Sindacati bancari compatti in un documento: “Organici insufficienti e carichi di lavoro ormai insostenibili”

“In occasione dell’assemblea sindacale dei dipendenti di Crédit Agricole della provincia della Spezia, recentemente tenutasi nel salone di TeleLiguriaSud, i lavoratori hanno espresso in maniera chiara e netta tutto il proprio malcontento e disagio per le condizioni di lavoro che ormai da tempo si stanno determinando nelle filiali, figlie di scelte strategiche aziendali non lungimiranti, tese principalmente al risparmio dei costi e che inevitabilmente stanno ricadendo sulla qualità del servizio offerto alla clientela, la stessa che negli anni ha permesso a questo istituto di crescere e di diventare la principale realtà bancaria della provincia”. La denuncia, esposta in un corposo documento, è scritta e firmata dalle rappresentanze sindacali aziendali e territoriali Crédit Agricole Italia della Spezia facenti capo a Fabi First, Cisl Fisac, Cgil Uilca, Unisin Falcri-Silcea-Sinfub che inquadrano una situazione cronica: “Sono anni che l’azienda sta attuando una politica di costante riduzione degli organici della rete commerciale con filiali quindi sempre più scarne di personale e di progressiva soppressione del ruolo del “cassiere”: tutto ciò si traduce in quotidiane enormi difficoltà per i nostri colleghi nel garantire tutti i servizi della banca e talvolta addirittura l’apertura delle agenzie stesse. Purtroppo da tempo le assunzioni di personale sono ridotte al lumicino e risultano del tutto insufficienti a garantire il necessario e fisiologico ricambio, il “gruppo sostituzioni” che la Cassa di Risparmio ha sempre avuto per gestire le assenze del personale è stato definitivamente soppresso e le maternità e le lunghe assenze continuano a non essere in alcun modo sostituite. Nel frattempo la banca sta puntando a sostituire i “cassieri” in carne ed ossa con le macchine, che però non permettono ai clienti di poter svolgere tutte le operazioni e comunque necessitano dell’intervento umano per gestione e quadrature contabili… tutte attività che stanno ricadendo sulle spalle del poco personale rimasto nelle filiali e che dovrebbe in realtà occuparsi di altre mansioni, in primis la consulenza”.

Nel documento, le organizzazioni sindacali descrivono una situazione che definiscono sempre più critica nelle filiali della provincia, denunciando carichi di lavoro ritenuti insostenibili, carenze di organico e gli effetti della progressiva riduzione della rete territoriale. Da qui anche un appello ai clienti affinché comprendano le difficoltà in cui si trovano a operare i dipendenti: “I carichi di lavoro già di per sé molto pesanti, per via delle continue e importanti richieste commerciali della banca, stanno diventando così insostenibili, a maggior ragione con l’avvio della stagione estiva e quindi anche delle sacrosante ferie dei dipendenti. Neppure la scelta da parte di Crédit Agricole di chiudere filiali, sempre osteggiata con forza dai sindacati, ha permesso di recuperare personale e consentire alle filiali di avere un organico adeguato: i dipendenti si trovano infatti costantemente a lavorare in emergenza, spesso in missione su altre agenzie che altrimenti non riuscirebbero ad aprire, con un servizio alla clientela che purtroppo non riteniamo all’altezza del blasone dell’istituto. Eppure di filiali in provincia Crédit Agricole ne ha chiuse molte negli ultimi anni, ben 18, ovvero una su tre. Senza contare che nove delle trentatré attuali succursali presenti sul territorio non sono più autonome ma operano come satelliti di filiali principali, uno status che la storia recente ci ha dimostrato di essere l’anticamera della chiusura definitiva. Speriamo vivamente di essere smentiti, ma forse non è un caso che alcune di queste già oggi non siano aperte al pubblico tutti i giorni. Essere “banca del territorio”, titolo di cui la nostra azienda continua a fregiarsi, significa soprattutto dare attenzione e rispetto alle persone, siano esse dipendenti o clienti. Tutti i giorni i nostri colleghi cercano, tra mille difficoltà, di offrire il miglior servizio possibile a chi si rivolge loro, sopperendo alle continue carenze aziendali, per professionalità e senso del dovere verso la clientela, purtroppo non sempre riuscendoci ma dando comunque sempre il massimo. Ai clienti chiediamo quindi comprensione perché i nostri colleghi, che tutti i giorni ci mettono la faccia e il cuore, sono vittime quanto loro di un sistema che guarda sempre di più al profitto nel breve termine e sempre meno alla funzione sociale che la banca dovrebbe operare in tutti i territori, tra cui quello spezzino”.

Nel finale della nota, le organizzazioni sindacali allargano il campo delle critiche, ricordando alcune promesse che, a loro dire, sarebbero rimaste disattese e rilanciando la richiesta di maggiori investimenti sul territorio e di nuove assunzioni. Quindi l’avvertimento sulla possibilità di avviare iniziative di mobilitazione a tutela dei lavoratori: “Spiace ricordare invece anche la serie di promesse non mantenute dalla banca, come quella di inaugurare un “Village” anche alla Spezia (hub dedicato all’innovazione e alla crescita delle startup locali che Cai ha aperto in diverse città italiane) e quella di rimettere a disposizione dei dipendenti la storica sede del Cral di via Colombo, che la banca preferisce tenere chiusa da ormai sei anni piuttosto che farla utilizzare ai lavoratori come luogo di aggregazione. Ai clienti e alle istituzioni locali chiediamo piuttosto di rivolgere le loro giuste rimostranze e lamentele ai vertici della direzione regionale e della direzione centrale parmense alle quali ormai da anni chiediamo con forza investimenti sul territorio, indirizzati principalmente all’assunzione di un numero significativo di nuovo personale per ristabilire condizioni e ritmi di lavoro adeguati per i dipendenti. Se ciò non accadrà non esiteremo ad intraprendere ogni tipo di iniziativa e di mobilitazione volta a tutelare i nostri colleghi. C’era una volta la Cassa di Risparmio…. forse siamo ingenui e sognatori di un mondo che non c’è più… o forse siamo i lavoratori, la parte migliore del sistema bancario, quelli che con i loro sforzi quotidiani producono gli utili che i manager sbandierano in conferenza stampa, quelli che ai clienti stanno vicini per davvero, quotidianamente e che non staranno a guardare il mondo bancario sparire in un vortice di digital, intelligenza artificiale e quant’altro, trascurando il lato umano e sociale che il “fare banca” ha rappresentato per i cittadini e per i nostri territori”.

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