Da “u libecciu” a “er libecciu”: quando la lingua cambia a ogni miglio

Domani, venerdì 18 settembre, nell’arena naturale del porticciolo di Monterosso al Mare, le genti delle Cinque Terre saliranno sul palco per una serata che vuole raccontare, attraverso le voci e le tradizioni, quanto possa essere ricca la lingua di un territorio così piccolo. La manifestazione nasce da un’idea di Lillo Vai: “Da tempo immaginavo un momento di incontro tra i paesi, capace non soltanto di valorizzare le diverse espressioni artistiche delle Cinque Terre, ma anche di mettere in dialogo le comunità”. Unità e peculiarità rappresentate da un articolo, come spiega Lillo, citando il vento più noto: “Da Monterosso verso la Spezia, la parlata cambia progressivamente. Sarà anche un piccolo viaggio linguistico che trova un esempio anche in una parola apparentemente semplice come ‘libeccio’: pur partendo dalla base comune del genovese, a Monterosso è u libecciu, a un miglio marino di distanza a Vernazza diventa ar libecciu, a Riomaggiore er libecciu”.

Differenze minime nella distanza, ma significative nella lingua e nella cultura, che la serata vuole mettere in evidenza e trasformare in occasione di conoscenza e confronto. Musica, poesia e testi saranno il filo conduttore della serata. “Ci auguriamo che diventi un appuntamento ricorrente, magari itinerante: quest’anno a Monterosso, il prossimo a Corniglia, poi a Riomaggiore,… Questo primo appuntamento si apre alle 19 con i banchi gastrononmici; alle 20 le strade del paese saranno animate dai Bescantà, espressione della tradizione carnevalesca monterossina; dalle 21:15 ci si sposterà tutti al molo per lo spettacolo condiviso”. Il rappresentante del ligure di Vernazza sarà Raphael Resasco, figlio dell’indimenticato Piva, per Lillo “l’ultimo grande chansonnier delle Cinque Terre”. A rappresentare il dialetto di Corniglia, la musica della pluripremiata band dialettale Grandi & Fanti. Monterosso sarà rappresentata dai Tres Tenores e dal coro della parrocchia, insieme ai bambini delle scuole elementari, protagonisti di una serata pensata anche per trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio culturale del territorio. Sul palco salirà inoltre la soprano Barbara Lerici, mentre la parte musicale vedrà la presenza continua della soprano e pianista accompagnatrice della serata, Akiko Fujito.

Alla parola sarà affidato un altro ruolo importante. “Le radici di questa serata vanno ricercate tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, con la creazione della compagnia di teatro Amapola da parte dell’attore Sandro Daneri. Per il terzo anno istituiamo il premio che porta il suo nome, dedicato a chi porta in scena spettacoli dialettali. Alla prima edizione il premio è stato conferito a Tullio Solenghi; per la seconda edizione sono stato premiato io; per sapere chi lo ha vinto quest’anno bisogna presenziare”. La cultura di un territorio, però, non passa soltanto dalla lingua e dalla musica. Tra le idee che accompagnano il progetto c’è anche quella di abbinare alla manifestazione la tradizione culinaria delle Cinque Terre, con i piatti tipici dei diversi paesi.   Quest’anno ci sarà anche ampio spazio per le poesie in vernacolo, che saranno lette da Angela Betta, Bruno Betta, Cristina Curraini, Lorenzo Plotegher, Lorenzo Valente e Agostino Motto. Dai suoni della lingua alle storie: un insieme di voci, generazioni e linguaggi diversi per raccontare un territorio che, proprio nella sua varietà, trova nel parlato una delle sue caratteristiche più preziose. Musica, poesia, teatro, dialetto, cucina e tradizioni popolari diventano così parti di uno stesso racconto che parte dal basso, dalla sua gente.

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