Un poliziotto del reparto Mobile della Questura di Genova ha riportato una diagnosi di “ipoacusia e acufene da esposizione a rumore intenso” a seguito dell’esplosione di un petardo avvenuta lo scorso maggio durante una giornata in cui si tennero due manifestazioni di segno politico opposto alla Spezia, in cui faceva parte del servizio d’ordine. Lo fa sapere il sindacato Silp Cgil Liguria che si schiera “accanto al collega ferito”. Condannato il responsabile: un anno, tre mesi e dieci giorni di reclusione.
“Ci sono ferite che si vedono e ferite che non si vedono. Quelle che non si vedono, troppo spesso, non vengono nemmeno contate”, sottolinea il sindacato che ricorda “uno di quegli scenari che chi lavora in ordine pubblico conosce bene: cortei che si avvicinano, distanze che si accorciano, tensione che sale in pochi secondi. Quando le due parti giungono a vista, la situazione precipita. All’altezza dello schieramento vengono lanciati tre ordigni esplosivi, che deflagrano a pochi metri dai colleghi. Un collega accusa immediatamente uno stato di stordimento, ma resta in servizio, come accade quasi sempre, perché la squadra è schierata e non ci si sfila. Solo al rientro a Genova si reca al pronto soccorso. Non è un incidente, è un rischio professionale. Il lancio di ordigni esplosivi contro operatori schierati non è un eccesso di piazza, non è folklore, non è ‘un petardo’. È un atto che espone a un rischio concreto di lesione permanente, e in questo caso una lesione permanente l’ha prodotta”.
“L’acufene è una condizione che non lascia cicatrici visibili e per questo viene sistematicamente sottovalutata – continua la Silp Cgil -. Chi ne soffre convive con un rumore che non si spegne mai: incide sul sonno, sulla concentrazione, sull’umore, sulla vita familiare, sulla stessa capacità di svolgere il servizio. Non esiste un cerotto. Non esiste una guarigione garantita. Esiste solo una persona che, dopo quel boato, non tornerà più a sentire come prima. A questo collega, e a tutte le colleghe e i colleghi che quel giorno erano schierati con lui, va la piena e non rituale vicinanza del Silp Cgil Liguria”.
Oltre alla condanna alla pena di un anno, tre mesi e dieci giorni di reclusione, al colpevole spetta anche il risarcimento dei danni sia alla vittima che a Silp Cgil, schieratasi e riconosciuta come parte civile nel processo a fianco del lavoratore quale organizzazione sindacale operante per a tutela degli interessi collettivi dei lavoratori lesi dalle condotte del reo. Si tratta di condanna in primo grado e quindi non ancora definitiva, ma importante quale precedente in materia a tutela dei colleghi e del ruolo del sindacato a tal fine che è stato riconosciuto. Resta però una domanda che come organizzazione sindacale continueremo a porre: il danno che quel collega si porterà dietro non finisce quando finisce il processo. La lesione permanente non si estingue con la pena. Per questo la risposta giudiziaria, per quanto necessaria, non può mai essere l’unica risposta che lo Stato dà a chi si è fatto male mentre lavorava per lo Stato. Il Silp Cgil Liguria continuerà, anche tramite il proprio legale fiduciario che ha seguito il caso, l’avvocato Carlo Golda, a stare accanto a questo collega in ogni grado di giudizio e sede, e a chiunque si trovi nella stessa condizione. Chi indossa l’uniforme accetta il rischio, non l’abbandono”.
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