La produzione segna una leggera flessione, la qualità rimane alta. Da venerdì a disposizione di tutti lungo Corso Cavour per Liguria da Bere 2026, la più importante manifestazione vinicola regionale, che mette in vetrina i vini liguri per tre giorni invitando a una passeggiata nel centro della Spezia. Se a livello globale ci si concentra sui dazi imposti dagli Stati Uniti sul prodotto italiano, che ha nel Nord America un mercato di sbocco privilegiato, nel locale si registra la contrazione dei litri imbottigliati per fattori che non basterà una tornata elettorale a cancellare.
Sono stati 15.644 gli ettolitri imbottigliati nel 2025, in calo del 3.5% rispetto all’anno precedente ai vini a indicazione geografica tipica e Doc della provincia spezzina. “Il calo si registra in particolare per le produzioni Doc delle Colline di Levanto e delle Cinque Terre, mentre per la Doc Colli di Luni la diminuzione è inferiore all’uno per cento. Le cause di questa sia pur non rilevante contrazione possono essere identificate in parte con fenomeni stagionali, il clima innanzitutto, poi con gli effetti delle devastazioni che gli animali selvatici producono nei vigneti e, talvolta, con la peronospora”, sottolinea Marco Casarino, segretario generale della Camera di Commercio Riviere di Liguria.

Lo Spezzino è diventato terra di vini ormai da qualche decennio. La Doc Colline di Levanto si articola in bianco, rosso e vermentino. La Doc Cinque Terre invece annovera il Cinque Terre, Costa de Campu, Costa de Sera, Costa da Posa, Sciacchetrà e Sciacchetrà Riserva. La Doc Colli di Luni comprende invece Colli di Luni Vermentino, Vermentino Superiore, Colli di Luni Bianco, Colli di Luni Rosso, Rosso Riserva e Albarola. Rosso, Bianco, Rosato, Passito Bianco, Passito Rosso, Ciliegiolo, Vermentino Nero, Merlot e Syrah le nove produzioni Igt del Liguria di Levante.

“Come fattori di medio lungo periodo – spiega Casarino – occorre segnalare la difficoltà del ricambio generazionale, soprattutto nelle Cinque Terre, che nel tempo genera una diminuzione delle superfici vitate. Il recente provvedimento, che ha innalzato la possibilità di reimpiantare i vigneti da 17 a 30 ettari all’anno su base regionale, non ha ancora potuto dispiegare gli auspicati effetti positivi sulla produzione. Da ultimo – conclude – non va sottovalutata la scelta, da parte di alcuni viticoltori, di orientare la propria produzione dal vino Doc all’Igt o a vini non certificati che, per particolari tecniche di vinificazione, soddisfano significative nicchie di mercato”.
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