Corsi di autodifesa in classe, Liguori: “La scuola non deve diventare luogo che prepara allo scontro”

“Apprendo con profonda preoccupazione l’approvazione dell’ordine del giorno che impegna la Giunta regionale a promuovere corsi strutturati di autodifesa nelle scuole della Liguria come strumento di contrasto alla violenza giovanile. Si tratta di una scelta che considero sbagliata nel merito e pericolosa nel messaggio culturale che veicola. La scuola non è e non deve diventare il luogo in cui ci si prepara allo scontro. La comunità educante ha il compito di formare le nuove generazioni al rispetto, al dialogo, alla gestione non violenta dei conflitti, alla responsabilità personale e collettiva. L’idea che la risposta alla crescita della violenza sia “prepararsi” a un’eventuale aggressione introduce un paradigma che normalizza il conflitto fisico come possibilità concreta e ordinaria. È un arretramento culturale”. Lo afferma senza mezzi termini Luca Liguori, esponente Pd e docente dell’istituto Chiodo, proprio la scuola all’interno della quale a metà gennaio è stato accoltellato e ucciso il giovane Youssef Abanoub.

Luca Liguori

“Le istituzioni scolastiche dispongono già di strumenti educativi, pedagogici e relazionali per contrastare disagio e violenza: educazione civica, educazione all’affettività, mediazione dei conflitti, sportelli psicologici, percorsi di inclusione, collaborazione con famiglie e servizi sociali. Rafforzare questi strumenti significa investire sulla prevenzione autentica, non sull’addestramento alla reazione. È inoltre grave e fuorviante – prosegue Liguori – accostare, nello stesso impianto progettuale, l’autodifesa e il primo soccorso. Il primo soccorso è un sapere universale, solidale, che educa alla cura dell’altro, alla responsabilità e alla protezione della vita. L’autodifesa, per quanto qualificata come “non offensiva”, introduce invece una logica di contrapposizione fisica. Questa commistione denota una mancanza di chiarezza e rischia di legittimare, sotto un’etichetta positiva, un messaggio culturale ambiguo e pericoloso. Il primo soccorso è un valore da portare con convinzione nelle scuole; l’idea di preparare i ragazzi allo scontro è, al contrario, qualcosa da cui la scuola deve restare lontana”.

“Alla violenza non si può rispondere con la violenza. Questo principio non è solo un orientamento etico, ma un fondamento dei valori cristiani e costituzionali su cui si regge la nostra cultura. La scuola italiana – afferma il docente – nasce per promuovere la dignità della persona, il ripudio della sopraffazione, la costruzione di una convivenza civile fondata sul rispetto reciproco. Ogni iniziativa che anche solo indirettamente suggerisca che lo scontro fisico sia una risposta accettabile mina questa impostazione. Il drammatico episodio richiamato nel documento rappresenta una ferita profonda per tutta la comunità. Proprio per questo occorre evitare risposte emotive o simboliche che rischiano di spostare l’attenzione dal lavoro educativo strutturale, continuo e competente che la scuola svolge ogni giorno”.

Liguori conclude anticipando di voler passare dalle parole ai fatti, attivandosi per coinvolgere il mondo della scuola spezzina nell’opporsi alla proposta votata dal consiglio regionale. “Per queste ragioni mi attiverò personalmente affinché questo ordine del giorno non venga tradotto in iniziative concrete nelle istituzioni scolastiche. Invierò questo documento alle scuole, e a tutti i presìdi educativi del territorio, chiedendo loro di respingere con chiarezza una proposta che contraddice la missione educativa della scuola. La sicurezza dei nostri ragazzi si costruisce rafforzando comunità, relazioni, ascolto e prevenzione culturale. Non preparando i giovani allo scontro”.

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