Il nomignolo con cui Charlie Stillitano è conosciuto nel mondo del calcio sembra uscito da un film di Quentin Tarantino: Mr Fixer. Abituato a cercare crasi tra il tradizionalista mondo europeo del pallone e le necessità di entertainment dell’approccio statunitense allo sport, ha messo assieme pragmatismo ed efficacia mediatica nel tentativo di fix (qui nell’accezione di ‘aggiustare’ più che di ‘concordare’) lo Spezia Calcio, uscito a pezzi da una stagione che si è dimostrata logorante sin dal primo giorno. Nessuno come Guido Angelozzi poteva mettere d’accordo tutti sul fatto che le intenzioni di Thomas Roberts di possedere una squadra di serie A non fossero tramontate con la retrocessione di un mese fa.
Lo Spezia dell’Angelozzi ter è iniziato ufficialmente da qualche giorno, passaggio vissuto con abbastanza serietà da spingere Stillitano a lasciare gli Stati Uniti in piena febbre Mondiale per venire a presenziare alla conferenza di presentazione della terza vita spezzina del dirigente siciliano. Che per la seconda volta rinuncia alla serie A per tornare dove ha vissuto tre annate ognuna con le sue peculiarità, lasciando proprio nella massima serie un club che non ci era mai stato prima. Nel frattempo ha costruito un doppio Frosinone da promozione (anche quello della scorsa stagione, da Ghedjemis in giù, è farina del suo sacco), ha accarezzato una salvezza con Di Francesco in panchina, rapporto speciale ereditato dal triennio da braccio destro di Carnevali a Sassuolo, ha costruito un Cagliari di plusvalenze.

In principio fu però l’allora direttore generale Umberto Marino ad aprirgli le porte del mondo Spezia. Correva l’anno 2014, Gabriele Volpi consegnava le chiavi del Ferdeghini a Damir Miskovic che in Croazia, con il Rijeka, mieteva successi a costi di saldo mentre qui si arrivava da anni di conti ipertrofici e risultati deludenti, e Miskovic nominava direttore sportivo Igor Budan e allenatore Nenad Bjelica. Fuori dal campo una truppa dirigenziale folta, anni di costruzione importanti per il salto di qualità dell’azienda Spezia piena di giovani impiegati.
Dentro il campo un calciomercato a tante voci, nessun Mr Foxer: una crasi difficile. Angelozzi, reduce dalla meravigliosa stagione fallimentare di Bari (diventata un film), aveva bloccato tra gli altri il portiere Lamanna, il difensore Polenta ma soprattutto il bomber Ciccio Caputo, in rotta con l’ambiente di casa. Non ne arrivò nessuno e lo Spezia perse l’occasione di presentarsi ai nastri di partenza con un parco attaccanti formato da Ebagua, Catellani, Giannetti, Caputo e un giovane Iemmello, lasciato partire in prestito per Foggia.

Il ritorno dopo tre anni di Sassuolo si costruì sul rapporto personale con Gabriele Volpi, che gli mise nel giugno 2018 sotto mano un contratto triennale da direttore generale. Proprio come quello offerto da Roberts oggi. Angelozzi ereditò un club dai conti puliti dopo la gestione Micheli-Andrissi che avevano lanciato tanti giovani del settore giovanile. Su queste basi impresse una svolta calcistica chiamando Pasquale Marino e virando verso un calcio più propositivo. Una buona base c’era già, poi arrivarono tanti calciatori rimasti nella storia: i gemelli Ricci, Galabinov, Erlic, Bartolomei solo per citarne alcuni.
Rotto il rapporto con Marino dopo la deludente eliminazione in casa ai play off subita dal Cittadella, l’intuizione che ha cambiato la storia di una società con Vincenzo Italiano. Un’annata capolavoro in piena pandemia quella 2019/20. La difesa a spada tratta, anche di fronte alla tifoseria, del tecnico dopo l’inizio disastroso, il calciomercato di gennaio per puntellare una rosa a cui mancava ancora qualcosina per spiccare il volo, la gestione del periodo di coprifuoco a causa del virus. L’estasi del 20 agosto nella finale degli spareggi. Poi il fatidico incontro sullo yacht di Volpi in Costa Smeralda, da cui Italiano scende con un nuovo contratto ma senza Angelozzi. Poche settimane dopo si sarebbe affacciato l’interesse di un investitore americano: l’era Volpi era ormai agli sgoccioli.

Angelozzi rientra a giugno 2026 da direttore sportivo, ritrova tanti vecchi collaboratori, ha gerarchie interne da ricreare, una rosa pesante e male assortita da affinare e, in generale, una base di partenza da cui ripartire un po’ più complicata dell’ultima volta. Allenatore, calciatori, ritiro, abbonamenti, maglia: tutto d’un fiato nel prossimo mese e mezzo. L’età dell’oro è alle spalle, la prossima è tutta da scoprire.
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