Progetto di Cadimare, Cenerini assolto: non ha diffamato Peracchini. E ora chiederà verifiche sulla legittimità dei fondi Pnrr

La sentenza è stata pronunciata oggi dal giudice Mario De Bellis, che ha assolto Fabio Cenerini dall’accusa di diffamazione nei confronti del sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini con la formula “perché il fatto non costituisce reato”. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna al pagamento di 500 euro di multa. Le motivazioni saranno depositate entro 30 giorni.
Si chiude così la vicenda della querela che il primo cittadino ha mosso nei confronti del consigliere per il post pubblicato da Cenerini su Facebook il 25 febbraio 2024, il giorno successivo alla diffusione di un comunicato dell’amministrazione comunale sulla vicenda del rifacimento dell’ex lavanderia di Cadimare. Il consigliere aveva contestato la ricostruzione fornita dal Comune e accusato Peracchini di aver portato avanti un progetto contrario alla volontà dei residenti. Nel post Cenerini aveva scritto: “Hai tentato di fare una porcheria, forse per colpa di Cimino, ma l’hai scelto tu un inetto del genere, ovvero portare avanti un progetto contro la volontà della borgata. Vieni sgamato, con oltre 200 persone in aula a protestare, dove passi una serata incazzato e rosso come un peperone. Se Peracchini avesse avuto un briciolo d’intelligenza, avrebbe capito di aver perso e si sarebbe adeguato!”.
Il post proseguiva con un riferimento alle dichiarazioni del sindaco: “Invece no, continua ad accusare il Pd che non c’entra, visto che la mozione è di Cenerini, inoltre insiste a sostenere che l’amministrazione è sempre stata al fianco di associazioni e cittadini”. E ancora: “Caro Peracchini, io al tuo posto i cadamoti, non li farei incazzare più di tanto, hai fatto l’ennesima figuraccia, incassa e ascolta i cittadini, ma arrogante e antidemocratico come sei, non ti riesce proprio!”.

Questa mattina in Tribunale il legale di Peracchini, Giacomo Battistini, ha sostenuto che quelle espressioni avevano superato i limiti della critica politica, trasformandosi in attacchi personali. Secondo la prospettazione dell’accusa, le frasi andavano lette al di fuori del contesto della vicenda amministrativa e il consigliere avrebbe dovuto rivolgere le proprie contestazioni all’assessore competente, anziché concentrarle sul sindaco.

Di segno opposto le argomentazioni della difesa. L’avvocato Davide Garbini ha sostenuto che le parole contestate non potessero in alcun modo essere separate dal contesto in cui erano state pronunciate: “La critica politica diventa diffamazione solo se decontestualizzata”. Termini come “porcheria”, “l’intelligenza è un optional” e “antidemocratico”, secondo il legale, dovevano essere valutati considerando il ruolo di Cenerini, consigliere comunale che si rivolgeva al sindaco nell’ambito di una controversia politica, e non a un privato cittadino. Il post era stato pubblicato il giorno successivo al comunicato dell’amministrazione e riprendeva un articolo di giornale sulla vicenda.
Garbini ha richiamato più volte il concetto del diritto di critica politica e i suoi presupposti, dall’interesse sociale alla veridicità dei fatti fino alla continenza espressiva, sostenendo che le parole di Cenerini fossero una contestazione dell’operato del sindaco nell’esercizio delle sue funzioni. Il consigliere, ha ricordato la difesa, aveva presentato una mozione sulla vicenda circa venti giorni prima del post e si era occupato del progetto per mesi. Le espressioni utilizzate, per il legale, erano riferite all’azione amministrativa e non alla persona di Peracchini. Anche il comunicato del Comune, ha aggiunto, conteneva dichiarazioni dai toni netti.
L’avvocato Daniele Caprara ha insistito sulla necessità di non isolare le frasi dalla controversia che le aveva generate, contestando il tentativo della parte civile di separarle dalla vicenda di Cadimare. Al centro c’erano le proteste dei residenti contro il progetto, la partecipazione di circa duecento persone alla seduta del consiglio comunale e le dichiarazioni del sindaco sul numero dei presenti, indicato da Peracchini come “10, 20, 50, non so quanti fossero”. Caprara ha richiamato anche le contestazioni relative ai volumi dell’edificio, ai pochi metri di distanza dal mare e alla richiesta dei residenti di modificare il progetto. Cenerini inoltre non aveva chiesto di bloccare l’intervento e perdere i fondi, ma di apportare modifiche, come indicato nella mozione. Modifiche che, ha sostenuto il legale, furono poi effettivamente introdotte. È in questo quadro, secondo Caprara, che andavano lette le espressioni contestate, dalla “porcheria” all’accusa di arroganza e antidemocraticità.

