“L’attacco a Novorossijsk evoluzione dell’impresa di Alessandria del 1941”. I ‘maiali’ della Regia Marina furono chiamati così perché… grugnivano

Dal porto di Alessandria d’Egitto a quello di Novorossijsk, dalle corazzate Valiant e Queen Elizabeth al sottomarino Varshavyanka. Il parallelo tra l’azione del 1941 di sei incursori italiani della Decima Mas, nome ancora non macchiato dai crimini di guerra sul suolo italiano, e quello di pochi giorni fa da parte di un singolo drone Sub Sea Baby nel Mar Nero, ampiamente veicolata attraverso i social media dal Servizio di Sicurezza Ucraino, nell’anniversario di quella che per la Marina Militare è l’Impresa di Alessandria. Oggetto dell’ultima conferenza del ciclo Rotte di Conoscenza che il Museo Tecnico Navale ha organizzato durante il 2025.

“L’utilizzo dei droni è in effetti un’evoluzione delle tecniche della Seconda Guerra Mondiale – ha detto l’ammiraglio Andrea Liorsi -. Non si accetta più come un tempo, con una certa dose di fatalità, la perdita di uomini. L’impiego dei mezzi senza pilota è un vantaggio da molti punti di vista. Abbiamo visto quanto possano essere efficaci oltretutto. Sono occulti, silenziosi e garantiscono un risultato molto superiore rispetto al prezzo, detto in maniera volgare, del mezzo stesso. Speriamo che di guerre non ce ne siano più, ma questo modo di combatterle può salvare vite”.

Attacco con drone a un sottomarino a Novorossijsk

 

L’ufficiale, già al vertice dell’Istituto di studi militari marittimi di Venezia, ha ripercorso l’azione del 18 e 19 dicembre 1941 quando “sei italiani equipaggiati con materiale di costo irrisorio hanno fatto vacillare l’equilibrio militare nel Mediterraneo” avrebbe detto Winston Churchill a conflitto terminato. L’avvicinamento del sommergibile Scirè, i mas che penetrano nel porto nottetempo accodandosi a tre cacciatorpediniere della Royal Navy, le cariche piazzate sotto gli scafi, la cattura e le esplosioni delle due corazzate e della petroliera Sagona. Vicende studiate ampiamente, ma pur sempre “il più eclatante episodio storico di questo genere in un periodo ovviamente triste perché di guerra”, dirà Liorsi.

I sei marinai italiani tornarono a casa dopo la guerra e dopo la prigionia. Che gli fu accordata in quanto poterono essere identificati dagli inglesi come combattenti con l’applicazione della Convenzione di Ginevra. “Questo perché, oltre ad avere con sé i documenti che lo attestavano, pochi sanno che sotto la rudimentale muta subacquea e uno strato di vestiti di lana per affrontare il freddo del mare invernale, indossavano la divisa con i gradi”, ha ricordato Liorsi.

Flavio Biaggi

 

L’intervento dell’ammiraglio Carlo Picchi ha poi svelato una volta per tutte la dibattuta origine del nomignolo ‘maiali’ affibbiato a quei prototipi. “Fu lo stesso De la Penne a raccontarmelo quando lo conobbi. I mezzi emettevano una sorta di grugnito quando erano in funzione e per quello nacque l’appellativo. Da comandante di Nave Anteo nel 1984 mi occupai del recupero dei resti dell’equipaggio dello Scirè, un ricordo che serbo ancora con commozione”.

L’ammiraglio Flavio Biaggi, comandante marittimo Nord, ha infine annunciato il proseguimento delle conferenza di Rotte di Conoscenza anche nel 2026. “Era doveroso oggi celebrare la dedizione di quegli uomini, un’impresa storica – ha detto Biaggi -. Termina il ciclo di conferenze del centenario, che ha riscosso grande successo. Quindi lo riproporremo anche nel ‘centenario più uno’ con nuove conferenze aperture a tutti”.

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