La carenza di personale civile e militare, la mancanza di adeguate opportunità di impiego e valorizzazione professionale, il progressivo deterioramento delle infrastrutture. Sono questi i punti su cui si sono soffermate le Rsu dell’arsenale marittimo della Spezia nel predisporre un documento che lo scorso 17 marzo è stato consegnato al comandante logistico della Marina Militare, l’ammiraglio Vincenzo Montanaro, durante un incontro in cui è stata “apprezzata l’apertura e la disponibilità al confronto”.
Il sindacato Flp Difesa, con il coordinatore provinciale per la decisiva area spezzina Christian Palladino, torna sull’argomento. La premessa è la condivisione dello “spirito del documento presentato dalla Rsu di Marinarsen La Spezia”, lo svolgimento una riflessione più ampia sul ruolo strategico e sulle prospettive future dell’arsenale “patrimonio unico di competenze tecniche e professionali maturate nel tempo dal personale civile della Difesa”. Secondo Palladino il tema centrale non è soltanto la gestione delle criticità presenti, “ma soprattutto la definizione di una visione chiara sul futuro di questa struttura strategica”.
“L’attuale contesto internazionale, caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche e da un rafforzamento delle capacità navali in ambito europeo e Nato, rende ancora più evidente l’importanza delle strutture logistiche e manutentive della Marina Militare – sottolinea Flp Difesa -. In questo quadro l’arsenale della Spezia deve continuare ad essere considerato un elemento fondamentale del sistema logistico della Difesa, capace di garantire nel tempo supporto tecnico, manutenzione e competenze specialistiche al servizio della flotta”. Per questo motivo il sindacato ritiene necessario che venga definito un progetto chiaro di valorizzazione e rilancio che sia “fondato su alcuni principi fondamentali quali il riconoscimento del ruolo strategico del personale civile della Difesa, che rappresenta il cuore delle competenze tecniche e professionali dello stabilimento e una programmazione stabile e lungimirante delle risorse umane, indispensabile per garantire la continuità e il trasferimento delle competenze”. Infine si auspica “un piano strutturale di modernizzazione e sviluppo tecnologico delle capacità operative dello stabilimento”.
Le Rsu denunciano come il personale civile in servizio si sia ridotto in modo costante negli ultimi 10-15 anni, con conseguente aumento dell’età media dei lavoratori, soprattutto a causa del blocco pluriennale del turn over. Le notizie di una prossima apertura all’industria privata, segnatamente una linea di produzione di Fincantieri legata ai sottomarini, è un altro elemento di preoccupazione. “Riteniamo importante ribadire un principio che per la nostra organizzazione sindacale è fondamentale – sottolinea Palladino -. Le attività strategiche dell’arsenale devono rimanere salde all’interno della gestione pubblica e della struttura della Difesa, valorizzando il personale civile che opera quotidianamente nello stabilimento. Riteniamo che il ricorso strutturale a società o operatori privati, seppure ne comprendiamo i motivi, possa rappresentare una soluzione poco adeguata per attività che richiedono competenze altamente specialistiche, continuità operativa e un forte senso di appartenenza istituzionale. Il personale civile della Difesa ha dimostrato negli anni professionalità, dedizione e spirito di servizio, garantendo il funzionamento dell’Arsenale anche in situazioni complesse e con risorse limitate”.
Uno dei pochi canali attraverso cui nuove risorse umane si affacciano al vecchio compendio cavouriano sono i transiti dal ruolo militare all’impiego civile. Ma anche in questo caso i problemi non mancano. “Su questo aspetto si riscontrano criticità nelle assegnazioni, che non sempre tengono conto delle esigenze dello stabilimento della Spezia e della necessità di garantire continuità operativa”, il rilievo di Palladino che auspica un intervento del primo reparto di Stato Maggiore Marina “al fine di sensibilizzare una maggiore attenzione nell’assegnazione di tale personale verso la sede della Spezia, in particolare nei casi di personale già radicato sul territorio sotto il profilo familiare, sociale ed economico. Si tratta infatti di personale motivato, formato e già integrato nel contesto lavorativo, che rappresenta una risorsa immediatamente disponibile e pronta a garantire continuità ed efficienza”.
Flp Difesa ha portato all’attenzione dello Stato Maggiore Marina il caso dell’assegnazione di una funzionaria tecnica ad Augusta dalla Spezia, ottenendo che la decisione fosse rivista e questa fosse infine impiegata presso la sede locale del Comando Logistico. Risultano al sindacato di altri casi di assegnazione verso altri arsenali, in particolare Taranto, che mettono in difficoltà chi lavora da anni alla Spezia e qui ha famiglia e affetti. “Pur comprendendo l’esigenza di una gestione equilibrata a livello nazionale, si ritiene che nella fase attuale sia necessario privilegiare il rafforzamento dell’Arsenale della Spezia, anche in considerazione del fatto che altri arsenali dispongono di organici significativamente più consistenti – fa notare Palladino -. Per queste ragioni riteniamo che questo arsenale debba essere considerato e sostenuto come una infrastruttura strategica dello Stato, sulla quale investire con una visione di lungo periodo. Gli arsenali militari non sono semplici stabilimenti produttivi ma strumenti di sovranità operativa e di sicurezza nazionale”.