La maggioranza in consiglio comunale alla Spezia bolla come “parziali, inesatte o prive di riscontro formale” le richieste dell’opposizione sul progetto Basi Blu e si impegna con un proprio ordine del giorno a “proseguire l’interlocuzione con il ministero della Difesa e la Marina Militare nel rispetto delle reciproche competenze e senza sovrapposizioni o strumentalizzazioni politiche”. Finisce poco dopo mezzanotte il consiglio comunale straordinario sul tema dell’ampliamento della base navale della Spezia per adeguarla agli standard Nato. Una serie di opere – moli, dragaggi e infrastrutture di supporto – per un valore superiore agli 800 milioni di euro per rendere possibile ospitare le unità maggiori dell’Alleanza e della Marina Militare. Quelle della Legge Navale del 2014, tuttora in fase di realizzazione, e quelle future tra cui potrebbero esserci anche navi a propulsione nucleare.
L’opposizione era arrivata a Palazzo Civico con un documento unitario frutto di una crasi tra diverse sensibilità, accomunate dalla richiesta di rendere la città un attore protagonista della vicenda ottenendo una commissione comunale permanente e puntando a ottenere dalla Marina Militare compensazioni in termini di dismissione di aree inutilizzate, la bonifica dell’ex Campo in Ferro, garanzie occupazionali per il territorio e in definitiva un’opera di trasparenza dalla Difesa. Il capogruppo di LeAli a Spezia, Roberto Centi, aveva dichiarato subito l’intento “propositivo” della mozione: “Vogliamo impegnare sindaci e giunta a farsi voce della città nei confronti di un progetto calato dall’alto. Non replicare la passività che vediamo già contraddistinguere l’amministrazione sui temi dell’area Enel, su Panigaglia e su Calata Paita”.
“Nessuno nega l’importanza storica della Marina Militare, ma negli ultimi anni sono mancate le interlocuzioni con la città. Un po’ per responsabilità politica e un po’ perché la Marina stessa non ha interesse nel portarle avanti”, ha sottolineato Centi. Citando poi il caso di Taranto, che invece ha ottenuto l’apertura a uso turistico di importanti aree di fronte al centro storico all’interno del suo arsenale e un vero e proprio contratto di sviluppo, e poi le parole del ministro Crosetto in sede di campagna elettorale per le amministrative della città pugliese: “Quello che non serve più alla Marina e alla Difesa deve essere restituito alla città e trasformato in volano di crescita, non abbandonato al degrado”
“Questo è un intervento strategico del ministero della Difesa che prevede una modernizzazione e un adeguamento agli standard della Nato di cui l’Italia fa parte – ricorda Alessandro Gai -. Non possiamo pensare di decidere in un consiglio comunale su un progetto di tale portata, sono cose che passano sopra la nostra testa. Il ministero nonostante ciò ha espresso la volontà di aprire una conferenza dei servizi preliminare. A fronte del fatto che il progetto Basi Blu riguarderà anche altre città come Taranto e Augusta, noi siamo gli unici a ottenere questa prerogativa”. In merito alle compensazioni in termini di dismissioni. “Ricordo che non ci sarà espansione delle zone militari perché la Marina si amplierà all’interno di aree già occupate – sottolinea il consigliere di Fratelli d’Italia -. Tutte le amministrazioni passato hanno chiesto cose alla Marina, da Pagano a Federici fino a Peracchini. Nessuno ha ottenuto alcunché. Mettendoci acriticamente contro a questo progetto non ci sarà la possibilità di trattare un’unghia”.
“Nel 2022 promettevate da Basi Blu ricadute sull’economia cittadina e garanzie occupazionali – ha ricordato Martina Giannetti del Partito Democratico -. Oggi non può bastare la promessa di una conferenza dei servizi di fronte a un progetto già acquisito. Il sindaco in queste ore invita la cittadinanza a partecipare alla presentazione del logo per La Spezia città del design, noi vorremmo che ai cittadini fosse garantita partecipazione anche in temi come Basi Blu”, illustra la consigliera, rimarcando la mancata bonifica dell’ex Campo in Ferro “che la Marina Militare smentisce di voler tombare parlamdo di messa in sicurezza operativa”. Ovvero, faranno notare dall’opposizione, la posa di “un telo di plastica sui rifiuti”.
