Pontremolese, Bucci: “Contribuire alle spese con Emilia e Toscana? Serve un business plan per farne comprendere l’importanza”

Sono due i dossier che più di altri hanno catalizzato l’attenzione del mondo politico ed economico spezzino e ligure: la Pontremolese e la riforma della governance portuale. Temi che si intrecciano con le prospettive di sviluppo infrastrutturale del territorio e che sono stati al centro del convegno “Liguria orientale 2030”, dedicato a porto, infrastrutture e sostenibilità come motore di sviluppo territoriale, svoltosi questa mattina nell’auditorium “G. S. Bucchioni” dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure orientale.
Sul primo fronte pesa l’ultima accelerazione arrivata dalla Regione Toscana, che due giorni fa ha annunciato la disponibilità a cofinanziare il raddoppio della linea ferroviaria Pontremolese nella tratta Parma–Vicofertile, invitando Liguria ed Emilia-Romagna a fare altrettanto, per un investimento complessivo da circa 120 milioni di euro e una quota stimata intorno ai 40 milioni per ciascun territorio coinvolto. Sul secondo, invece, si attende l’evoluzione del nuovo testo di riforma dei porti, attualmente al vaglio tra ministero e parlamento.

In questo quadro il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure orientale, Bruno Pisano, ha fotografato una fase di forte dinamismo per lo scalo spezzino e per il sistema imprenditoriale locale, legata alla ripresa degli investimenti e alla programmazione degli interventi infrastrutturali. “Stanno partendo investimenti importanti, sostenuti sia dai privati sia dal settore pubblico. Abbiamo appena completato la bonifica e il dragaggio del primo bacino e proprio oggi affideremo il contratto per il dragaggio del terzo bacino, un intervento che aprirà la strada a una serie di ulteriori iniziative”, ha spiegato Pisano, sottolineando come il porto stia entrando in una fase operativa rilevante sul piano delle opere.
Il presidente ha poi affrontato il tema della riforma della governance, definendola un processo ancora in evoluzione e quindi non pienamente valutabile, ma indicando una linea di equilibrio necessaria tra livello nazionale e dimensione locale. “Una riforma che riporti i porti italiani all’interno di una visione strategica nazionale può essere molto utile per affrontare le sfide future. Allo stesso tempo non bisogna perdere quella capacità di gestione capillare che le autorità di sistema portuale hanno sviluppato sul territorio, comprendendone le esigenze e le differenze”, ha affermato Pisano, secondo il quale il successo della riforma dipenderà dalla capacità di tenere insieme questi due livelli, strategia complessiva e attenzione alle specificità locali.

Sul fronte infrastrutturale e politico si è concentrato anche il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, chiamato a commentare la proposta di cofinanziamento della Pontremolese.
Bucci ha spostato il tema sulla necessità di una progettualità condivisa e verificabile, individuando nel business plan lo strumento centrale per sbloccare il consenso istituzionale sull’opera. “Quello che bisogna fare da parte della comunità, degli imprenditori e del porto è costruire il business plan che sia in grado di poter dare ricaduta economica e occupazionale sul territorio. Non appena il business plan sarà fatto certamente non ci sarà più nessuno che si opporrà o dirà che questo passa in seconda priorità rispetto ad altri investimenti in Italia. La ricaduta va però scritta, dimostrata e soprattutto bisogna metterci la faccia”, ha dichiarato Bucci, legando la sostenibilità dell’opera alla sua concreta dimostrabilità in termini economici e occupazionali. Il governatore è intervenuto anche sulla riforma dei porti, inquadrandola in una prospettiva di medio-lungo periodo e di pianificazione strutturale: “Fa parte di un altro programma strategico che dà la possibilità di pensare al futuro non in termini di oggi o di domani ma in termini di anni. Gli investimenti durano anni, quindi se non si programmano con una visione del futuro si corre il rischio di costruire qualcosa che alla fine è già sorpassato. Dobbiamo essere in grado di avere una visione e costruire una strategia come si deve”.

