Giovani imprese e futuro, Francesco Profumo allo speed date di Cna: “Guardate avanti con ottimismo e non pensate in piccolo”

Cultura imprenditoriale, accesso al credito, criptovalute ed euro digitale. Sono solo alcuni dei temi toccati ieri sera da Francesco Profumo, ex ministro dell’Istruzione e attualmente presidente, tra le altre cose, di Isybank, nel corso del “Eat to meet”, l’incontro organizzato dai Giovani imprenditori di Cna per approfondire le questioni economiche e finanziarie con lo stesso Profumo e per creare connessioni professionali tra i partecipanti.
L’appuntamento, giunto alla seconda edizione, si è svolto nell’area ospitality dello stadio Picco e ha visto la partecipazione di decine di associati Cna: la prima parte della serata ha visto il professor Profumo concedersi alle domande di Emanuela Cavallo (leggi l’intervista integrale qua sotto) mentre nella seconda i partecipanti hanno approfondito la conoscenza tra di loro a tavola grazie a presentazioni coordinate dal personale di Cna e al rimescolamento della composizione dei tavoli avvenuto al termine di ogni portata.

Profumo ha esortato gli imprenditori a guardare avanti con ottimismo, nonostante le crisi geopolitiche che si susseguono da tempo. “Le nostre imprese si sono comportate bene. Hanno attraversato diverse transizioni e si sono dimostrate pronte al cambiamento. La dimensione ridotta è un elemento che porta le aziende a fare un po’ di fatica in più e anche per questo occorrono soggetti che le accompagnino dal punto di vista finanziario”.
L’ex ministro si è dichiarato “laico nei confronti dell’intelligenza artificiale”, ma ha invitato a evitare l’improvvisazione, e ha accennato alla visione futura del sistema Paese, con prospettive e criticità, e con particolare attenzione agli strumenti e alle politiche che lo Stato dovrebbe adottare per favorire la crescita imprenditoriale. Inoltre ha evidenziato il ruolo delle banche e spiegato le caratteristiche di Isybank, pensata per i nativi digitali under 35.

“Siamo stati obbligati a chiudere le prenotazioni prima della data dell’evento perché avevamo già raggiunto il numero massimo di partecipanti – commenta Alessandro Ferretti, presidente dei Giovani imprenditori della Cna spezzina -. Il nostro gruppo direttivo si è formato nell’aprile dello scorso anno e ci siamo posti diversi obiettivi: favorire la cultura d’impresa, sostenere il ricambio generazionale, promuovere l’innovazione, le nuove attività e la connessione tra imprese. Lo facciamo attraverso accordi con scuole e università, formazione gratuita per le imprese e eventi come questo, che creano occasioni di conoscenza diretta e, grazie alla presenza del professor Profumo, approfondimenti mirati su temi finanziari”.

Il presidente di Cna Giovani imprenditori Alessandro Ferretti insieme ad alcuni colleghi

 

Alla serata hanno partecipato anche la presidente dei Giovani imprenditori di Cna Pisa Lucia Arcarisi, il presidente del gruppo giovani e vicepresidente provinciale di Cna Massa Giacomo Altamura, e il presidente regionale di Cna Gianluca Gattini. L’evento è stato coordinato dalla responsabile del gruppo Cna Giovani imprenditori La Spezia e Liguria, Valentina Figoli.
Tra gli appuntamenti dei prossimi mesi, è previsto un incontro di approfondimento – aperto a chiunque sia interessato – dedicato a finanza agevolata e monete digitali.

 

L’intervista integrale di Emanuela Cavallo a Francesco Profumo

Quando parliamo di futuro del Paese, che cosa dovrebbe davvero preoccupare – e motivare – un giovane imprenditore?
“Vi dico una cosa senza giri di parole: l’Italia non è un Paese senza idee, è un Paese che spesso si ferma a metà strada. Siamo bravissimi a far nascere imprese, prodotti, intuizioni. Siamo meno bravi ad aiutarle a crescere, a fare dimensione, a durare nel tempo. Per un giovane imprenditore questo è il vero rischio: lavorare tantissimo, innovare, sacrificarsi… e poi scoprire che il sistema non ti accompagna. La buona notizia è che oggi le regole del gioco stanno cambiando. Digitale, intelligenza artificiale, sostenibilità stanno rompendo le gerarchie tradizionali. E quando le gerarchie saltano, chi è più giovane, più flessibile, più curioso parte spesso avvantaggiato”.

Perché oggi fare impresa da giovani è più difficile… ma anche più interessante?
“È più difficile perché il mercato non è più sotto casa: è globale. Un vostro concorrente può essere a Milano, ma anche a Berlino o a Shanghai.Le regole cambiano in fretta, i costi pesano, l’incertezza è alta. Questo è vero. Ma è anche molto più interessante, perché oggi non vince chi è più grande, vince chi capisce prima. Un esempio concreto: una piccola officina, uno studio professionale, una micro-impresa artigiana oggi può usare software, piattaforme digitali, strumenti di marketing che fino a pochi anni fa erano riservati alle multinazionali. Questo cambia tutto. Significa che l’intelligenza conta più della dimensione”.

