Il Pd spezzino rilancia le circoscrizioni: “Pronti a discutere il modello di partecipazione insieme alla maggioranza. Bisogna riavvicinare i cittadini al Comune”

Il Partito democratico rilancia il tema della partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa e politica della città e chiede l’introduzione di nuovi organismi territoriali che prendano il posto delle vecchie Circoscrizioni municipali, abolite nel 2012 per i Comuni sotto i 250mila abitanti con la spending review dei governi Berlusconi IV e Monti. Una richiesta formalizzata attraverso una mozione presentata dai consiglieri comunali Marco Raffaelli, Martina Giannetti, Andrea Frau, Andrea Montefiori, Dino Falugiani, Piera Sommovigo e Viviana Cattani.

Secondo i Dem, l’eliminazione delle Circoscrizioni ha creato in molti territori un vero e proprio vuoto istituzionale. “Strumenti che consentivano una rappresentanza diretta dei quartieri, favorendo il dialogo strutturato tra cittadinanza e amministrazione comunale”, ricordano i consiglieri, e che traducevano in pratica “uno dei principi fondamentali dell’ordinamento democratico sancito dalla Costituzione, elemento essenziale per un’amministrazione trasparente, inclusiva e responsabile”.

Durante la conferenza stampa di presentazione della mozione, la capogruppo Martina Giannetti ha sottolineato il carattere trasversale della proposta: “Il nostro intento è assolutamente aperto al confronto, siamo pronti alla collaborazione con la maggioranza e si possono discutere differenti modelli. Riteniamo che servano sentinelle dei cittadini nei quartieri per riavvicinare la popolazione al Palazzo. Oggi il dibattito politico è tutto concentrato sul centro, mentre periferie e frazioni sono assenti. Riproporre le circoscrizioni sarebbe il modo più concreto per invertire la rotta”.

Sulla stessa linea Marco Raffaelli: “La mozione nasce da una constatazione concreta, cioè la frattura tra cittadini e istituzioni. Crediamo che la partecipazione sia una scelta politica. Un tempo le circoscrizioni non erano perfette, ma davano voce ai quartieri e il dialogo con l’amministrazione comunale era continuo”.
Le Circoscrizioni sono scomparse nel nome del contenimento dei costi, ma per il Pd “il risparmio ha prodotto un costo democratico”: cittadini più lontani dalle istituzioni, amministrazioni chiuse nei palazzi e una crescente disaffezione verso la politica.

Il Partito democratico si chiede se gli strumenti oggi disponibili siano davvero sufficienti: “Siamo soddisfatti del livello di partecipazione? I canali che utilizziamo sono adeguati? Secondo noi no. Per questo proponiamo di avviare un percorso politico-istituzionale per cambiare rotta. Altri Comuni della provincia, anche amministrati dal centrodestra, hanno intrapreso questa strada. Perché noi no?”.

Nella mozione viene ricordato come in numerose realtà italiane siano stati introdotti strumenti alternativi e innovativi di partecipazione: Comitati di quartiere con funzioni propositive e di raccordo con l’amministrazione, Consigli di zona o di frazione come sedi istituzionalizzate di confronto sui temi locali, Consulte tematiche dedicate a giovani, cultura, ambiente, sport e sociale. Accanto a questi, il Bilancio partecipativo, che consente ai cittadini di contribuire direttamente alla definizione delle priorità di spesa, e i processi partecipativi deliberativi come assemblee pubbliche, forum civici e laboratori di quartiere, oltre alle piattaforme digitali per proposte, segnalazioni e consultazioni.

Il gruppo consiliare del Partito democratico della Spezia

I Dem chiedono di ripartire da un percorso già avviato tra il 2015 e il 2017 durante l’amministrazione Federici II, poi interrotto con l’insediamento della giunta Peracchini. Si trattava di uno studio per introdurre un regolamento comunale sugli strumenti di partecipazione, coinvolgendo amministratori, tecnici e cittadini, che però non è mai stato portato a compimento. “Non si è fatto tesoro nemmeno dell’esperienza del Bilancio partecipativo – sottolinea il Pd – che aveva rafforzato il senso di appartenenza e di corresponsabilità dei cittadini nelle scelte pubbliche”.

Il Partito democratico richiama infine le esperienze già attive in Comuni come Sarzana, Lerici, Vezzano Ligure e Santo Stefano Magra, che si sono dotati di strumenti strutturati di partecipazione. L’obiettivo è arrivare a una proposta di regolamento comunale sugli strumenti di partecipazione dei cittadini alla vita istituzionale e politica del Comune da sottoporre alla giunta, con l’intento di “rafforzare il rapporto tra istituzioni e cittadinanza e promuovere una democrazia locale più inclusiva e partecipata”.

Per i Dem l’operazione è possibile anche a costo zero, prendendo esempio da modelli già sperimentati altrove. “Se necessario – concludono – siamo più che disponibili a dare il nostro contributo in commissione. Senza strumenti stabili, la partecipazione resta episodica, quando non addirittura inesistente”.

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