Multe ai bangladesi, il comitato rilancia il presidio di protesta: “Riprendiamoci il senso degli spazi pubblici”. Intanto i lettori si dividono

Nell’appello diffuso alla vigilia dell’iniziativa, il comitato Riconvertiamo Sea Future – Restiamo umani torna anche sulle motivazioni del presidio di protesta in programma domani, sabato 11 luglio alle 21, sostenendo che i dodici lavoratori bangladesi sanzionati, molti dei quali impiegati nei cantieri spezzini, non avessero arrecato alcun danno ai Giardini pubblici né causato disturbo.

Nel comunicato il comitato torna anche sulle ragioni della protesta, sostenendo che la vicenda abbia suscitato indignazione perché “si assiste al sistema che se la prende con i più deboli”. Da qui anche alcune domande: “Sarebbe successo lo stesso se il gruppo fosse stato composto da persone bianche e italiane? E se si fosse trattato di turisti scesi da una nave da crociera?”, interrogativi ai quali gli organizzatori rispondono che “no è la risposta più probabile”, denunciando quella che definiscono “la matrice xenofoba della società e un’azione punitiva e securitaria delle istituzioni”.

Nel mirino finiscono anche le politiche cittadine sugli spazi pubblici. Gli organizzatori parlano di una città che “restringe gli spazi pubblici”, dove i Giardini rischiano di trasformarsi “in cartolina per pochi”, e denunciano “un’ulteriore forma di militarizzazione degli spazi”. Da qui l’invito a “riprenderci il senso degli spazi pubblici, della socialità democratica, dal basso, spontanea, libera” e il richiamo finale alle istituzioni: “Il regolamento del verde non vieta a nessuno di sedersi sul prato”.

Intanto il dibattito scatenato dalla vicenda non si arresta, e in redazione continuano ad arrivare contributi.
“Gentile redazione, vi scrivo come cittadina per la vicenda delle multe elevate nei confronti dei bangladesi. Mi sono molto meravigliata – ci scrive Antonietta Zaccone – che in questi giorni nessuna istituzione (sindaco, comandante dei Vigili urbani) si sia preoccupata di fornire una spiegazione. Infatti per come il tutto viene descritto sui media, quelle persone si sono sdraiate sull’erba a riposarsi e giocare, cosa che in altri Paesi democratici è consentito. Allora una si chiede perché tanta severità verso i bangladesi e poca o nessuna attenzione verso chi ha comportamenti pericolosi, quali monopattini e biciclette che sfrecciano sui marciapiedi? Questo è solo un esempio tra tanti che si possono fare.Viene spontanea una domanda: meglio salvaguardare l’erba o l’incolumità dei cittadini?”.

Di opinione diametralmente opposta la lettera inviata da un altro lettore.
“Le norme, le disposizioni i regolamenti, vanno applicate e non in modo discrezionale. Alla discrezionalità intesa come un “chiudere un occhio e volte anche tutti e due” ci ha abituato una burocrazia geneticamente borbonica, connivente con una politica basata sul favore. E questo è uno dei mali del Paese, quello che fa fuggire gli investitori, che impedisce ai migliori non solo di emergere, ma di sopravvivere. Superflui sarebbero gli esempi. Perciò – si legge nella lettera di Giorgio Di Sacco Rolla – trovo schizofrenica una certa sinistra che da un lato un giorno sì e l’altro pure invoca il rispetto delle leggi, della Carta costituzionale cui si rivolge con lo zelo dei farisei, dall’altro non appena dei vigili urbani fanno rispettare un regolamento comunale, grida al razzismo, legge dietro la sanzione ai lavoratori sfruttati che si riposano occupando aiuole e lasciando cartoni cartacce e cicche (senza dimenticare il disinvolto uso di adibire alberi e siepi a vespasiani), lo spirito razzista e di classe, costruendo una “narrazione”, locuzione di moda tra gli intellettuali di tendenza che scelgo di usare virgolettandola, che nasconde la verità dei fatti e argomenta con il solito benaltrismo. L’educazione al vivere civile ed alla costituzione si fa a partire dall’esempio, dal ribadire che la democrazia si fonda sul rispetto di leggi e disposizioni che sono espressione della volontà popolare. Questo è quello che volevano i padri costituenti. “Vietato vietare” è uno slogan obsoleto che “intenerisce il core” soltanto agli anziani e a qualche giovane che prova a scimmiottare patetici nonni che non vogliono invecchiare”.

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