Porto Venere, cento persone sfilano contro la scelta del Comune sul caso Cozzani: “Siamo tutti parte civile”

Si è svolta questa mattina a Porto Venere la manifestazione di protesta contro la scelta dell’amministrazione comunale di non costituirsi parte civile nel processo a carico dell’ex sindaco Matteo Cozzani, accusato di corruzione e turbativa d’asta. L’iniziativa, nata lo scorso marzo durante un’assemblea pubblica e promossa dalla consigliera di minoranza Francesca Sacconi, ha visto la partecipazione di circa un centinaio di persone. I manifestanti si sono radunati sotto il Palazzo civico indossando indumenti bianchi e mantelline con lo slogan “Io sono parte civile”, esponendo uno striscione con la scritta “Siamo tutti parte civile” e posizionando una sedia vuota con una fascia tricolore e il cartello “Assente ingiustificata”, in riferimento all’attuale sindaca Francesca Sturlese.

Il corteo si è mosso da via Garibaldi verso piazza Bastreri e ha attraversato il carrugio del paese, richiamando l’attenzione dei numerosi turisti presenti. Accompagnato da cori, fischietti e amplificatore, il gruppo ha raggiunto piazza Spallanzani per una foto collettiva, per poi concludere il percorso lungo calata Doria.

Al centro della contestazione vi è la decisione della giunta Sturlese di non rivalersi in sede penale sul suo predecessore. Cozzani, ex sindaco del borgo ed ex capo di gabinetto della Regione Liguria, comparirà il prossimo 15 luglio davanti al Gip della Spezia nell’udienza preliminare nata dall’inchiesta che nel 2024 ha coinvolto i vertici politici regionali. Secondo l’accusa, Cozzani avrebbe favorito alcuni imprenditori proprietari del Grand Hotel di Porto Venere nell’assegnazione dell’area dell’ex scuola elementare e nell’iter per uno stabilimento balneare sull’isola Palmaria, ottenendo in cambio vantaggi personali e professionali per i propri familiari.

La sindaca Sturlese ha difeso la scelta definendola una decisione ponderata e dettata da senso di responsabilità, precisando in una nota ufficiale che l’ente locale potrà comunque promuovere un’azione in sede civile per chiedere il risarcimento del danno solo a seguito di una eventuale sentenza di condanna e dopo la quantificazione delle perdite.

I consiglieri di opposizione Francesca Sacconi, Paolo Negro e Roberto Farnocchia, presenti alla mobilitazione, hanno espresso il loro fermo dissenso attraverso una nota congiunta volta a contestare la tesi del rinvio dell’azione legale: “L’amministrazione dimostra una totale mancanza di considerazione nei confronti dei cittadini. Sostenere che non ci si costituisce parte civile ‘per ora’ è un espediente retorico intollerabile. Se l’atto non verrà depositato il 15 luglio, in occasione della prima udienza preliminare alla Spezia, il Comune perderà definitivamente questa facoltà in sede penale. Anche l’ipotesi di un futuro processo civile appare debole e tardiva: quando si arriverà a quel punto, l’attuale sindaca non sarà più in carica e l’onere ricadrà su altre amministrazioni. La maggioranza parla di ‘senso di responsabilità’, ma non si comprende verso chi sia rivolto, dato che non tutela la cittadinanza. Al contrario, l’iniziativa di due ministeri che si sono già costituiti parte civile a Genova dimostra quale sia la corretta via istituzionale. La comunità ha compreso la strategia della giunta, che evita di assumersi la responsabilità di un procedimento scomodo, preferendo far passare il tempo. Non si tratta di senso di responsabilità, ma di una evidente rinuncia a difendere il territorio”.

Durante il tragitto è stato distribuito un volantino in cui i partecipanti hanno espresso forte preoccupazione per il livello raggiunto dalla gestione della cosa pubblica a Porto Venere. Tra i presenti è stato ribadito che la mancata costituzione ignora un evidente danno d’immagine e patrimoniale subito dal Comune, finito sui media nazionali per le vicende dell’ex scuola elementare. Secondo i manifestanti, la cittadinanza non deve rassegnarsi a una gestione dei beni pubblici orientata all’utilitarismo economico a favore dei privati, ricordando che il valore naturale, paesaggistico e storico del territorio, tutelato a livello internazionale, rappresenta un bene collettivo inalienabile che non può diventare merce di scambio.

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