Dopo l’assoluzione, Cenerini ha diffuso una dichiarazione nella quale ha ripercorso anche le altre vicende giudiziarie che lo hanno riguardato. “Evidentemente querelare chi dice la sua, cosa che fanno in pochi, ormai è un vizio! Solo negli ultimi tre anni ho avuto un decreto di condanna sulla querela della dottoressa Castellani, ho fatto opposizione e sono stato assolto; sono stato querelato da don Palei, e la querela è stata archiviata perché non c’era niente; e sono stato querelato sul nulla dal dottor Isolabella: ovviamente assolto. Ormai di mestiere faccio l’imputato”, ha scherzato.
Riferendosi alla sentenza, ha aggiunto: “Questa è l’ultima in ordine di tempo, ovviamente la più importante assoluzione, con la formula ‘perché il fatto non costituisce reato’, motivazioni della sentenza fra 30 giorni e per questo oltre che la giustizia ringrazio anche i miei avvocati, Caprara e Garbini, per la capacità e la passione che hanno messo nel dimostrare la mia assoluta innocenza”.

Cenerini ha collegato la querela ai contrasti politici con Peracchini e alla sua uscita dalla maggioranza, avvenuta nel luglio 2022. “La vicenda con Peracchini parte da lontano, dal fatto che io sono uno che in politica dice la sua, la cosa è stata tollerata da Peracchini per 5 anni, quando ero in maggioranza e lui non aveva la forza di fare diverso, poi una volta vinte le elezioni, in gran parte grazie alle sue liste civiche, ha voluto fare piazza pulita e intendo politicamente ovviamente, di chiunque avesse un pensiero diverso e osasse esternarlo, mentre lui ama solo gli applausi e le persone compiacenti”.

Nel suo intervento, il consigliere ha sostenuto che la contestazione relativa a Cadimare fosse legata alle affermazioni contenute nel comunicato comunale, in particolare a quella secondo cui “l’amministrazione è sempre stata al fianco di associazioni e cittadini”. Cenerini ha ricordato come i residenti non fossero stati coinvolti nella fase iniziale: il progetto, come venne raccontato all’epoca da Città della Spezia, fu presentato il 22 maggio 2023, alle 15, all’interno della base di Cadimare, e da quel momento partirono le contestazioni, gli articoli e le raccolte di firme. Ha inoltre sostenuto che l’amministrazione avesse affermato che il progetto non fosse modificabile senza perdere i fondi del Pnrr, mentre il contratto con il ministero avrebbe previsto la possibilità di introdurre varianti.

Cenerini ha contestato anche quanto riferito dal sindaco durante il processo, sostenendo che Peracchini non ricordasse la presenza di circa 250 persone in consiglio comunale e avesse dichiarato che i volumi dell’edificio non erano cambiati. Secondo il consigliere, invece, il responsabile unico del progetto, l’ingegnere Alessandro Trapani, avrebbe attestato per iscritto una riduzione dei volumi superiore al 30%. Cenerini ha inoltre richiamato la delibera di giunta numero 42 del 19 febbraio 2024, che riporterebbe una richiesta di variante presentata il 16 febbraio, tre giorni prima dell’approvazione.
“Una porcheria, come ho affermato nel post verso i cittadini di Cadimare, che non volevano quel progetto, mentre l’amministrazione continuava a millantare di averli coinvolti e che erano d’accordo su tutto, anche dopo averlo dovuto cambiare pochi giorni prima in seguito a grandi proteste durante la discussione della mia mozione in aula”, ha aggiunto il consigliere.

Cenerini ha infine annunciato che attenderà le motivazioni della sentenza prima di valutare eventuali iniziative legali, ma che invierà a interlocutori nazionali ed europei la documentazione relativa all’impiego dei fondi Pnrr per verificare la legittimità dell’operazione. Nel mirino, ha spiegato, ci sono i tempi con cui l’amministrazione avrebbe acquisito la titolarità dell’area e la mancata comunicazione al ministero della variante al progetto, aspetti sui quali il consigliere sostiene di avere riscontri ottenuti attraverso l’accesso agli atti.
La vicenda non è ancora conclusa.

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