Che cosa dovrebbe fare lo Stato per non farvi sentire soli?
“La prima cosa è molto semplice: non complicarvi la vita. Ogni giovane imprenditore conosce bene la sensazione di: perdere tempo in pratiche che non creano valore; aspettare risposte che arrivano tardi o non arrivano; dover “interpretare” norme poco chiare. La seconda cosa è condividere il rischio. Se lo Stato chiede ai giovani di investire, innovare, rischiare, deve fare la sua parte: garanzie, strumenti finanziari, accompagnamento vero. La terza è la formazione pratica. Non corsi teorici, ma competenze concrete: come si legge un bilancio? quando un investimento è sostenibile? come si usa la finanza come alleata e non come nemica? Queste cose fanno la differenza tra sopravvivere e crescere”.

Le banche: ostacolo o opportunità per un giovane imprenditore?
“La banca può essere entrambe le cose. Dipende da come si pone. Se è solo quella che ti chiede numeri e garanzie, rischia di diventare un muro. Se invece è una banca che entra nel progetto, che ragiona sul futuro dell’impresa, diventa un acceleratore. Oggi una buona banca non dovrebbe chiedervi solo: “Quanto fatturi oggi?” Ma anche: “Dove vuoi arrivare tra tre o cinque anni?”.
Per un giovane imprenditore questa differenza è enorme”.

In questo senso, che cosa rappresenta Isybank per un giovane imprenditore?
“Isybank nasce da un’idea molto concreta: la banca deve adattarsi alla vita delle persone, non il contrario. Per ora è solo una banca retail e non per le imprese. In futuro, il modello Isybank, per chi fa impresa questo modello di banca significa meno tempo perso e più controllo. Sapere in tempo reale dove sono i vostri soldi, quali margini avete, quanto potete investire senza mettere a rischio l’azienda. Un esempio semplice: decidere un investimento non “a sensazione”, ma guardando dati chiari e aggiornati. Questo è potere decisionale, non solo tecnologia”.

Perché molti imprenditori investono tutto solo nella propria azienda?
“Perché è quello che abbiamo sempre visto fare. Ed è anche una dimostrazione di grande attaccamento alla propria impresa. Ma oggi questo approccio può diventare pericoloso. Pensate a una PMI che ha tutto concentrato su un solo mercato o su un solo cliente. Se arriva un imprevisto – una crisi, un cambiamento normativo – l’impatto è devastante. Usare i mercati finanziari non significa giocare d’azzardo, ma diversificare. Proteggere ciò che avete costruito con fatica e rendere l’impresa più solida. È un cambio di mentalità, non una moda”.

E le criptovalute? Perché attraggono così tanto i giovani?
“Perché parlano il linguaggio dell’innovazione: libertà, tecnologia, rottura degli schemi. E questo è affascinante, soprattutto per chi è giovane. Ma ogni promessa va capita fino in fondo. Le criptovalute sono come una moto molto potente: emozionante, veloce… ma se non sai guidarla, ti fai male. Il punto non è dire “sì” o “no”, ma dire: prima capire, poi eventualmente investire. Mai inseguire una moda”.

Se dovesse lasciare un messaggio “da portarsi a casa”, quale sarebbe?
“Non pensate in piccolo, anche se oggi siete piccoli. Non abbiate paura di fare domande, anche scomode. E soprattutto non isolatevi. Le imprese che crescono sono quelle che fanno rete, che cercano competenze, che imparano continuamente. Il futuro dell’Italia non lo farà qualcun altro: lo state costruendo voi, ogni giorno, anche quando non ve ne accorgete”.

Che cosa sono, in parole semplici, le criptovalute?
“Le criptovalute sono monete digitali private, basate su tecnologie come la blockchain. La cosa fondamentale da capire è questa: non sono emesse da uno Stato e non sono garantite da una banca centrale. Il loro valore dipende solo dal mercato. Questo significa grandi oscillazioni, grandi opportunità ma anche grandi rischi. Per una Pmi non sono uno strumento operativo, ma un fenomeno da conoscere. Prima si studia, poi – eventualmente – si decide se e come usarle”.

Che cos’è invece l’Euro digitale e in che cosa si differenzia dalle criptovalute?
“L’Euro digitale è l’opposto delle criptovalute. Sarà una moneta digitale pubblica, emessa e garantita dalla Banca Centrale Europea. In pratica: è lo stesso euro che usiamo oggi, ma in forma digitale. Per le imprese significa pagamenti più rapidi, maggiore sicurezza, integrazione con i servizi digitali. Non è una scommessa, è un’evoluzione del sistema. Se le criptovalute sono sperimentazione privata, l’Euro digitale è continuità istituzionale con tecnologia nuova”.

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