Ancora un primo premio per i Grandi e Fanti, vincitori con “Munteneigru” della categoria “gruppi” nella venticinquesima edizione del Festival San Giorgio, l’unico festival dedicato alla canzone in lingua ligure. “Nelle nostre ultime tre partecipazioni, abbiamo sempre vinto il primo posto”, commenta un emozionato Davide Bozzo. “Nella storia del Festival, questa è la sesta vittoria, più due premi speciali”. Lui accompagna la band sin dagli esordi, ha scritto i primi testi con Enrico Bonanini, “mi occupo di verificarne la grammatica e l’ortografia”. Lo faceva con i genitori e questa è l’ultima canzone corretta assieme alla madre. C’è un bus intero partito da Riomaggiore per sostenere il gruppo di casa ad Albenga. “Mah: di solito si piazzano bene”, esterna l’amico Alex pre-gara. Diletta va oltre, pronostica una vincita anche per la serata: “Non ho nessun dubbio”. La vicesindaca Vittoria Capellini “È sempre un’emozione essere qui a supportare i Grandi e Fanti; quest’anno ancora di più visto che la canzone è dedicata al santuario di Montenero, un santuario molto venerato e amato da tutte e quattro le frazioni del Comune di Riomaggiore”. Testo e musica sono di Simone Carrodano, il “fante” bassista, il quale ne rievoca la genesi: “Sai che mi è quasi venuta di getto? Era la Pentecoste e non ero potuto andare al santuario, come di consuetudine. Ero a casa, ci ho ripensato e… è uscito così quandu e passu de chì e deivu fermarme e farme en ziu ensû ciasau…”.
Francesco Buttà, voce del gruppo, l’aveva provata solo con la chitarra dentro la chiesa, a porte chiuse, in un’intima versione, prima di partire per Albenga. “È una canzone dedicata a Montenero – annuncia dal palco di gara -, ma è una canzone che abbraccia tutte le Cinque Terre, con i loro santuari che vegliano i paesi dall’alto. Luoghi diversi, ciascuno con la propria storia, patronato, devozione popolare, uniti dal paesaggio e dal patrimonio spirituale comune”. Una canzone per tutte le comunità e per tutti i santuari mariani delle Cinque Terre e della Liguria.
Sono il gruppo più numeroso sul palco, i Grandi e Fanti: ben nove elementi. Francesco Buttà duetta con la figlia Anna; alla batteria c’è Rudy Greco, un prestito da Vernazza; Maurizio Fazioli è alla chitarra elettrica; le sorelle Bonfiglio sono alla chitarra, Martina alla chitarra folk e Alice alla chitarra classica; Simone Carrodano al basso; Lorenzo Pintus alla tastiera per la prima volta è affiancato da un’altra tastierista, la più giovane dei fanti e dei grandi, Chiara Giacchetti. “Pensare che quando sono arrivato nel 2020 non c’era nemmeno una tastiera e oggi ce ne sono due!”, commenta Pintus.
Una serata partecipatissima, con il consigliere di Regione Liguria Angelo Vaccarezza presente sino al termine delle cerimonie di premiazioni, oltre l’una e mezzo di notte. La conduzione affidata a Silvia Bazzano, direttrice artistica, con l’animazione dell’attore Andrea Carretti. Presidente di giuria il cantante Michele, particolarmente amato tra le “grandi” del bus dei “Grandi e Fanti”. “Se mi vuoi lascia-are! Dimmi almeno… perché!”, si mormorava in platea rivedendo nel cantante di oggi il Michele ragazzo all’apice del successo. “Tua sorella si chiama Laura per sua canzone!”, spiega la signora Paola. Anche senza saperlo, Michele da presidente della giuria si concede al pubblico. “Avevamo una casa a Ronco Scrivia e i vicini di casa cantavano sempre i trallalero. Io non sono ligure, ma la mia avventura musicale è cominciata così: tra un trallalero e il rock and roll”. E a chiosare il discorso, lui, che si considera il padre del duo folk I Trilli, li omaggia con una versione di Trilli Trilli che il pubblico canta con lui. “Quando sono stato in Cile con Reverberi, parlavo con lui in dialetto genovese, la cameriera cilena rideva. Mi dicevo cosa avrà mai da ridere? Ha chiamato il cameriere: si chiamava Mario, era di Chiavari, aveva tutti i cd de I Trilli e le videocassette di Govi”.
Tanti gli accenti, le canzoni e le storie di Liguria che si succedono sul palco del Festival San Giorgio. Nella categoria “solisti” il premio è stato vinto da Massimiliano Torrigino, che ha presentato una canzone dedicata a Wimbledon, celebre tempio dello sport inglese. “Non sembra zeneize, ma basta dire Wiiiiimbledon con la giusta pronuncia!”, ha commentato l’autore. Il Premio Speciale della Consulta Ligure, consegnato dal presidente Giorgio Oddone, è stato consegnato al gruppo Gli Anto per la canzone “Cuxin d’amò, tradiçiun e stöia”, dedicata alla comunità partita da Genova Pegli, emigrata dalla Tunisia in Sardegna, nella zona di Carloforte, dove ancora oggi, dopo secoli, si parla una variante del genovese. Tra canzoni più ironiche, più piccanti, più intimiste, spicca ancora la provincia spezzina con il brano dei Mandillà, gruppo di Moneglia, ispirato alla casa con il punto interrogativo di Brugnato: alla loro “A ca’ da domanda”, va il premio per miglior testo. La canzone racconta la storia legata al proprietario della casa, emigrato in Scozia a inizio Novecento in cerca di fortuna, il quale torna nella propria terra spinto dalla nostalgia. Però una serie di eventi tragici lo spingono a ripartire. Il punto interrogativo sulla facciata, visibile anche dall’autostrada, da’ il titolo e incarna il simbolo del mistero.
Ultima canzone, con tutti i premiati sul palco e nuovo appuntamento per la canzone in dialetto ligure. I vincitori, I Grandi e Fanti, danno appuntamento a luglio per l’ormai tradizionale Rimazû Folk Festival, il Festival di musica folk a Riomaggiore. Si potrà risentire Munteneigru, ma anche altre canzoni finaliste del Festival San Giorgio. Francesco Buttà non nasconde la soddisfazione di aver portato la band al primo posto, ma ricorda: “la parte più bella è sempre il terzo tempo. Quella in cui si aprono bottiglie di mirto fatto in casa, in cui ci si scambiano canzoni, in cui la erre ligure del dialetto di Rossiglione si mescola alla nostra, armonizzata da sei corde di chitarra”. Scherzando, il consigliere Vaccarezza rimarca l’accento ligure del levante, dicendo che di tanta diversificazione la radice è comune, come la musica. “Poi, si sa, come liguri andiamo più d’accordo con l’accento più lontano”.