La Spezia sogna Milano per il futuro di edicole e chioschi dismessi, ma il percorso è complicato

La Spezia sogna Milano nella trasformazione delle edicole e dei chioschi dismessi, trasformandoli in leadwall pubblicitari, senza dimenticare il decoro urbano, perché alcuni di questi sono in condizioni precarie. Questo è il tema della III Commissione che si è tenuta nel pomeriggio a Palazzo civico, dove l’amministrazione, rappresentata dall’assessore al Commercio Alberto Giarelli, ha illustrato un percorso tutt’altro che semplice. L’approfondimento è nato da una precedente mozione dell’opposizione, di LeAli a Spezia – Alleanza Verdi e Sinistra, per riconvertirle a spazi culturali. Al momento, però, non sembra una strada percorribile perché, come ha spiegato l’assessore Giarelli, “già prima della mozione erano arrivate richieste dirette dagli operatori del settore e dalle associazioni di categoria per fare una riflessione su quello che stava succedendo alle edicole”. Una riflessione nata anche guardando fuori città: “Abbiamo analizzato esempi a Roma e in altre realtà per capire cosa si stesse facendo altrove”.
Il quadro, secondo l’assessore, è il risultato di una crisi che parte da lontano. “Il settore ha cominciato a entrare in difficoltà quando, nei primi anni Duemila, è stata aperta la vendita della stampa anche ad altri esercizi commerciali, come i supermercati, che sono diventati il competitor più forte”. Le edicole hanno provato a reagire ampliando l’offerta, ma la normativa resta stringente: “La legge regionale consente attività non alimentari solo entro un certo limite di spazio e comunque in modo non prevalente. Non possono trasformarsi in qualcos’altro”.
C’è poi il nodo del suolo pubblico. “La concessione è legata allo scopo per cui nasce: la diffusione della stampa. Quando cessa l’autorizzazione, cessa anche la concessione di scopo”. Questo, ha chiarito Giarelli, significa che “non è possibile pensare di trasferire automaticamente l’attività su altri servizi o su funzioni tecnologiche. Il suolo pubblico è vincolato a quel tipo di utilizzo”.
Anche l’ipotesi che il Comune possa intervenire direttamente sulle edicole è stata valutata. “Abbiamo chiesto al patrimonio se il Comune potesse prenderle in carico. Ci è stato risposto che è possibile solo in presenza di un interesse pubblico. Ma l’interesse pubblico non coincide con l’interesse di una singola categoria”.
Sono state prese in esame diverse alternative. “Abbiamo guardato ai servizi sociali, al vigile di quartiere, persino a funzioni sanitarie in raccordo con Asl e farmacie, ma ogni strada presentava limiti: problemi di privacy, spazi non adeguati, necessità di personale qualificato. Il Comune oggi non ha le condizioni per prendersi in carico quelle strutture”.
Dal censimento emerge una fotografia netta. “Le edicole sono 28: 19 attive, 5 cessate e 4 sospese”. Per quelle chiuse, ha precisato Giarelli, “si può ragionare solo dentro il nuovo piano del commercio, ma non tutte possono diventare postazioni fisse”. E oggi, ha aggiunto, “non possiamo nemmeno fare un bando, perché c’è un contenzioso tra Stato, Regioni e Comuni sui requisiti da applicare”.
Nel frattempo l’amministrazione continuerà il confronto con le categorie. “Incontreremo di nuovo le associazioni per capire se ci sono margini per introdurre servizi aggiuntivi che aiutino a sostenere l’attività”. Anche perché lo studio fatto dal Comune è chiaro: “Le edicole più grandi riescono ancora a sopravvivere, quelle più piccole sono già state espulse dal mercato”.
L’intera Commissione ha chiesto chiarimenti su alcune situazioni specifiche. In particolare il consigliere Cenerini ha sollevato il caso di un’edicola presente in piazza Saint Bon, recentemente sospesa, mentre la consigliera di maggioranza Giulia Giorgi ha toccato il tema del riutilizzo applicato a Milano, soprattutto nei contesti temporanei, citando tra gli esempi la Fashion Week. Quest’ultima suggestione è quella più vicina all’idea dell’amministrazione, ma trattandosi di un’altra regione, con leggi regionali diverse, al momento non rappresenta una risposta immediata.
Il Comune, sia tramite l’assessore sia nelle parole della dirigente Niggi, ha precisato che oggi solo il confronto con la categoria e il possibile accompagnamento verso le dismissioni delle strutture restano gli aspetti concreti. “Negli ultimi mesi abbiamo anche aspettato a procedere con la rimozione per vedere se fossimo in grado di individuare una modalità di recupero delle edicole cessate. Se ci fosse stata la possibilità di salvarle, avremmo provato a trovare una soluzione. Ora stiamo facendo una verifica per capire se possiamo dare una mano almeno per arrivare al punto di togliere il chiosco”.

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