Riforma sanitaria, l’opposizione compatta: “Legge affrettata e centralista. La Spezia deve dire no”

Il dibattito sul futuro della sanità spezzina che sta infiammando l’agone politico si prepara a vivere un nuovo capitolo lunedì sera con la discussione che animerà il consiglio comunale straordinario nel quale la minoranza chiederà alla città di prendere posizione con chiarezza, prima che una riforma giudicata “troppo rapida, troppo centralizzatrice e troppo rischiosa” possa segnare in modo irreversibile il futuro.

La minoranza questa mattina ha presentato in conferenza stampa la mozione e all’incontro hanno partecipato anche due consiglieri provinciali di opposizione, che hanno depositato un atto analogo in Provincia per contestare il disegno di legge.

Generico novembre 2025

Dalla conferenza stampa emerge una bocciatura netta e corale della riforma targata Bucci. La capogruppo del Partito democratico, Martina Giannetti, ha definito il provvedimento “impattante sul sistema sanitario come l’effetto di un meteorite”, ricordando come Asl 5 “sia quella che soffre di più, sia in termini di risorse sia di personale”. La riforma, sostiene, incide in maniera pesante sulla governance “accentrando a Genova il potere delle decisioni mentre alle aree territoriali resterebbero solo poteri gestionali e organizzativi”. Giannetti ha spiegato che la legge è stata approvata di recente dalla Giunta regionale e che “Bucci vorrebbe farla entrare in vigore a inizio 2026”, motivo per cui le forze di opposizione si sono coordinate “per portare una proposta e per tentare di frapporci a questa tempistica folle, coinvolgendo le forze sociali”. La consigliera ha accusato inoltre la maggioranza spezzina di aver impedito di calendarizzare la discussione prima della riunione del Consiglio delle autonomie locali, “così che non venisse portata la posizione spezzina. A colpi di maggioranza hanno scelto una data che è successiva a quella discussione”.

Preoccupazioni condivise anche da Roberto Centi, capogruppo di LeAli alla Spezia e responsabile regionale sanità di Sinistra italiana, che ha parlato di “provvedimento raffazzonato” destinato a produrre effetti negativi in tutta la Liguria. Anche un’eventuale fusione tra Asl 4 e Asl 5, ha sottolineato, “non sarebbe un vantaggio, visto che insieme vantano ben 500 addetti in meno di quelli previsti: a livello regionale sono l’ultima e la penultima”. Centi ha denunciato “un genovacentrismo aggravato”, con il rischio concreto che lavoratori e cittadini debbano spostarsi più di oggi per accedere ai servizi. “Per non attraversare la regione per un esame, finiranno per rivolgersi al privato convenzionato” ha affermato. Ha inoltre sollevato interrogativi sulla gestione del patrimonio, sulle pratiche Pnrr, sui debiti e crediti delle aziende e sulla sorte della pratica del nuovo ospedale: “Come saranno trasferite le competenze delle singole dirigenze a una Asl unica? Il progetto del Gaslini diffuso ha manifestato tantissimi problemi ed è quella la fine che farà la sanità ligure. Inoltre temiamo ci saranno conflitti giuridici per una riforma insensatamente rapida”.

A evidenziare l’assenza di un’analisi preliminare è stato anche Franco Vaira di Avantinsieme, secondo cui “quello che colpisce di più è la mancanza di analisi prima. Ogni territorio ha esigenze differenti. Questa proposta è una questione politica, di tecnico non c’è niente”. Per Vaira la riforma non risponde ai problemi reali: “Non ci sono ragioni epidemiologiche, tecniche. Non integra ospedale e territorio, e non c’è integrazione sociosanitaria”. I dati, ha ricordato, sono preoccupanti: “A livello di posti letto per acuti in Asl 5 siamo a meno 197, meno 120 per la riabilitazione e meno 1352 nelle Rsa. Eppure non c’è una parola su questo, né sull’assistenza domiciliare, né sulle case di comunità”. Da qui il timore di un “black out organizzativo”, espresso da diversi dirigenti sanitari. Vaira ha chiamato in causa anche i sindaci: “Saranno svuotati insieme ai poteri della Conferenza dei sindaci. Che dicono?”. La sua conclusione è netta: “È una operazione da fermare. Serve una riforma, ma fatta bene e dopo uno studio”.

Della stessa opinione Gabriella Crovara di Italia viva, che ha ricordato come la riforma non affronti il nodo del personale, con il rischio di trasferimenti forzati in un territorio dove “mancano medici di base e abbiamo cittadini anziani che devono spostarsi. È una legge affrettata, a rimetterci sarà il cittadino”.

Massimo Lombardi di Spezia bene comune ha parlato invece dell’“onda lunga dello smantellamento della sanità” e di un “errore clamoroso: costruire una riorganizzazione sanitaria senza considerare l’età media del territorio, molto elevata”. Secondo Lombardi, la riforma rappresenta “una sforbiciata unitaria su territori disomogenei” e non tiene conto delle proposte di sindacati e associazioni: “Non sono mai stati ascoltati”.

Le opposizioni hanno criticato anche le tempistiche del Consiglio comunale straordinario, convocato “22 giorni dopo la richiesta”, e hanno accusato Bucci di voler “marginalizzare i territori” proponendo una riforma che produrrebbe un risparmio annuo stimato di 250mila euro “a fronte di una spesa sanitaria regionale di 4,3 miliardi, l’80 per cento dell’intero budget della Regione”.

Sul fronte provinciale, Simone Regoli ha parlato di un’opposizione “unita su princìpi e concetti oggettivi”, dichiarando impossibile accettare una riforma che, a suo giudizio, nasconde “un progetto di privatizzazione della sanità”. Un timore condiviso anche dal collega Sandro Pietrobono, che ha ricordato come Bucci in campagna elettorale avesse promesso la riduzione dei tempi di attesa: “Oggi non ne parla più, ma va verso la riorganizzazione dei vertici sanitari. Come provincia siamo periferia e lo saremo ancora di più, e l’apprensione è ancora più forte per chi vive nelle aree interne”.

La mozione che arriverà in aula lunedì sera contesta nel merito e nel metodo il Disegno di legge 85/2025 e chiede una presa di posizione netta della città. Nel dispositivo finale, il testo “impegna il sindaco e la giunta ad esprimere nei confronti di Regione Liguria, direttamente nonché nelle sedi istituzionali opportune, la contrarietà al disegno di legge regionale n. 85/2025” e, contemporaneamente, “ad attivarsi nei confronti di Regione Liguria, nonché nelle sedi di competenza quali Anci Liguria e Consiglio delle autonomie locali, al fine di avviare un confronto per costruire collegialmente proposte migliorative del sistema sanitario che garantiscano il riconoscimento della nostra specificità territoriale oltre al superamento delle attuali criticità”.

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