Reggimonti si racconta, la tecnologia dà voce alla memoria del borgo

Sopra la costa di Bonassola, tra le pietre delle case, gli uliveti e i sentieri che scendono verso il mare, Reggimonti custodisce una storia che rischia di perdersi nel silenzio. Come accade in tanti piccoli borghi dell’entroterra, anche qui i cambiamenti economici e sociali hanno reso più difficile mantenere viva la comunità. Eppure, proprio dal racconto del territorio può arrivare un’occasione per riscoprire il paese e il suo patrimonio. A provarci è il progetto digitale disponibile su reggimonti.com, una guida multilingue che accompagna i visitatori alla scoperta del borgo attraverso sei tappe. Basta inquadrare i QR code collocati lungo il percorso oppure selezionare una destinazione dal sito per ascoltare le storie dei luoghi. I contenuti sono disponibili in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo e propongono tre diversi livelli di racconto, pensati per bambini, adulti e studiosi. Il percorso parte dalla chiesa di San Pietro Apostolo, descritta come «la chiesa più larga che lunga», e raggiunge il belvedere, da cui lo sguardo corre lungo la costa, da Punta Levanto al Mesco. Poi il racconto si fa più intimo e riporta alla vita di un tempo, attraverso le testimonianze di Vera e Mario, tra la piazzetta e le fasce coltivate. Ci sono anche il volo in parapendio sopra il borgo, i sentieri che conducono verso Bonassola tra ulivi e muretti a secco e le suggestioni dell’alba e del tramonto, quando il paesaggio cambia colore.

Non è soltanto una visita guidata in formato digitale. Dietro l’iniziativa c’è l’idea che un paese non sia fatto esclusivamente di edifici e scorci panoramici, ma anche di ricordi, consuetudini, lavoro e relazioni. Elementi che rischiano di scomparire quando le persone se ne vanno e le attività si fermano. Per questo la memoria degli abitanti diventa parte integrante del percorso: non una parentesi nostalgica, ma uno strumento per restituire significato ai luoghi. A rafforzare questo legame c’è anche il riconoscimento di Reggimonti tra i Luoghi del Cuore del FAI. Il sito ospita inoltre un video di Sergio Múñiz, che richiama l’attenzione sul rapporto tra il borgo, il paesaggio e la comunità. Un patrimonio che comprende anche gli uliveti, le fasce terrazzate e i muretti a secco, testimonianze di un equilibrio costruito nel tempo e che può essere mantenuto soltanto attraverso la cura e la frequentazione del territorio.

La tecnologia, in questo contesto, diventa un mezzo per rendere accessibile una storia senza snaturarla. I QR code e i contenuti online permettono di raggiungere visitatori di provenienze diverse, offrendo loro la possibilità di conoscere Reggimonti con tempi e modalità personali. È una forma di promozione compatibile con il turismo lento, che non punta necessariamente a grandi numeri, ma alla qualità dell’esperienza e alla capacità di far comprendere ciò che rende unico un luogo. Naturalmente, un’audioguida non può da sola invertire la tendenza allo spopolamento. Perché l’interesse di chi arriva si trasformi in un’opportunità concreta servono una comunità coinvolta, occasioni di incontro, servizi e iniziative capaci di mantenere vivo il paese durante tutto l’anno. Ma dare visibilità a un borgo e costruire un racconto riconoscibile rappresentano un punto di partenza.

Un borgo bellissimo che prova così a uscire dall’ombra senza rinunciare alla propria identità. Le sue pietre, i sentieri e le voci di chi lo ha abitato diventano parte di un itinerario che unisce memoria e innovazione. Perché salvaguardare un piccolo borgo significa anche questo: trovare nuovi modi per raccontarlo, affinché non resti soltanto un luogo da visitare, ma continui a essere un luogo da vivere.

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