Si alza la tensione a Marola, dove la decisione della Marina militare di chiudere il varco della darsena Duca degli Abruzzi a partire dal prossimo 18 maggio sta alimentando un crescente malcontento tra i residenti. La misura, che prevede l’attivazione di una barriera anti-intrusione con aperture limitate a tre fasce orarie giornaliere, viene percepita dalla comunità come un’ulteriore stretta sull’unico accesso diretto al mare del paese.
Proprio per discutere le conseguenze del provvedimento, è stata convocata un’assemblea pubblica per venerdì 8 maggio alle 18 al Porticciolo di San Vito, promossa dall’Associazione Porticciolo San Vito e dalla Borgata Marinara Marola. L’incontro viene definito urgente e sarà aperto a tutta la cittadinanza di Marola, Acquasanta e delle zone limitrofe, con l’obiettivo di individuare possibili iniziative di tutela del porticciolo e del suo utilizzo storico.
Ma pare che la questione sia arrivata anche sul tavolo dell’amministrazione comunale, che avrebbe convocato a Palazzo civico i rappresentanti delle realtà locali. Quel che è certo, sull’asse Marola – Piazza Europa, è che all’assemblea pubblica di venerdì pomeriggio è stato invitato anche il sindaco Pierluigi Peracchini.
Al centro della contestazione marolina c’è l’impatto del nuovo sistema di sbarramento sul porticciolo e sulle attività della borgata marinara. La chiusura del varco, secondo quanto comunicato verbalmente dalla Marina, consentirebbe il transito delle imbarcazioni solo in finestre orarie prestabilite (indicativamente 8-9, 13-14 e 19-20), con ricadute dirette sui circa 140 ormeggi presenti e sulle attività sportive della Borgata Marola, che dispone di sei imbarcazioni e segue circa 25 atleti tra uomini, donne e tecnici.
Ma la protesta dei residenti affonda le radici più in profondità. La storia dice che Marola è un paese dalle origini preromaniche, storicamente legato al mare e progressivamente “murato” dalla presenza militare a partire dagli anni Venti del Novecento. In particolare, gli abitanti contestano la narrazione secondo cui la Marina militare si sarebbe trovata un porticciolo all’interno della base navale, sostenendo invece l’opposto: sono gli abitanti del paese a essersi trovati una base navale lungo il fronte mare, modificandone progressivamente l’accesso e la fruibilità.
Negli ultimi decenni lo sbocco a mare nella Baia di San Vito ha sempre garantito l’ormeggio di circa 140 piccole imbarcazioni, quasi tutte di proprietà di residenti. Secondo la comunità, questo accesso non è mai stato interrotto nemmeno durante il secondo conflitto mondiale, quando il numero delle barche era però non superiore alla ventina.
Le criticità, tuttavia, non si fermano alla sola mobilità marittima. I residenti denunciano da tempo la vicinanza delle attività militari alle abitazioni, in alcuni casi a poche decine di metri dalle case, e contestano i nuovi sviluppi del progetto Basi Blu, che prevede investimenti di centinaia di milioni di euro per la realizzazione di ormeggi attrezzati agli standard Nato, il ripristino di vecchi depositi di combustibile (dismessi 30 anni fa) e la costruzione di impianti per il trattamento delle acque di sentina e reflue non distante dal centro abitato. Interventi che, secondo la comunità, si inserirebbero in un contesto già fortemente impattato e decisi senza alcun coinvolgimento del territorio.
Sul tavolo, oltre alla questione degli orari di apertura del varco, i cittadini avanzano anche proposte alternative: dalla creazione di passaggi dedicati alle piccole imbarcazioni fino all’ipotesi di un varco dal pescaggio più ridotto. Soluzioni considerate decisamente sostenibili rispetto agli investimenti complessivi che verranno messi in campo per Basi Blu.
Ma la sensazione diffusa, tra i residenti, è che il nodo non sia solo tecnico.
“Il problema non è solo l’orario di apertura del varco, ma il principio stesso di accesso al mare”, è la posizione che filtra dalla borgata, dove cresce la percezione di una limitazione progressiva degli spazi storicamente vissuti dalla comunità.