La Rete spezzina Pace e Disarmo invita tutta la cittadinanza a partecipare al 198esimo presidio “Se vogliamo la Pace prepariamo la Pace”, in programma lunedì 28 settembre dalle 18 in piazza Mentana. Il tema dell’appuntamento sarà “Disinvestire dalla guerra, investire nella transizione giusta”.
La settimana dal 21 al 27 settembre viene indicata dalla Rete come una settimana particolare. Lunedì 21 si è celebrata la Giornata internazionale della pace, istituita dall’Onu per ricordare che la pace è un diritto e una responsabilità. Proprio il 21 settembre 2020 è nata Rete italiana Pace e Disarmo, dall’unione di due storiche esperienze della società civile, la Rete per la Pace e la Rete italiana Disarmo, che oggi ribadisce la volontà di lavorare per la pace, il disarmo e la nonviolenza.
Tra i risultati del percorso viene ricordata la raccolta di 57.136 firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la difesa civile, non armata e nonviolenta. Le firme sono state depositate venerdì 25 al Senato della Repubblica dalle reti promotrici della campagna “Un’altra difesa è possibile”.
La settimana dal 21 al 27 settembre è anche la “Settimana Globale di Azione per la Pace e la Giustizia Climatica”, che Rete italiana Pace e Disarmo ha contribuito a fondare e a lanciare tre anni fa. Una settimana di iniziative, azioni e mobilitazioni organizzate da gruppi di tutto il mondo e legate da un unico filo conduttore: disinvestire dalla guerra e investire nella transizione giusta.
Negli ultimi due anni gli Stati membri della Nato e dell’Ue si sono impegnati ad aumentare la loro spesa militare. Se raggiungessero l’obiettivo di spesa del 5% del Pil entro il 2035, sostiene la Rete, verrebbero dirottate verso il riarmo cifre enormi. Nel documento diffuso in vista del presidio viene inoltre ricordato che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato e che anche nel 2025 e nel 2026 si sono verificati eventi meteorologici estremi. Secondo gli esperti citati dalla Rete, entro il 2030 si supererà l’aumento di 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali.
Per la Rete è quindi necessario denunciare con forza la connessione tra guerra e crisi climatica, fermare la corsa al riarmo, ridurre le spese militari e aumentare quelle per sanità, scuola e welfare. Al tempo stesso, viene chiesto di rilanciare la cooperazione multilaterale, il disarmo e la diplomazia e di affermare che la sicurezza comune non si fonda sulle armi, sulla loro produzione e sulle guerre, ma sul benessere delle persone e del pianeta.
La Rete spezzina Pace e Disarmo porta il tema anche sul piano locale, sostenendo che il crescente bellicismo abbia effetti e ricadute sul territorio. Nel documento vengono citati il progetto Basi Blu, l’espansione dell’industria armiera, il rigassificatore di Panigaglia e l’oleodotto Nato per rifornire dalla Spezia le basi di Ghedi e Aviano.
Per la Rete, il futuro dell’industria spezzina non può dipendere dalla produzione e dal commercio di sistemi militari, continuando a sottrarre risorse al settore civile. A sostegno di questa posizione viene richiamata la crisi attraversata dalla provincia all’inizio degli anni Novanta dalle industrie militari. Le conseguenze sul territorio furono, secondo la Rete, molto pesanti: cassa integrazione, tagli ed effetto domino sull’indotto provocarono licenziamenti e chiusure a catena.
La crisi fu allora affrontata avviando un modello di riconversione industriale che la Rete considera vincente. Grazie all’utilizzo dei fondi europei, le competenze degli operai e dei tecnici furono traghettate verso il settore civile della nautica da diporto.
“A riprova che una transizione giusta non lascia indietro nessuno”, conclude la Rete spezzina Pace e Disarmo, invitando la cittadinanza a partecipare al presidio di lunedì.
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