Porto, viaggio tra i cantieri e i progetti per il futuro. Pisano: “Il mondo non aspetta”

C’è un modo per raccontare il porto che nessuna sala conferenze può restituire: viverlo dal mare. È da questa prospettiva che il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure orientale, Bruno Pisano, ha scelto di tracciare il bilancio del suo primo anno alla guida dello scalo spezzino. A bordo dell’elegante catamarano Alegria, salpato dalla Passeggiata Morin, la conferenza stampa si trasforma in un viaggio attraverso il presente e il futuro del porto: un percorso che consente di osservare direttamente dall’acqua i cantieri in corso e i progetti destinati a ridisegnare il waterfront e l’intero sistema portuale. Da Calata Paita sino a Fincantieri Muggiano, passando per i bacini in attuale e futura trasformazione, la filiera della nautica e della cantieristica con i suoi primati, le marine, il mondo della mitilicoltura e lo sguardo rivolto al futuro della diga foranea, ogni tappa è diventata l’occasione per fare il punto sulle opere avviate e sulle sfide che attendono il porto della Spezia. “E’ un momento di grande vivacità imprenditoriale per questo territorio. Mettiamo a frutto il grande lavoro messo a sistema nell’anno precedente anche da chi mi ha preceduto. Iniziamo a toccare con mano i primi frutti”.

Il tour inizia dall’area più prossima al centro città, quella della Calata Paita e del futuro terminal crociere: “Consegneremo il molo entro i primi mesi del 2027 per poi completare tutte le opere tra il 2028 e il 2029. In questa prima porzione di porto demoliremo i vecchi stabili oggi non più d’uso dopo di che anche tutta la parte dei container sarà spostata nelle nuove aree che Lsct sta costruendo. La Calata Paita dove sorgerà il terminal crociere, sarà così destinata al nuovo waterfront che potrà essere restituito alla città entro il 2029”.




Bruno Pisano e Federica Montaresi


 

Il giro prosegue transitando dal primo bacino con i citati investimenti sul nuovo molo crociere, ma non solo: “Stiamo lavorando sugli impianti di cold ironing sul molo crociere – spiega Pisano, accompagnato dalla segretaria generale di Adsp, Federica Montaresi -. La seconda fase dei collaudi prenderà il via i prossimi giorni: sono state eseguite prove a caldo ma senza il collegamento fisico dell’elettricità. E’ necessario per questo fare ulteriori prove e a quel punto potremo attaccare la spina alla nave. Sono uscite la settimana scorsa linee guida ministeriali per il cold ironing: così si può fare la gara. Nel frattempo stiamo procedendo con l’affidamento temporaneo che permette di preparare la procedura operativa”. E ancora: “Per completare lavori sul primo bacino verrà realizzata nella parte finale una palazzina per i servizi tecnici nautici. Qui sorge anche l’impianto Sepor che tratta la depurazione rifiuti delle aree marittime: sono stati fatti grandi investimenti, non sono molti in Italia ad averlo”.




Sepor


 

Novità anche nelle adiacenze del varco principale del porto al Canaletto dove l’area immediatamente attigua opposta all’edificio di Lsct ha già una destinazione fissata: “Lì verrà costruito un edificio similare per Contrepair”, la storica società che offre servizi di deposito, manutenzione e riparazione di container refrigerati e standard. Per la fascia di rispetto portuale ci sarà invece da attendere la fine di tutti i lavori perché prevede la necessaria opera di arretramento della fascia dei binari di una decina di metri che per forza di cosa sarà l’ultima cosa che rimarrà del “vecchio porto” per esigenze interne. Ci si sposta dunque nello specchio antistante il terzo bacino dove sono concentrate le attività commerciali del porto: “Un grande investimento privato da circa 400 milioni e per quel che ci riguarda un grande impegno per le relative opere di dragaggio. Qui verrà costruita una banchina da 600 metri per navi di ultima generazione. Abbiamo peraltro la necessità di arrivare a 12,50 metri di profondità per navi che oggi stanno ormeggiando in rada: e questo permetterà al molo nel 2027 di riceverle. I sedimenti come ben noto andranno alla diga di Genova, da settembre entreremo nella nuova fase dei conferimenti come da protocollo sottoscritto qualche settimana fa”. Ancora qualche passo e spunta il terminal di Tarros: “Qui c’è una gara bandita e assegnata per iniziare le opere di allungamento della banchina che accoglierà anche in questo caso navi più grosse. È l’inizio di un altro investimento che vale 100 milioni provenienti da fondi privati”. C’è ancora un po’ di costa da analizzare ma intanto Pisano si lascia andare ad un primo commento generalizzante: “L’attuazione del Prp porterà ad avvicinare la città a un traffico a minor impatto: tutta la parte commerciale e industriale a Levante mentre a Ponente rimane la marina militare. Anche a Marina di Carrara l’intendimento è analogo. Fare tutto sarà complesso, ci aspetta un periodo estremamente impegnativo perché non basta avviare percorsi ma bisogna portarli a conclusione perché il mondo non ci aspetta”.




