“Io non sono così pessimista”. Prova a guardare il bicchiere mezzo pieno Luigi Micheli, per quasi dieci anni dirigente dello Spezia nell’epoca Gabriele Volpi. Presente allo Stadio dei Marmi lunedì, l’ex amministratore delegato parla ai microfoni di Radio Picco, la trasmissione in onda dal lunedì al venerdì alle 18 sulle frequenze di RLV – La Radio A Colori. “La prima mezz’ora ho visto un bello Spezia, come in altre partite. Nove anni di Spezia non si scordano, non me ne perdo una. Fino al gol di Calabrese lo Spezia aveva fatto il suo, poi alla prima occasione va sotto. Ma è anche figlio della classifica, perché restano le paure”.
L’occasione di Aurelio ha cambiato tutto.
“Assolutamente. Questa squadra ha un problema mentale. Lo Spezia è un buono organico, ha un buon allenatore, ma il calcio è questo. Mi successe nel primo anno di B, dopo il Triplete. Cambiammo tre allenatori, perdemmo in casa 6-0 con il Novara, non riuscivamo ad uscirne e la squadra era forte. Ci sono giocatori come Valoti che all’epoca di Volpi lo abbiamo inseguito per anni e non ce lo siamo mai potuti permettere. C’è ancora la possibilità di tirarsi fuori e me lo auguro, non lo merita questa società molto seria e non lo merita questo pubblico. Le prossime due partite sono fondamentali”.
La classifica tiene ancora in vita lo Spezia.
“Ci sono quattro punti dalla salvezza diretta, peraltro con tanti scontri tra queste squadre. Vediamo una partita alla volta, intanto si vinca con il Mantova”.
È un momento delicato anche lato tifoseria…
“L’importante è vincere con il Mantova, le contestazioni ci sono sempre fatte quando le cose non vanno bene. Dopo la sconfitta con il Novara siamo usciti dal Picco alle 2 di notte. In questo momento deve esserci unione di intenti tra società, dirigenza, squadra e pubblico. La gente di Spezia è sempre stata l’uomo in più, nei novanta minuti si deve supportare la squadra e tifare, per far sentire i giocatori spinti dal pubblico”.
È stata spesso messa in discussione la dirigenza.
“Da esterno è difficile parlare. Lo Spezia ha ottimi professionisti, tanti ragazzi che sono stati assunti da me, Volpi e Grazzini. È un peccato, una proprietà così importante meriterebbe altri risultati. Con Volpi ci siamo tolti grandissime soddisfazioni anche se abbiamo perso molti play-off. Forse ragionavamo meno all’americana, era una società più snella, ora l’organizzazione è importante. E anche i costi sono importanti”.
E la testa e il corpo non sono nello stesso luogo.
“Ma anche con Volpi era così, ma ci sentivamo tutti i giorni come penso facciano loro. Anzi, ora i tempi rendono le cose più semplici. Ritengo il management e la proprietà importanti, mi auguro si salvi anche per lo stadio che hanno costruito: ce ne sono pochi in Italia”.
Dall’epoca Volpi l’appeal dello Spezia è cambiato enormemente.
“Ricordo le parole di Volpi, che aveva due obiettivi all’inizio della sua avventura. Il sociale e il centro sportivo, per portare i giovani in prima squadra. Se vai a vedere chi gioca in A o B o all’estero, ci sono 12-13 ragazzi usciti dalla cantera di Volpi. Mi auguro che questa proprietà vada su questa strada. Nel calcio di oggi un anno puoi mettere 30 milioni, poi non puoi più. Anche con Volpi è successo così”.
D’Angelo è l’unico a poter salvare questo Spezia?
“È un allenatore di esperienza, ha tirato già fuori lo Spezia da una situazione così. In Serie B basta una scintilla e lo dice anche la storia dello Spezia. Ricordo l’anno di Gallo, la gente ai cancelli per mandarlo via. O con Angelozzi per far mandar via Italiano, poi arriva Gudjhonsen e vinciamo a Pescara. Basta una scintilla, se si supera questa paura la squadra è in gamba, con ragazzi seri. L’impegno a Carrara c’è stato, gli episodi però condannano e l’anno scorso era tutto diverso”.
La fiducia fa la differenza.
“Ma hai visto il gol di Abiuso? È in fiducia, tira da tutte le parti. Ricordo successe un anno a Spezia a Catellani, fece capocannoniere. Artistico è una punta brava, l’ho avuto a Cosenza e lo vedevo che era un bel calciatore. L’organico c’è da tirarsi fuori, me lo auguro perché ho passato anni meravigliosi a Spezia”.
Tornerebbe allo Spezia?
“Ci sono professionisti validissimi. Sarei bugiardo a dire che non tornerei, però in questo momento ci sono uomini che stimo, come Andrea Gazzoli. Non è necessario cambiare”.