Dal mondo economico è arrivato invece il contributo del presidente provinciale di Confindustria La Spezia, Alessandro Laghezza, che ha riportato l’attenzione sul nodo delle infrastrutture di accesso al porto e sulla necessità di interventi strutturali già individuati da tempo dall’associazione industriali. “Abbiamo presentato l’anno scorso uno studio sulle infrastrutture realizzato insieme ad Ance che prevede alcune opere minori ma anche un’opera fondamentale che è un bypass al viadotto La Spezia-Santo Stefano che è responsabile della maggior parte del traffico sia civile sia portuale e quindi questa opera è un po’ al centro della nostra programmazione. Crediamo che sia fondamentale, come fondamentale sia il completamento della variante Aurelia in tutte le sue forme e tutta una serie di connessioni anche minori che rappresentano però fluidità e possibilità di comunicazione e di interscambio per le nostre imprese”, ha ricordato Laghezza, evidenziando la centralità della rete infrastrutturale per la competitività del sistema produttivo locale.
Interpellato poi sul tema dei tempi di realizzazione delle opere, Laghezza ha richiamato da un lato la solidità del tessuto imprenditoriale spezzino, dall’altro le criticità strutturali legate all’appalto pubblico e alla complessità dei grandi interventi. “Non parlerei di grandi difficoltà, La Spezia anche dal punto di vista delle nostre imprese di costruzione ha delle imprese molto solide e in grado di svolgere lavori sul territorio e fuori dal territorio. Chiaramente il mondo dell’appalto delle opere pubbliche soffre perché le grandi opere spesso si imbattono in difficoltà di tipo contrattuale o in insolvenza dell’impresa e questo ha rallentato la variante Aurelia però siamo fiduciosi perché vediamo un rinnovato impegno e una rinnovata spinta da parte di Regione Liguria e del ministero delle Infrastrutture”, ha aggiunto, collegando le prospettive di sviluppo a un rinnovato interesse istituzionale per il territorio.

Sulla Pontremolese Laghezza ha ribadito una posizione di forte attenzione ma anche di realismo sui tempi: “Quella è la madre di tutte le opere e non sia l’unica opera, ce ne siano tante altre su cui focalizzarci. È la grande incompiuta che rimane sullo sfondo, ma credo che con la collaborazione di tutti si potrà realizzare. Bisogna partire dal progetto e dalla programmazione di Ferrovie, è un percorso molto lungo. Mi focalizzerei anche su infrastrutture intermedie che possano renderla più fruibile nel breve termine, come la cosiddetta mini Pontremolese, per poi arrivare alla galleria di valico in un orizzonte più lungo. Credo però molto realisticamente che non la vedremo nei prossimi dieci anni”, ha concluso.

A questo punto chiediamo anche al sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini cosa pensi della proposta di realizzare un business plan per convincere il governo della strategicità della Pontremolese, proposta che arriva a fronte di una ricaduta dell’opera che viene ritenuta già oggi evidente e ampiamente conosciuta dopo decenni di dibattito, e che secondo alcuni rischia di trasformarsi più in un ulteriore allungamento delle procedure che in una reale assunzione di impegno economico, come invece ha voluto fare – per il momento a parole – il presidente toscano Giani.
“Che l’opera sia importante è palese, sono decenni che ripetiamo questa cosa. Da qui a realizzarla mi sembra che ci siano problemi enormi tra Regione Toscana, Regione Emilia e Stato italiano che non ha considerato strategica ancora quest’opera”, ha affermato Peracchini, che ha poi evidenziato il rischio sistemico legato all’assenza di un collegamento ferroviario alternativo lungo l’asse tirrenico e appenninico. “L’Italia non può essere lasciata solo con l’infrastruttura che collega Firenze e Bologna e basta. In caso di un piccolo dissesto o di un incidente il Paese rischierebbe di essere diviso in due”, ha aggiunto.
Il sindaco ha quindi richiamato la necessità di una visione strategica più ampia, anche in chiave europea e geopolitica, sottolineando come la Pontremolese si inserisca in un quadro infrastrutturale ancora incompleto e in parte sbilanciato. “Oggi, dopo tutto quello che sta succedendo, diventa fondamentale anche la Pontremolese per una serie di fattori che non sono solo economici ma proprio strategici. Bisogna far capire all’Europa e allo Stato italiano che quest’opera è fondamentale nella nuova visione geopolitica”, ha concluso Peracchini, richiamando anche il ruolo del porto spezzino come infrastruttura militare, commerciale e industriale, e auspicando che le recenti aperture politiche possano tradursi in atti concreti nei prossimi mesi.

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