Hanno nell’industria spezzina un attore chiave due dei livelli della difesa aerea Michelangelo Dome che Leonardo sperimenterà nel corso di quest’anno in Ucraina in alcune componenti operative che non sono state rese pubbliche. Si tratta del progetto di cupola di difesa aerea presentato lo scorso novembre e di cui ieri si è tornato a parlare a margine dell’approvazione del piano industriale 2026-2030 aggiornato. “C’è una richiesta enormi di sistemi di difesa, soprattutto da missili e sciami di droni come si è visto dai recenti sviluppi in Iran e Medio Oriente – ha detto l’ad e dg Roberto Cingolani -. Un trend che è nato in Ucraina. Servono risposte molto rapide e uno sforzo industriale, non solo di produzione ma anche di sviluppo perché le soluzioni non sono disponibili già pronte e vanno elaborate”.
La via italiana è un’architettura basata su sensori ed effettori diversi, gestita da un comando e controllo, che utilizza anche l’intelligenza artificiale con capacità predittiva. Una “dead zone” messa in pratica da una serie di sistemi d’arma che reagiscono a diversi tipi di minacce e a diversi “strati”, dal più lontano a quelli più prossimi all’infrastruttura critica da difendere. “Una concreta applicazione della visione multidominio del gruppo che contribuirà alla costruzione di capacità sovrane e interoperabili – ha sottolineato Cingolani -. Un’architettura di difesa integrata e aperta, progettata per rispondere ad uno scenario in cui le minacce alla sicurezza sono sempre più ibride e richiedono soluzioni nuove e pienamente interconnesse”.
Alla Spezia in particolare, nello stabilimento ex Oto Melara, si produce il cannone da 76 Sovraponte, un’artiglieria nata per essere montata sulle navi, che il mese scorso è stato anticipato nella sua prossima versione terrestre. Il cosiddetto Hystrix 76 ADS (Air Defence System) verrebbe montato su un rimorchio stradale insieme a un container che alloggia i sistemi elettronici di controllo e di comunicazione insieme a un generatore elettrico. Dovrebbe essere utilizzato principalmente a medio-corto raggio per abbattere i droni. Il cannone da 76 è già stato testato in Mar Rosso per questo scopo, durante la missione Aspides, dal caccia Duilio della Marina Militare.
Ma la Leonardo di Via Valdilocchi è anche coinvolta nello strato di difesa a lunga distanza. Una linea di produzione dell’ex Oto Melara si occupa infatti di realizzare il lanciatore (ma un tempo di faceva anche l’integrazione su camion) del sistema Samp T NG, di cui si è molto parlato di recente per il possibile invio a uno dei Paesi del Golfo Persico oggetto degli attacchi da parte dell’Iran. Consegnato a gennaio all’Esercito Italiano che assicura una “capacità di intercetto oltre i 150 kmda parte del nuovo missile Aster B1NT”, questo prodotto da MBDA, abbinata “al radar Kronos grand mobile high power di Leonardo che garantisce il rilevamento della minaccia a oltre 350 km di distanza, incrementando così la protezione delle forze dalle moderne minacce aeree e missilistiche, inclusi target balistici”. Lo stesso radar che sarà montato sulle Fremm Evo in produzione al Muggiano.
Non è stato svelato quali dei sistemi saranno tra quelli oggetto di test in Ucraina, ma è certo che l’Hystrix 76 ADS entro l’anno avrà pronto un primo prototipo da mettere alla prova. Leonardo stima che Michelangelo Dome “possa sbloccare 21 miliardi di euro di nuove opportunità di business nel prossimo decennio, di cui 6 miliardi tra il 2026 e il 2030, inclusi nel Piano Industriale aggiornato, ed ulteriori 15 miliardi tra il 2031 e il 2035, con ricadute attese su elettronica, cyber, droni, piattaforme ad ala fissa e rotante, integrazione di piattaforme, high performance computing/intelligenza artificiale e nuovi sistemi spaziali”.