Nei giorni scorsi si è svolto l’incontro tra i rappresentanti del comitato Gru e l’assessore ai Servizi sociali del Comune della Spezia, Lorenzo Brogi, a seguito della petizione e della levata di scudi di alcuni residenti del quartiere Umbertino. Al centro del confronto la decisione dell’amministrazione di destinare un appartamento al terzo piano di un palazzo di piazza Brin a funzioni sociali.
L’assessore Brogi ha chiarito la natura del progetto, inserendolo nell’ambito delle politiche abitative finanziate dal Pnrr: “Parliamo di un appartamento di proprietà comunale destinato ad alloggio abitativo. Ma abbiamo pensato a una funzione differente nell’ambito del progetto Housing first finanziato con fondi Pnrr, che prevede uno spazio di incontro per le associazioni. Non ci sarà l’accesso al pubblico e verrà esteso un disciplinare per l’utilizzo dell’alloggio. Passiamo da un appartamento abbandonato da tempo a un recupero, e non ci sarà nessuna targa che lo segnali all’esterno. Lì volontari e staff delle associazioni potranno riunirsi per le loro attività, ma non ci potrà essere alcuna accoglienza dell’utenza. Si parlerà insieme ai residenti sulle modalità di utilizzo”.
Brogi ha inoltre rivendicato gli interventi messi in campo negli ultimi anni nel quartiere: “Abbiamo messo in campo molto per il quartiere negli ultimi anni: Prospezia Ciassa Brin è nata sotto la spinta dell’amministrazione, poi ci sono la ludoteca, Agapo, Spezia risorse e centro disabili”.
Di tutt’altro tenore la posizione del Gruppo rinascita Umbertino (Gru), che esprime forte preoccupazione per le possibili ricadute sul contesto urbano e sulla vivibilità del quartiere. “Vivo qua da trent’anni e mai come ora l’estate è un delirio – dice uno dei portavoce -. All’Umbertino ci sono edifici di pregio, compreso quello in questione, che i cittadini hanno riqualificato con i loro sacrifici, e oggi ci viene proposto di accogliere in un appartamento 7 associazioni, che lo utilizzeranno solamente per funzioni di sportello. Beh, facciamo fatica a crederlo. E anche quando dovesse andare così, cosa succederebbe se un utente amareggiato per una risposta negativa dovesse danneggiare beni del condominio? A chi ci dovremmo rivolgere? Inoltre sià oggi il rischio di trovare persone nell’androne la sera è alto, cosa accadrà quando sarà installato un apriportone?”.
Il comitato sottolinea inoltre il rischio di una progressiva trasformazione del quartiere: “I fondi del quartiere invece che accogliere negozi stanno sempre di più accogliendo funzioni di Servizi sociali: andando avanti così un negozio non aprirà mai… Avremo un peggioramento della situazione, sia nel condominio che nel quartiere.
Preferiremmo che l’appartamento fosse destinato a una famiglia che ne ha bisogno: siamo accoglienti, ma non siamo disposti ad accettare una decisione come quella proposta dall’amministrazione. Come quartiere abbiamo già dato a sufficienza.
Il punto vero è che il Comune dovrebbe pensare prima alla riqualificazione, invece la prospettiva non solo non è di miglioramento, ma addirittura di peggioramento.
Perché l’amministrazione vuole riservare alla associazioni un appartamento al terzo piano di un palazzo invece che un fondo? E perché sempre all’Umbertino e non, per esempio, in piazza Sant’Agostino? Dopo la ghettizzazione che subiamo da trent’anni ora dobbiamo anche diventare un centro di funzioni sociali?”.
Infine, il Gru richiama anche la storia e il valore architettonico della zona: “È inaccettabile: già le case valgono la metà di quello che meriterebbero, essendo negli edifici che sono tra i più belli della città. Sono stati edificati insieme a piazza Brin per nobilitare il quartiere dopo il colera del 1884 con la realizzazione di portici, negozi e della fontana. Ma sembra che tutto questo sia stato dimenticato”.