzo. Avevamo una squadra con giocatori che avevano giocato in Serie A e Serie B e tutti lo guardavamo come un matto, perché aveva una proposta talmente avanti che sarebbe attuale oggi. Questo Spezia qua fa cose veramente interessanti, somiglia molto al lavoro di Italiano anche perché Turati ci ha lavorato per parecchio tempo, però c’è qualcosa di nuovo anche in quella proposta. Il terzino che fa la punta ma non solo, è stato molto interessante vedere la partita. Sono passati troppi anni rispetto alla nostra squadra, ma ricordo che noi giocavamo talmente bene che a volte sembrava tutto facile tanto che nel secondo anno, in una categoria più difficile, abbiamo fatto comunque bene seppur senza salire. Ho visto molto bene la squadra anche fisicamente, il campionato è lungo ma speriamo bene”.
E domenica Mandorlini sarà avversario, oltre venticinque anni dopo.
“Non l’ho seguito moltissimo negli ultimi anni e non saprei dire come si sia evoluto. All’epoca era veramente avanti, facevamo cose che ci lasciavano perplessi ma che erano efficaci, lui era duro ma convincente. Oggi si è adeguato al calcio che viviamo, c’è una pressione alta uomo su uomo sin dal dilettantismo, senza tutte quelle punte esterne che puntano e saltano l’uomo. Ha cambiato qualcosa, ho visto uno spezzone del Ravenna contro la Pianese, ma sono una bella squadra di qualità”.
Ravenna-Spezia come la vostra partita con l’Alessandria?
“Sai quante volte ce l’ha fatta vedere Mandorlini? Questa potrebbe essere ancor più spartiacque perché noi andammo a +4, un gap recuperabile se perdi una partita. Un -8 sarebbe più impegnativo, seppure sappiamo che ci sono tante variabili. Sarà una partita in cui non si dovrà mettere troppa pressione, il campionato è talmente lungo che non decide nulla. Però andare lì a vincere darebbe una bella mazzata. Contro l’Alessandria ricordo piovesse da dieci giorni, era metà dicembre, facemmo una sosta e poi ripartimmo col girone di ritorno”.
Una stagione cominciata con la tripletta di Alan Carlet.
“E nacque un coro famosissimo in Liguria, che è rimasto anche negli anni successivi. Ricordo sul finire della carriera feci un gol e il mister avversario mi aveva registrato il coro che cantavano negli spogliatoi, vent’anni dopo la mia avventura allo Spezia”.
Perché Alan Carlet è rimasto indelebile nel tifoso spezzino, seppure non abbia giocato per troppi anni in maglia bianca?
“L’altro giorno ho ritrovato Hugo Rubini, mi ha fatto un immenso piacere rivederlo, e lui allo Spezia ha giocato per nove anni, e ci stava quell’accoglienza. Ho visto che durante l’inno c’è anche il mio gol con l’Alessandria, dove ebbi un po’ di culo col rimbalzo sul fango. Ci sono cose che rimangono nella storia e non dimentichi, magari ci sono posti in cui hai giocato per anni e ricordi meno. L’altra sera sono stato riconosciuto da tantissime persone, mi faceva sorridere anche perché ho smesso da tanto e tornando a Spezia mi sono tornate in mente tante cose e persone a cui non pensavo da un decennio”.
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