Stillitano e il paradosso del calcio italiano: “Ho il portiere dell’under 21 e i miei dirigenti mi hanno chiesto di prenderne uno di esperienza”

“La mia esperienza nella serie B italiana è davvero affascinante. In un anno ho imparato tantissimo”. Lo ha detto Charlie Stillitano, presidente dello Spezia e voce del calcio italiano nel mondo, ospite del podcast britannico The Joy of Football Podcast con Martin Tyler e Neil Barnett. Stillitano, oltre a raccontare aneddoti sulla sua lunga carriera nel mondo del calcio partita nel 1992, dedica una parte non piccola al presente da vertice aquilotto. Il tutto partendo dal paesaggio di sfondo di una nazionale che non gioca i Mondiali da tre edizioni e che si fa termometro di un sistema in crisi.

“Senti dire da tutti che si spende troppo tempo nella tattica nei livelli inferiori. In effetti c’è una grande disciplina nei settori giovanili e infatti l’Italia fa sempre bene a livello giovanile. Ma poi tutto si perde, ed è un problema storico, perché non si riesce a far giocare i giovani con i grandi”, dice Stillitano nel provare a spiegare perché l’Italia ha così difficoltà a sfornare talenti negli ultimi anni. Uno dei problemi, secondo il presidente dello Spezia, sono le troppe squadre. “Guardate la serie B. Ci sono venti squadre, quattro scendono e tre salgono: ci sono sette nuove squadre ogni stagione. Come ho spiegato al presidente della Lega di serie B, in questo meccanismo è difficile far giocare i giovani”.

Spezia - Salernitana 2-0 (01/05/2025)

 

La competitività spinge le società a puntare su calciatori già formati per non rischiare la retrocessione. “Ogni settimana ci sono dieci squadre che giocano sotto pressione, con la paura di finire in serie C, un campionato da cui poi è molto difficile risollevarsi – dice Stillitano -. Con il progredire della stagione in molte tendono a giocare con elementi con maggiore esperienza. Perché c’è un sistema che mi spinge a far giocare il capitano della nazionale bulgara o un nazionale polacco invece di un ragazzo italiano in serie B? E la risposta è semplice: perché non ci si può permettere di finire in serie C”.

E il caso spezzino è emblematico secondo Stillitano. “Roberto Donadoni si è dimesso. E’ un caro amico per me, sentiva che la squadra aveva bisogno di una scossa per risollevarsi. E’ tornato l’allenatore che avevamo in precedenza e penso che tornerà a schierare i suoi vecchi giocatori – dice -. Ci sono giovani come Romano dalla Roma, Comotto dal Milan e Vlahovic dall’Atalanta; prima avevamo Fellipe Jack. Tutti in prestito da squadre di serie A, ma poche società in serie B li farebbero giocare al giorno d’oggi. I primi due sono davvero bravi in potenza. A Donadoni va dato il merito di avere avuto il coraggio di farli giocare. Ma credo che ora, vista la situazione difficile in cui siamo, D’Angelo sceglierà i veterani. Non fraintendetemi, bravi giocatori che in alcuni casi frequentano le nazionali. Però fate conto che abbiamo uno dei portieri della nazionale under 21 italiana, ma poi il mio direttore sportivo e il mio amministratore delegato mi chiedono di comprare un portiere con maggiore esperienza”.

Diego Mascardi

 

Sull’aspetto economico: “La Premier League si autosostiene meglio di qualsiasi altra lega professionistica sportiva al mondo insieme alla NFL. In Italia c’è la serie A che viaggia da sola, mentre la serie B è lì che spera che gli venga concessa una quota maggiore di contributi. E siccome in serie A stessa i soldi vengono distribuiti soprattutto alla parte alta della classifica è sempre meno probabile che tu possa ‘assaggiare la zuppa’. E questo è l’inizio del circolo vizioso che poi si riverbera sulla serie B e sui giovani giocatori che non trovano spazio per giocare e crescere. Per me la soluzione è semplice. Qua si parla di mettere un tetto massimo di tre stranieri, ma per fare questo è troppo tardi. Le leggi dell’Unione Europea non lo permettono. Ma potresti dire semplicemente che dal prossimo anno devi avere almeno un italiano in campo. Tra due anni ne devi avere almeno, poi tre eccetera”.

Altro aspetto che ha colpito Stillitano è la compenetrazione tra tifosi e società. “Pensavo di essere il più verace italoamericano del mondo, ma devo dire che c’è una grande differenza tra un italiano di New York e un italiano d’Italia. In Inghilterra quando i tifosi sono arrabbiati vanno allo stadio e cantano e tutto rimane dentro lo stadio. In Italia invece mi è stato suggerito, ora che siamo invischiati nella zona retrocessione, di non prenotare in un albergo in città perché i tifosi mi avrebbero atteso nella lobby per avere un confronto. Non credo per picchiarmi… Io sono uno che parla con tutti, dai tifosi ai media, ma il pensiero che mi possa arrivare una bottigliata in testa non mi aveva mai sfiorato. Comunque sì, l’attaccamento che c’è in Italia alla propria squadra è semplicemente incredibile. Sono molto appassionati. Quindi c’è un altro lato della medaglia per cui per i tifosi non c’è un particolare orgoglio nell’avere ragazzi italiani in squadra. Vogliono semplicemente vincere. E quindi io, come presidente, e Thom Roberts, come proprietario, o li aiutiamo a vincere oppure siamo inutili”.

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