“La conferenza dei servizi preliminare quando siamo già arrivati ai bandi è una presa in giro – commenta Andrea Montefiori del Partito Democratico -. In ogni caso come ci arriva il Comune della Spezia? Con quali idee, con quale piattaforma? Sarebbe servita una trattativa complessiva sul rapporto tra la città e la Difesa”.
Affettuoso il ricordo di Giorgia Lombardi di AVS di un arsenale che stimolava “un senso di collettività che non esiste più da quando ci lavorano solo trecento persone, occupando però le stesse aree di quando erano dodicimila”. La consigliera rimanda alla necessità di sviluppare “una visione di città, che voi della maggioranza volete lasciare ostaggio della Nato, senza prospettive occupazionali, ignorando l’inquinamento con cui convive. Impensabile che su 800 milioni di investimenti non ci sia un euro per le bonifiche. Sono un atto dovuto, non una compensazione. Non vogliamo che Campo in Ferro diventi ciò che Bagnoli è per Napoli dopo essere stata ignorata per decenni. L’amministrazione deve andare a parlare con il governo”.
La posizione più netta tra i banchi dell’opposizione è quella di Massimo Lombardi di Spezia Bene Comune che chiarisce di “non volere compensazioni e compromessi; noi vogliamo la demilitarizzazione della città” e sottolineando l’impegno dei Murati Vivi di Marola per garantirsi un nuovo accesso al mare. Il destino delle borgate di ponente, Marola in primis ma anche Cadimare, viene citato più volte anche in relazione ai serbatoi interrati sotto le colline che saranno riattivati. “Un investimento impattante che arriva in un momento storico in cui gli Stati contano sempre meno e le grandi compagnie sempre di più”, allarga lo sguardo Massimo Lombardi. “A livello occupazionale l’impatto sarà zero per il territorio. Questa resa al militare ci mostra tutta la debolezza della politica, non solo di questa amministrazione. Manca completamente la Valutazione Ambientale Strategica, che andrebbe associata a situazioni concomitanti come il vicino rigassificatore di Panigaglia”.
La presenza dell’impianto Snam a poche centinaia di metri in linea d’aria è il punto di contatto con Franco Vaira di Avantinsieme, la cui posizione è la più lontana dall’oltranzismo espresso da Lombardi nello spettro delle opposizioni. “In questa mozione non c’è il no secco alla presenza della Marina Militare – precisa il dottore -. C’è la considerazione che, per come è disegnato Basi Blu, non sarà un’occasione per la città e la sua provincia. Potrebbe diventarla, a patto di avere la forza di discutere con le autorità militari e con il governo, prendendo in considerazione i rischi connessi al vicino sito di Panigaglia”. Per Vaira riportare a usi civili strutture militari non più utilizzate è possibile “come dimostra quanto fatto in passato con l’ospedale marittimo Falcomatà per esempio”. Sul suo ordine del giorno tuttavia i colleghi di opposizione di asterranno.
Gli esponenti della maggioranza sottolineano come, per la sua natura stessa, sul progetto sia impossibile incidere a livello locale. “La città è nata attorno alla città e l’industria bellica vi ha portato sviluppo e ricchezza – l’excursus storico di Giacomo Peserico -. Ci siamo illusi dopo la Seconda Guerra Mondiale che le forze armate non servissero più, oggi però il mondo e cambiato in maniera repentina. A nessuno piace il ritorno ai venti di guerra e qui siamo tutti pacifisti, ma per risolvere con la diplomazia serve una politica di difesa. E poi un rinnovamento della presenza della Marina Militare può migliorare l’arsenale che oggi sembra Pompei, un sito archeologico. Prima di dire no a Basi Blu pensiamo all’alternativa: l’abbandono”. Per Peserico l’aumento di costo del progetto spezzino da 350 milioni a oltre 800 milioni non è frutto solo di un raddoppio del costruito ma ha “tra le cause gli aumenti di costo dei materiali dovuti agli effetti del bonus edilizio 110%”.