Gru, piazzali e container del porto della Spezia


 

Alegria si muove verso il Miglio Blu (“anche qui saranno fatti investimenti per aumentare la capacità delle banchine”) e passa davanti al Polo della subacquea, che inizia a prendersi i suoi spazi all’interno del compendio del Cssn: “All’ex Arcola petrolifera, l’area riconvertita dopo che l’ex proprietario avrà terminato le opere di smontaggio. Lavori che si concluderanno verosimilmente prima della fine del 2027: lì sorgerà una sorta di cittadella della mitilicoltura con 42 strutture. Al Polo della Subacquea a breve saranno concretizzati investimenti per il recupero delle strutture: è un’eccellenza nazionale di cui andiamo orgogliosi. Per gli investimenti sui moli a Fincantieri siamo nella fase autorizzativa”. A ben guardare non c’è un pezzo di porto che non sia in cantiere o che non lo sarà presto: “E’ un momento di grande vivacità imprenditoriale per il golfo e vari settori hanno raggiunto livelli di eccellenza che permettono di investire. E naturalmente cresce la pressione per l’ente che supporta”. Inevitabile un ragionamento, una suggestione sulla balneabilità, per gli spezzini il grande e storico assente: “Per la diga foranea c’è un aggiornamento sulla richiesta di autorizzazione di impatto ambientale. Per questa zona stiamo parlando con tutti su un ragionamento ampio che preveda una riorganizzazione sia degli spazi mitilicoltura sia per gli spazi a mare. Intanto nei primi mesi dell’anno abbiamo ultimato le attività di spostamento dei vivai fuori diga per aver un’ulteriore tutela per quanto riguarda i raccolti”.




Il faro di Molo Italia e una nave da crociera ormeggiata al Molo Garibaldi


 

E sulla balneabilità della diga, altro tema quasi utopico per gli spezzini, la visione è aperta e torna a contemplare il settore crociere: “Il traffico crocieristico è una risorsa anche perché rappresenta una vetrina per la città e stimola tutta una serie di attività. Oggi siamo sopra una barca meravigliosa che porta i turisti in giro per il Golfo: non era così facile venti, trent’anni fa. Oggi lavorano 200 operatori Ncc per la parte nautica: è una economica che si è sviluppata sull’onda delle crociere. In questi giorni abbiamo commissionato un studio a Risposte Turismo per un aggiornamento di valutazione degli impatti del traffico crocieristico sulla città. Non solo legati all’escursionista che arriva con un tour acquistato sulla nave o autonomamente, ma di tutti quelli che sono gli impatti e i ritorni. La balneazione? Sviluppiamo progetti che nascono da lontano e che hanno un impronta. Dal dopoguerra alla Spezia manca questa possibilità, frutto di scelte che si sono susseguite nella storia di questa città. Non abbiamo avuto nessuna preclusione quando ci hanno riproposto la possibilità di balneazione della diga. Ci piacerebbe ragionare di un progetto complessivo di questa zona di golfo che contempli le esigenze: non so se sarà possibile e non facciamo promesse, ma ce la metteremo tutta. Sono spezzino e lo comprendo bene questo discorso. Non so se riusciremo ma a livello complessivo, parlando con tutti ci proveremo”. Proprio mentre Alegria torna sui suoi passi e davanti agli occhi di tutti si apre la visione sulla città vista dal mare, la domanda secca su una spiaggia in calata Paita magari sfruttando le tecnologie che oggi permettono di filtrare il mare e isolare acqua pulita, diventa quasi evocativa: “Noi abbiamo lavorato per liberarla in attesa di progetti. Vorremo, da par nostro, dare tempi certi che sono già un elemento…”.




Bruno Pisano


 

Mentre il catamarano ha già intrapreso la via della Morin per quello che sarà lo sbarco e la conclusione del sopralluogo, il discorso non può che non andare sulla riforma dei porti, fra la necessità di non pestarsi i piedi e i dubbi sull’autonomia finanziaria delle singole autorità portuali: “È partito un percorso di ascolto, è diffuso e quotidiano il dibattito. La nostra è una visione da tecnici: personalmente due giorni fa ero a Roma al Ministero dei Trasporti. Ovviamente anche da parte nostra sono arrivati i contributi per una serie di osservazioni. Li presenteremo come Assoporti, insieme: c’è bisogno di una riforma, di una regia nazionale sulla portualità anche per una competitività a livello internazionale, con investimenti mirati per crescere sui volumi. Nel contempo abbiamo potuto apprezzare che ormai 16 Adsp sono una grande risorsa perché permettono un dialogo con i territori. Quello che occorrerà è mantenere un equilibrio nazionale e le autonomie di gestione delle Adsp sul territorio. Anche il tema delle risorse che sarebbero drenate alle singole Autorità per passarle alla Porti d’Italia, su cui si dibatte, credo sia un fatto di equilibrio: se conferiamo denari ma ci ritornano indietro con grandi opere compensative non sarà una problema”.

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