Le criticità del trasporto pubblico spezzino finiscono nuovamente al centro delle contestazioni sindacali e politiche. Rifondazione comunista e Cub Trasporti intervengono con due prese di posizione distinte, ma accomunate dalla richiesta di dimissioni del consiglio di amministrazione di Atc Esercizio, chiamato a rispondere di una situazione che, secondo entrambe le organizzazioni, è ormai diventata insostenibile.
La segreteria provinciale di Rifondazione comunista denuncia le corse saltate, i collegamenti non garantiti e i disagi quotidiani per cittadini e lavoratori. Alle corse soppresse si aggiungono i continui avvisi di corse non garantite, che lasciano gli utenti nell’incertezza di poter raggiungere il posto di lavoro, una visita medica, la scuola o qualsiasi altra destinazione. Una condizione che penalizza soprattutto chi non ha alternative all’utilizzo del trasporto pubblico. “Tagli, blocco delle assunzioni, carenza di personale e risorse sottratte al territorio spezzino e dirottate verso altre province: è questo il risultato delle scelte politiche portate avanti dal centrodestra ligure, con il totale silenzio del sindaco Peracchini”, sostiene Rifondazione, secondo cui “non è più accettabile che siano cittadini, lavoratrici e lavoratori a pagare le conseguenze di una gestione che presenta criticità sempre più evidenti”. Il diritto alla mobilità, sottolinea la segreteria provinciale, “non può essere considerato un servizio accessorio”. Da qui la richiesta di “risposte chiare, responsabilità precise e interventi immediati per garantire un servizio efficiente e dignitoso”. La conclusione è netta: “Chi ha causato questa situazione deve assumersi la responsabilità e trarne le conseguenze, fino alle dimissioni dell’intero consiglio di amministrazione di Atc”.
Ancora più articolata la presa di posizione della Cub Trasporti, che afferma di denunciare da oltre due anni il disastro gestionale di Atc Esercizio e parla di un “fallimento totale su ogni fronte”. L’organizzazione individua innanzitutto il fallimento dei subappalti, che a suo giudizio “hanno solo precarizzato il lavoro e smantellato il servizio”, e quello della gestione, “ormai travolta da continui ritardi, decine di corse saltate con pesanti disagi per studenti e paesi limitrofi, caos organizzativo”. A questi si aggiungono il peggioramento della qualità dell’offerta per i cittadini, costretti a subire disservizi quotidiani, e il mancato rispetto del diritto alla mobilità, con “un servizio pubblico essenziale ormai ridotto ai minimi termini”. Nel mirino anche le condizioni di lavoro e gli stipendi, che secondo la Cub hanno “svalorizzato e distrutto la dignità della professione”. L’azienda, sostiene il sindacato, deve assumersi le proprie responsabilità e risarcire gli utenti ogni volta che non abbiano potuto usufruire del servizio di trasporto pubblico programmato.
Per la Cub, la situazione è il risultato delle scelte delle amministrazioni che si sono succedute negli anni, ma anche della complicità di chi non è riuscito a garantire i diritti dei lavoratori, contribuendo a rendere “il mestiere dell’autoferrotranviere un incubo da cui oggi tutti fuggono”. La dimostrazione più evidente, secondo l’organizzazione, è rappresentata dai bandi di assunzione che da mesi vanno deserti. “La soluzione era semplice: costruire un contratto degno per gli autisti spezzini, adeguato al costo della vita e con turni umani”, afferma la Cub, che contesta la strada scelta per affrontare la carenza di personale.
La vicenda, secondo il sindacato, ha ormai raggiunto i contorni del paradosso: invece di intervenire sulle retribuzioni e sulle condizioni di lavoro per rendere la professione attrattiva per i lavoratori locali, si starebbe cercando di reclutare autisti direttamente da un altro continente. Una scelta che la Cub paragona al modello al ribasso già utilizzato nel settore cantieristico e che interpreta come il tentativo di ricorrere a manodopera a basso costo anziché affrontare il problema salariale. “Questa politica di svalutazione salariale non solo svilisce i diritti dei lavoratori, ma sottrae risorse al circuito economico del nostro Paese”, sostiene l’organizzazione. Il sindacato precisa però che “il problema non è la provenienza geografica di questi lavoratori, a cui va tutta la nostra solidarietà di classe, ma il fatto che le amministrazioni continuino ad adottare politiche di sfruttamento”.
“È questo il futuro della nostra città? I giovani spezzini costretti a emigrare all’estero mentre le aziende pubbliche importano lavoratori da sfruttare?”, domanda la Cub, che conclude con un appello ai lavoratori e all’intera cittadinanza dello Spezzino a unirsi nella mobilitazione per un trasporto pubblico e sociale “che torni ad essere davvero per tutti”. La richiesta finale è quella delle dimissioni immediate, accompagnata dalla rivendicazione di una classe dirigente capace di affrontare le criticità del servizio. “Basta a questo massacro sociale: dimissioni subito!”.
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