Presidio ai Giardini con teli, carte e scacchi. I lavoratori bangladesi multati: “Non facciamo niente di male”

Carte da gioco, scacchi, Jenga, Taboo e teli stesi sull’erba. Così ieri sera decine di persone hanno partecipato ai Giardini pubblici al presidio organizzato dal comitato Riconvertiamo Seafuture – Restiamo umani per esprimere solidarietà ai dodici lavoratori bangladesi multati nei giorni scorsi dalla Polizia locale mentre trascorrevano il tempo libero serale giocando a carte. Un’iniziativa che ha trasformato il prato davanti al monumento alla Resistenza in un luogo di condivisione e di sostegno, con una raccolta fondi destinata ai lavoratori sanzionati.
L’iniziativa è nata dopo il caso che nei giorni scorsi ha visto i dodici cittadini bangladesi, in gran parte impiegati in Fincantieri e Sanlorenzo, venire sanzionati con multe da 200 euro per bivaccamento mentre si trovavano proprio in quell’area dei Giardini.

Molti dei presenti hanno scelto di sedersi direttamente sull’erba, tirando fuori da zaini e borse carte da gioco e giochi da tavolo che, per una sera, sono diventati giochi da prato. Un gesto simbolico con cui i partecipanti hanno voluto rivendicare la possibilità di vivere liberamente uno degli spazi verdi più frequentati del centro cittadino.

Tra i gruppetti di persone intente a giocare, appena un po’ in disparte, c’era anche qualcuno dei multati. “Quando lavoriamo per ore e ore nelle stive delle navi o degli yacht in costruzione la temperatura arriva anche a 50 gradi. Alla sera cerchiamo soltanto un po’ di fresco, andando in Passeggiata Morin o qui ai Giardini, ma non facciamo niente di male”, ha raccontato uno di loro.
Un altro ha spiegato di essere stato sanzionato senza nemmeno aver partecipato ad alcuna partita a carte: “Io sono stato multato per il solo fatto di essere lì presente a guardare altri che giocavano su una panchina, nemmeno sulle aiuole. Ed ero arrivato da due minuti…”.

Dalle testimonianze è emersa anche l’amarezza per il clima che a loro dire si è creato nei loro confronti dopo l’episodio. “Non vendiamo hashish, non abbiamo coltelli e quando andiamo via lasciamo tutto pulito come lo abbiamo trovato”. E ancora: “Sono dieci anni che lavoro alla Spezia e non avevo mai vissuto con la paura di uscire di casa e di girare per la città. Oggi, invece, è così. Per me e per tanti miei connazionali, anche perché non ci sentiamo protetti da nessuno”.
I fondi raccolti dagli organizzatori del presidio, che si è concluso intorno alla mezzanotte, saranno probabilmente utilizzati in una prima fase per sostenere le spese legali del ricorso che i sanzionati intendono presentare nelle prossime settimane.

Oltre alla solidarietà nei confronti dei lavoratori, il presidio ha rilanciato tra i presenti una riflessione più ampia sull’utilizzo degli spazi pubblici. I Giardini pubblici rappresentano l’unico polmone verde del centro città e, soprattutto nelle giornate di caldo intenso di queste settimane, un luogo dove trovare un po’ di sollievo rispetto al calore dell’asfalto e dei palazzi. L’auspicio dei partecipanti è che quanto accaduto ieri non rimanga un episodio isolato, ma segni un ritorno a vivere con naturalezza gli spazi comuni della città, attraverso forme semplici di socialità come sedersi sull’erba, giocare a carte o trascorrere qualche ora all’aperto.

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