A poco più di quattro anni dall’acquisizione dello storico cantiere Perini, The italian sea group prepara la cessione del sito produttivo spezzino. La conferma è arrivata durante l’ultimo confronto con le sigle sindacali, dove l’azienda guidata da Giovanni Costantino ha illustrato le linee del piano di risanamento studiato per fronteggiare la pesante crisi finanziaria che sta attraversando il gruppo.
Sul mercato non finirà il marchio Perini Navi, simbolo della nautica viareggina e asset ritenuto strategico dalla società, ma l’area produttiva di viale San Bartolomeo, considerata oggi non più centrale nell’organizzazione industriale del gruppo. Una scelta destinata ad avere ripercussioni anche sul territorio spezzino, soprattutto per il valore strategico dello stabilimento e per il ruolo che il sito ricopre nelle attività di refitting.
Secondo quanto emerso negli ultimi giorni, attorno all’operazione si starebbe già muovendo l’interesse di diversi operatori del settore. Le manifestazioni esplorative sarebbero almeno cinque, anche se al momento non esistono conferme ufficiali sui nomi dei potenziali acquirenti né sull’entità delle offerte. Tra le ipotesi circolate negli ambienti della nautica compaiono anche i nomi di Baglietto e Sanlorenzo, ma la partita resta ancora in una fase preliminare.
La vendita dell’ex Perini rappresenta uno dei tasselli principali del piano di salvataggio predisposto da The italian sea group. Il gruppo punta infatti a recuperare liquidità attraverso tre direttrici: la cessione di asset immobiliari ritenuti non strategici, la rinegoziazione delle commesse in corso con gli armatori e un accordo con l’Agenzia delle Entrate per il riconoscimento di alcuni diritti fiscali.
Il quadro economico emerso durante gli incontri sindacali resta comunque estremamente delicato. La Fiom-Cgil ha parlato apertamente di un indebitamento superiore ai 400 milioni di euro, sottolineando come l’azienda abbia già avviato la rinegoziazione di due contratti relativi alle 17 commesse presenti nei cantieri. Secondo quanto illustrato dalla proprietà, proprio dalla revisione dei contratti con gli armatori potrebbero arrivare tra i 170 e i 180 milioni di euro, cifra considerata fondamentale per riequilibrare i conti.
I sindacati, però, continuano a manifestare forti perplessità. “Abbiamo posto il tema del ritardo nella ripartenza e più di un dubbio sulla possibilità della proprietà di condurre a buon fine le trattative”, ha spiegato la Fiom Massa-Carrara, evidenziando come anche nella migliore delle ipotesi i margini resterebbero limitati a causa delle numerose variabili ancora aperte.
Dubbi condivisi anche da Fim-Cisl e Uilm. “Alle rassicurazioni dovranno inevitabilmente seguire atti concreti”, ha dichiarato Bruno Casotti della Fim, mentre Giacomo Saisi della Uilm ha parlato di “forti perplessità sulla possibilità di sanare interamente il debito ereditato dalla precedente gestione”.
Nel frattempo l’azienda continua a ribadire che la situazione sarebbe sotto controllo sia dal punto di vista industriale sia finanziario. Una linea confermata anche nell’ultimo tavolo con le organizzazioni sindacali, durante il quale The italian sea group ha sostenuto di stare rispettando il cronoprogramma illustrato a marzo.
Resta però il fatto che il futuro dello stabilimento spezzino, acquistato nel 2022 nell’ambito dell’operazione che portò The italian sea group a rilevare all’asta Perini Navi dopo il fallimento del gruppo viareggino, appare oggi profondamente cambiato.
Quello che doveva rappresentare uno dei tasselli della crescita industriale del gruppo rischia ora di trasformarsi in una delle principali pedine da sacrificare per evitare il tracollo finanziario.