Il Comitato per l’immediata dismissione del rigassificatore di Panigaglia chiede alle istituzioni di chiarire le ragioni del fermo dello stabilimento. Secondo quanto riferito dal portavoce Fabio Ratto, l’ultima gasiera avrebbe raggiunto Panigaglia il 23 luglio e, a oltre un mese di distanza, non ci sarebbero stati ulteriori rifornimenti.
Il Comitato torna così a sollecitare la chiusura dell’impianto, che definisce “pericoloso e nocivo” per l’ambiente e la salute della popolazione, richiamando anche le attività di truck loading e vessel reloading collegate allo stabilimento. Nel comunicato viene inoltre sottolineata la collocazione dell’impianto all’interno del Golfo della Spezia e la presenza, nell’area, di numerose infrastrutture considerate sensibili.
Secondo Ratto, le recenti guerre in Ucraina e nel Golfo Persico hanno evidenziato la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche, considerate possibili obiettivi in caso di attacchi. Il Comitato sostiene quindi che il rigassificatore di Panigaglia, essendo l’unico impianto di questo tipo collocato a terra e vicino ad abitazioni e attività civili e militari, sarebbe particolarmente esposto.
“Un attacco di guerra o terroristico nei confronti dell’impianto di Panigaglia provocherebbe effetti devastanti”, sostiene il Comitato, che respinge l’accusa di allarmismo e parla invece di una “constatazione”. Nel comunicato viene inoltre evidenziata l’assenza alla Spezia del sistema di difesa missilistica Samp-T e la difficoltà, secondo il Comitato, di impedire contemporaneamente le attività marittime nel Golfo e di bloccare l’unica strada di collegamento tra Porto Venere e la Spezia.
Il fermo prolungato dello stabilimento viene infine utilizzato dal Comitato per contestare la sua rilevanza strategica. “Ciò avvalora che è fuffa la difesa dei soliti noti”, afferma Ratto, sostenendo che l’impianto sarebbe strategico soprattutto per il business di Snam e ricordando che l’Italia, secondo i dati pubblici citati nel comunicato, esporta gas.
Il Comitato chiede quindi che venga resa pubblica la ragione dell’interruzione delle attività e invita istituzioni, autorità e soggetti responsabili della sicurezza a fornire informazioni alla popolazione.
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