“Un progetto del genere può solo venire calato dall’alto viste le forze in gioco – taglia corto Fabio Cenerini -. Il fatto che si investa in maniera così massiccia sul nostro porto militare la trovo una cosa positiva. Non credo che sia vero che non ci sarà lavoro per la città”. Un suo emendamento inserisce un riferimento alle bonifiche dall’amianto nella zona di Marola, quindi in area arsenalizia, nell’ordine del giorno di maggioranza. “La Valutazione Ambientale Strategica è prevista e ci sarà lavoro per tante aziende del territorio”, rassicura Marco Zamponi di Spezia Vince che si sofferma poi sull’illustrare le particolarità del caso Taranto che rendono quel modello non applicabile alla Spezia secondo il suo giudizio. “Penso di parlare a nome della maggioranza: siamo a favore della pace e dell’ambiente – sottolinea Oscar Teja di Forza Italia -. La Marina Militare ha già dato tanto alla città, penso al Falcomatà e al Montagna. Su Basi Blu ci sono necessità di secretazione di alcuni atti perché si tratta di opere di difesa nazionale. Non è mancanza di dialogo”.
C’erano tanti marolini tra il centinaio di cittadini che, prima dell’avvio del consiglio comunale, si erano dati appuntamento per una manifestazione sotto Palazzo Civico. Molti di loro seguiranno poi i lavori in aula fino oltre la mezzanotte. “I cittadini presenti avrebbero avuto bisogno di sentire un sindaco che si occupasse realmente di un tema così impattante sulla propria vita – incalza Patrizia Flandoli di LeAli a Spezia -. Nella mozione di maggioranza non c’è nulla di tutto ciò. Marola non vuole essere pensata come una zona sacrificabile. Decisioni così importanti non possono essere prese senza il coinvolgimento della città, che merita di tornare protagonista del proprio destino”. Amaro Dino Falugiani del Partito Democratico a ridosso delle votazioni: “In pratica la maggioranza dichiara di voler stare a guardare, prendendo atto di quello che decideranno per la Spezia il ministero della Difesa e la Marina Militare – la sua sintesi -. Una posizione debole e succube. Temo che la popolazione di Marola finirà per perdere anche quell’accesso al mare che ha oggi”.
Prende la parola il sindaco Pierluigi Peracchini rivendicando un “impegno pari e anche maggiore ai miei predecessori” sul tema della aree militari. “Abbiamo fatto un lavoro importante rivedendo l’accordo fatto in passato con la ministra Pinotti e il presidente Burlando per il Falcomatà e il Montagna, che sarebbe costato milioni di euro in oneri per la città – dice il primo cittadino -. L’affitto delle aree di Marola che non abbiamo formalizzato erano subordinate alla costruzione di una scala che scavalcava le mura storiche, progetto bocciato dalla Soprintendenza. Servono accordi diversi. Il dialogo con la Marina Militare c’è sempre stato, ma nel frattempo ci sono stati anche Covid e guerra in Ucraina. Lo studio affidato al Rina per razionalizzare l’arsenale, di cui parlava il ministro Crosetto tempo fa, sarà ripreso solo con il venire meno delle tensioni internazionali. Basi Blu è un progetto nell’interesse dell’Italia tutta. Abbiamo avuto decenni di deserto nella base navale, ora finalmente qualcosa si muove”. Sul punto replica Giannetti: “Avete ripetuto per tutta la sera che l’amministrazione comunale non ha margini di trattativa con la Difesa, ora criticate invece le trattative fatte dalle amministrazioni precedenti. Dovreste mettervi d’accordo con voi stessi”.
L’ordine del giorno passa con il voto compatto della maggioranza, Cenerini compreso. Vi si sottolinea come “l’iter di approvazione del progetto di fattibilità tecnico-economica include la caratterizzazione ambientale dei siti” e si prevedono “ricadute positive sotto il profilo economico, occupazione e industriale sull’indotto”. Entro l’anno si attendono i bandi per assegnare i lavori che nei prossimi dieci anni riguarderanno dragaggi, banchinamenti, reti idriche e antincendio, distribuzione elettrica, telecomunicazioni e carburanti. Il cantiere dovrebbe prendere vita nel 2027.