Scatti dall’elicottero e col parapendio, Lupidi immortala le Cinque Terre. Quella volta che si calò in un vulcano

Il paesaggio smette di essere cartolina e diventa uno stato d’animo: è il nuovo libro fotografico di Massimo Lupidi, Cinque Terre tra cielo e mare. Chiede aiuto a Eugenio Montale, Lupidi, per confezionare un libro dato ora alle stampe con SAGEP, storica casa editrice genovese, ma che affonda le radici negli anni Ottanta.

“Ho iniziato lavoro circa cinque anni fa: il proposito era andare ad aggiunger foto recenti per completare il mio archivio di scatti sulle Cinque Terre, che include anche diapositive oggi recuperate e digitalizzate. L’amore mi ha portato su questi lidi e ne sono rimasto incantato. Ho visto cambiare la gente, i paesaggi, il turismo e anche il modo di fotografare. L’occasione che mi ha spinto a pensare a un progetto coeso, scelto, è stato l’anniversario di pubblicazione della raccolta ‘Ossi di Seppia’. Io ho casa a Monterosso al Mare, mi ritrovo nelle liriche di Montale, ho avuto voglia di abbinare poesie e foto”. E così, come Montale aveva chiesto ascolto, (“Ascoltami i poeti laureati…), non scegliendo bossi ligustri e acanti, ma sceglie limoni, strade polverose, fossi, greti, muretti, arsura, il martin pescatore, così Lupidi rivisita i paesaggi della riviera, da Tramonti al Mesco, “tra cielo e mare” a rappresentare l’ambiguità della condizione umana: il male di vivere, il desiderio di evasione, l’aspirazione all’immensità nella vicinanza con la natura.

“Nasco come pittore e fotografo da che ne ho memoria. Sono autodidatta, penso che la fotografia non sia solo tecnica, ma anche stato d’animo, cuore. E con questa convinzione mi sono specializzato in paesaggi. Io non amo il caldo e sono diventato esperto dell’Islanda. L’Islanda è una nazione unica, con un paesaggio fuori dal comune: i vulcani, la terra nera, la terra di infinite sfumature, l’aurora boreale: la natura è tanto possente che è facile fare fotografia. E qui comincia la sfida: fare qualcosa di diverso”. Così Lupidi si è trovato a fotografare legato con un montacarichi mentre veniva calato nella camera magmatica di un vulcano, attaccato a un aereo ultraleggero sopra un ghiacciaio. “Grazie a uno scatto premiato al concorso internazionale delle Nazioni Unite ‘Focus on Your World’ durante l’Earth Summit di Rio de Janeiro del 1992, ho avuto accesso a luoghi ed esperienze uniche, si è aperto un mondo nuovo fatto anche di rapporti con le agenzie”, racconta Lupidi. “Oggi le agenzie pagano 1 euro per le foto scattate con il cellulare… Quando è caduto Nicolae Ceaușescu mi sono ritrovato in Romania a scattare ritratti umani. È stata un’esperienza forte. Nei Carpazi mi sono imbattuto in un funerale e il fratello della persona deceduta mi ha chiesto di documentare in un reportage tutti i passaggi dalla chiesa al cimitero. Oggi sono tornato al paesaggio, a guardare le Cinque Terre. Dalle luci d’Islanda alle luci mediterranee c’è una bella differenza. Ho mantenuto la prospettiva: quella dall’alto”.

Eccolo allora imbragato, a imparare nuovamente a scattare in posizione verticale, in tandem con il parapendio, sospeso nel vuoto. Il lavoro d’insieme è organizo e non si riconoscono gli scatti più datati. “Qualcuno mi prende in giro e mi dice, non è che hai fatto volare un drone? Certo che no! Io nemmeno altero le foto! Intervengo soltanto su contrasto e curve tonali, penso di essere rimasto tra I pochissimi a non manipolare i contenuti degli scatti, i social network in questo senso lo dimostrano: non c’è immagine sui social che non sia adulterata”. È come vivere in un’altra epoca per chi artisticamente è nato nel bianco e nero e nella camera oscura. “Per alcune foto ero in parapendio, per altre in elicottero, per qualcuna mi sono limitato ad andare in altura, o sono salito nell’androne di un palazzo dal portone aperto, ho usato l’autoscatto sporgendomi (anche pericolosamente), fatto uso di un 17millimetri capace di coprire 100 gradi, ci sono tornato in diverse stagioni e il risultato è d’effetto. È il momento che trionfa. In anni postpandemici e da quelle altezze ho dato forma a Cinque Terre inusuali”. La maestosità delle scogliere, l’esposione della bougainville, il mare in tempesta, le scale di Monesteroli, il dettaglio della colonnina incastonata in una casa a Vernazza, l’agave,… memoria, luce, vertigine delle Cinque Terre.

“Certe situazioni sono cambiate: la Via dell’Amore con tetto di pietra non c’è più. A livello paesaggistico non ho riscontrato molte variazioni. È la prospettiva dall’alto che rende i risultati diversi”. E soprattutto, l’emozione: “ancora oggi quando scatto devo emozionarmi”.

Il libro è introdotto da Patrizia Pittaluga, scrittrice e acquerellista di Genova, la quale fa appello alla fragilità di questi luoghi e aggiunge i propri disegni alle foto e porta la prefazione di Cristina Currarini, conduttrice di percorsi naturalistico-letterari per il Parco Letterario Eugenio Montale e il Parco Nazionale delle Cinque Terre, che patrocinano l’opera. Gli incontri con l’autore hanno avuto inizio a Levanto, presso i locali dell’Uni3 con presentazione di Laura Canale e proseguono domani 25 maggio a Busto Arsizio presso l’associazione Fotografica AF35mm; giovedì 28 maggio alla libreria ‘Liberi tutti’ della Spezia; l’8 agosto a Monterosso al Mare, all’interno della rassegna ‘Un mare di libri’; il 24 settembre alla biblioteca universitaria di via Balbi a Genova.

TRASMISSIONI

PODCAST

Intervista a Matteo Berrettini sul suo nuovo fidanzamento con Re Emanuela​