Ultima cerimonia di San Michele per il questore della Spezia Sebastiano Salvo, prima del pensionamento, questa mattina alla caserma Saletti per la festa del patrono della Polizia di Stato. Oltre alla solenne celebrazione religiosa, officiata dal vescovo diocesano Luigi Ernesto Palletti, il questore Salvo, che già da giovedì non sarà più operativo alla Spezia, ha espresso parole di apprezzamento per tutte le forze che hanno contribuito al suo lavoro sul territorio.
Nel suo discorso il questore ha ringraziato i presenti “non solo per la vicinanza che dimostrate da sempre alla nostra istituzione, ma perché avete accettato di venire in questo luogo che per noi è il luogo del cuore di questa città, dove abbiamo alcune lapidi che ricordano i nostri caduti”. Salvo si è poi rivolto alle autorità e ai colleghi, sottolineando di aver trovato “una grande vicinanza, coesione e una squadra che rende facile quello che è richiesto alla Polizia per i suoi servizi”. La cerimonia è stata anche l’occasione per consegnare le medaglie di commiato al personale collocato a riposo nell’ultimo anno. A margine dell’evento, Salvo ha espresso grande affetto per la città, definendola “meravigliosa, una città di mare che ricorda molto da vicino quella in cui sono nato e cresciuto, Genova, con la stessa tipologia di ambiente e di persone”.
Nel tracciare un bilancio del suo mandato, ha ricordato come La Spezia sia una realtà “in grande espansione e con parametri importanti di qualità della vita”, rivendicando l’efficienza della Questura nei momenti più delicati di ordine pubblico. Ha infine richiamato il valore della collaborazione tra istituzioni, evidenziando come sul territorio vi sia “una familiarità di relazioni e di rapporti, anche a livello personale, che aiuta moltissimo a mettere in gioco risposte corali”.

Nelle sue parole il vescovo Palletti ha richiamato il senso della celebrazione, ricordando che “quel male da combattere si presenta sotto varie forme: la forma della violenza, e allora Michele che la reprime; la forma della menzogna, e allora Gabriele che annunzia una verità nuova; e la forma della nostra fragilità, e allora il grande arcangelo Raffaele, colui che cura, medicina di Dio”. Soffermandosi sul combattimento spirituale, Monsignor Palletti ha evidenziato che “il male è qualcosa di orribile, eppure è affascinante perché è l’inganno supremo”, aggiungendo che “non solo seduce, ma feconda: spesso chi riceve il male risponde male”. Il vescovo ha poi distinto il concetto di perdono cristiano da quello di condono, precisando che il perdono “è un richiamo forte alla conversione, esige il cambiamento di vita” e ricordando che “il male non si identifica mai con la persona: la persona può sempre diventare buona”.
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