“Seguo con passione e affetto la situazione dello Spezia. Da spezzino non si può mollare mai, bisogna crederci, anche perché una tifoseria così merita una categoria come la Serie B. Almeno”. Sono passati diciotto anni da quando Francesco Zizzari è tornato allo Spezia, in quel gennaio del 2008 per cercare di salvare il salvabile in uno Spezia poi retrocesso e ripartito dalla Serie D. Oggi è rimasto nel calcio con ruolo da mentore e da tecnico, ma il suo Spezia continua a seguirlo, come racconta nel corso di ‘Radio Picco’, la trasmissione dal lunedì al venerdì di RLV – La Radio A Colori. “La dimostrazione di affetto e di ‘odio’ calcistico ci sta nelle dinamiche del tifoso spezzino ed è comprensibile anche da ex calciatore che ha avuto il piacere di vestire la maglia che sognava da bambino. In questo momento il giocatore deve mettersi nei panni della città intera, deve capire il momento e comprendere. Spero che il risultato con il Sudtirol sia solo il primo di una serie che possa portare alla salvezza dello Spezia”.
A livello mentale quanta pressione si vive?
“Io ho avuto il piacere di girare l’Italia da Nord a Sud e metto Spezia tra le piazze migliori in cui poter giocare. Non lo dico solo io, qualche settimana fa ero a Sportitalia con Lucioni e abbiamo parlato proprio dello Spezia. È una piazza che ti rimane dentro, ti chiede tanto ma ti restituisce tantissimo. Da calciatore devi essere bravo a capire dove sei arrivato. Quando scegli lo Spezia devi portare dalla tua parte questa piazza, la devi far sentire importante e dare tutto per quella maglia. Io accettai una situazione impossibile nel 2008, con una società che non esisteva, ma da spezzino non potevo fare altro. Chi trova lo Spezia lo avrà per sempre”.
Lei tornò nell’anno del fallimento, praticamente gratis.
“Quando mi chiamò il procuratore chiedendomi se avessi piacere a tornare a Spezia, rischiando di perdere tutto, non ci pensai due volte. Spezia è la mia città, per quello che avevo vissuto dal settore giovanile fino alla prima squadra, avrei giocato anche senza guardare l’aspetto economico. È lavoro, ma avevo ben chiara la situazione: sapevo che avrei rischiato di perdere qualcosa, come poi abbiamo fatto tutti ma da giocatore, le emozioni che ho vissuto in quel periodo non le ho provate altre volte. Sono ben felice di aver fatto quella scelta, la rifarei e credo che venire a Spezia a giocare debba essere un motivo di orgoglio per un ragazzo. Penso a Pio Esposito, guardate cosa ha fatto. Quando può torna qui, perché Spezia ti lascia qualcosa di particolare”.
In quello Spezia trova il primo gol in B e l’anno dopo fa capocannoniere in Prima Divisione.
“Sono sempre stato un professionista meticoloso, cosa che riporto ora nella mia Academy. Dico sempre che se uno dà tutto sé stesso in allenamento, prima o poi tutto torna. Infatti l’anno dopo vinsi la classifica capocannonieri in C. I sacrifici fatti vengono sempre ricompensati”.
Ora lo Spezia è in ritiro, da ex calciatore come viveva lei queste situazioni?
“La scelta più corretta è stata proprio questa. Serviva isolarsi, non dalla città ma dal momento. Allenarsi a Follo in questi giorni per tanti sarebbe stato complesso nel gestire le emozioni negative. Da distanti magari si disperdono meno energie e si può pensare di gestire i momenti fondamentali in queste tre partite decisive. C’è da fare un’impresa, io voglio essere fiducioso perché ci sono anche altre squadre coinvolte che non sono superiori allo Spezia. La scelta del ritiro la valuto come corretta. Conosco il mister, è una grande persona, ha dimostrato di essere molto attaccato alla città, oltre ad essere un bravissimo allenatore. Ho giocato a Pescara e me ne hanno sempre parlato benissimo. Le componenti per meritare di salvarsi ci sono”.
Ora non c’è Artistico, ci si affida a Lapadula?
“È un esperto. A Spezia forse l’aspettativa era altissima e tante situazioni non sono andate come si pensava. Nel calcio ci sono momenti così: penso che questa sia l’occasione migliore per prendersi delle piccole rivincite, non con lo Spezia ma con sé stesso, per dimostrare di essere quel valore in più”.
Ci racconta il suo progetto Academy?
“Si chiama FZ11 Academy. È un progetto che nasce a Spezia sette anni fa, dopo che avevo fatto il corso a Coverciano dove era presente anche mister Italiano. Ho deciso di dedicarmi ai dettagli, all’essere meticoloso in ogni aspetto. Ho creato questo progetto che ora a livello nazionale è tra i più importanti, al punto tale che Adidas ora è il nostro sponsor tecnico. Siamo presenti in otto città: su Spezia ci sono due grandi professionisti con me, Mirko Bruccini e Gianni Careri, che si occupa dei portieri. Ogni lunedì e martedì siamo presenti al Trincerone e il sabato mattina al DLF”.
Come aiutate i ragazzi?
“Nel migliorare l’individualità, negli aspetti coordinativi, posturali, tecnici. Curiamo due tipi di allenamento: quello Academy, a gruppi da 2 fino ad un massimo di 6, divisi per fascia d’età. Poi tipologia Personal, con sessioni one to one. Ogni allievo viene iscritto ad un nostro gestionale che permette di rivedere tutti gli allenamenti, portando così alla crescita grazie anche alle note del mister. Il percorso è seguito passo dopo passo. Oggi abbiamo più di 612 ragazzi nelle nostre otto città. Siamo molto contenti di avere ragazzi su Spezia, ma voglio specificare che non siamo una sostituzione delle scuole calcio, ma solo un’integrazione. Non abbiamo un settore giovanile, accogliamo ragazzi che giocano in diverse realtà di Spezia e posso dire che tanti ragazzi che sono venuti da noi sono stati selezionati dallo Spezia Calcio. Siamo un supporto privato di ragazzi e famiglie che hanno il piacere di affidarsi a dei professionisti. Per chi fosse interessato, si può visitare il nostro sito fz11.it o i nostri canali social, dove si trovano tutte le informazioni”.