Otto cacciamine, quaranta persone di equipaggio ciascuno, una caserma di riferimento all’interno della base navale spezzina. E un futuro possibile in missione nello Stretto di Hormuz per sminare il chokepoint del Golfo Persico che è diventato il centro del mondo da oltre un mese, da quando cioè Stati Uniti e Israele hanno unilateralmente attaccato l’Iran che ha risposto interrompendo la navigazione proprio in quel tratto di mare.
Oggi la Marina Militare, nel suo notiziario, fa il punto su come operano le unità della classe Gaeta, costruito a Sarzana e custoditi alla Spezia. Lo scopo dei cacciamine, oltre ad assicurare una dettagliata mappatura del fondale, è individuare e distruggere ordigni subacquei a garanzia della sicurezza marittima e della libera navigazione. “I sofisticati sistemi impiegati da queste unità per le operazioni di contromisure mine sono costituiti da un sonar a profondità variabile per la ricerca e classificazione delle mine, molto efficace fino a quote di oltre 400 metri per questo tipo di target (con oggetti più grandi può essere efficace anche oltre i 1000 metri), un veicolo autonomo subacqueo Remus 300 che, con un team di palombari e tecnici specializzati, è impiegato per la scoperta, localizzazione e classificazione di mine navali e per la mappatura e scansione dei fondali con quote operative oltre i 300 metri, un Rov Pluto per identificazione ottica delle mine e operazioni di contro-minamento, con quote operative oltre i 600 metri oppure oltre i 300 metri e infine cariche di contro-minamento”.
La particolarità tecnica che rende unici i cacciamine italiani è lo scafo in vetroresina amagnetico, in grado di inibire i sensori magnetici delle mine. Il sistema di propulsione è pensato per ridurre al massimo l’acustica: durante le attività di condotta e individuazione delle mine, i motori e le altre apparecchiature, sono isolati acusticamente allo scopo di inibire i sensori acustici degli ordigni. Le operazioni Contromisure mine, di ricerca e classifica degli oggetti nella dimensione subacquea vengono svolte attraverso il sonar a profondità variabile che equipaggia i cacciamine o tramite il side scan sonar nel caso siano impiegati i veicoli unmanned come il Remus.
Strettissima la collaborazione con le professionalità dei palombari del Comsubin. “Per mezzo dei veicoli subacquei filoguidati vengono effettuate le attività di identificazione e di neutralizzazione dell’ordigno. Durante le operazioni di contrasto alle minacce subacquee, tuttavia, il team di palombari, specializzato nella ricerca, nel riconoscimento, nel disinnesco e nella neutralizzazione di qualsiasi tipologia di congegno esplosivo, può essere impiegato in alternativa ai veicoli filoguidati per il posizionamento di una carica di contro-minamento nei pressi della mina. Grazie alla disponibilità di autorespiratori amagnetici, silenziosi e frangi bolle, i palombari possono operare efficacemente contro qualsiasi tipo di mina navale anche per neutralizzazione e raccolta di informazioni operative”.
Oltre allo sminamento delle vie di navigazione, “i cacciamine della Marina Militare possono condurre la guida dei convogli lungo un canale precedentemente bonificato, con larghezza di circa 600 metri, con l’obiettivo di mantenere il convoglio sull’asse del canale e, laddove siano identificati sul transito oggetti sospetti attraverso i sensori in dotazione precedentemente descritti, guidare il convoglio stesso in modo da evitare il passaggio sull’area a rischio”. In aggiunta, i cacciamine svolgono una continua attività di supporto ai nuclei dei palombari del GOS per la rimozione e brillamento di ordigni bellici della seconda guerra mondiale. Uuna media di 15 ordigni all’anno.