L’intervento dell’esperta: “Certe etnie usano il coltello? Odiosa e inutile generalizzazione”. Valditara: “I metal detector sarebbero mobili”

“Ci sono ragazzoni che sono enormi, con un pugno ti sbattono a terra e, se ti dice sfortuna, ti ammazzano. Facciamo come su alcune giostre, sopra una certa stazza a scuola non entri?”. Inizia così, al limite tra l’amara ironia e la provocazione, l’intervento della dottoressa Vanessa Isoppo, psicologa e psicoterapeuta nata a Sarzana e residente a Roma, relativo alla vicenda dell’assassinio di Abanoub Youssef, che ha scosso dal profondo la città e l’intero Paese.
“In tre/quattro possono fare uno scherzo e calarti dalla finestra. Fatalità vuole che cadi? Sbarre a tutte le finestre, a scuola come in carcere? Anche un banco, o una sedia, spaccata in testa fa seri danni. Lezioni in piedi? Lo sapete – prosegue la psicoterapeuta, specializzata in “Psicoterapia dell’approc­cio centrato sulla persona”, in “Problemi e patologia alcol-correlate” e in “Scienze criminologico-forensi” – che una banale penna Bic, conficcata pesantemente in un occhio, può uccidere? Ritorniamo al calamaio e alle penne d’oca? Calamaio in plastica, ché una scheggia di vetro recide la giugulare che è una meraviglia. Se voglio uccidere un mio compagno posso portarmi una corda e strangolarlo in bagno. 4-5 minuti di sfortuna in cui non entra nessuno possono anche esserci. Ah, le lezioni di cucina negli istituti alberghieri solo teoriche che la cucina può essere un’armeria. Ultimo ma non ultimo: le parole uccidono. Tutti a scuola con un bavaglio”.

Il riferimento dell’iperbole di Vanessa Isoppo, già docente di Psicologia generale presso l’Università di Genova, è chiaramente alla proposta di installare metal detector ritornata in auge con le parole pronunciate dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara nella visita di domenica alla Spezia e rilanciate ieri all’istituto Barozzi-Beltrami di Rozzano.

Il ministro ha spiegato che “in alcune scuole, laddove la comunità scolastica, attraverso il preside, ritenga necessario controllare che i ragazzi non portino a scuola coltelli”, ritiene “giusto consentire l’utilizzo di metal detector d’intesa con il prefetto”. I macchinari, dei quali Valditara ha già parlato con il collega Matteo Piantedosi, sarebbero mobili: “Non si tratta di pensare a postazioni fisse, si tratta di pensare a delle misure che potrebbero essere prese non tutti i giorni, questo avrebbe un effetto fortemente dissuasivo”.
“Mettere il metal detector significa impedire l’ingresso in autostrada alle Fiat per prevenire gli incidenti; e tutte le altre marche? Io direi di smettere di ricorrere a misure di prevenzione secondaria, e anche basta alla narrazione rassicurante che “solo certe etnie usano il coltello” – continua la dottoressa Isoppo, facendo riferimento alle parole del sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini, pronunciate in diretta tv nazionale nei giorni scorsi -. Che è equivalente a dire che “solo gli uomini italiani ammazzano le mogli”: odiose generalizzazioni entrambe, che non forniscono nulla di costruttivo alla risoluzione di un problema. Che c’è, è evidente e non da ieri se più di qualcuno ravvisa da tempo la necessità di un’educazione affettiva che non è “indottrinamento all’ideologia gender” ma è fornire visioni “altre” e talvolta “opposte” a messaggi disfunzionali che arrivano dalla famiglia. Se in una famiglia si parla esclusivamente il dialetto – illustra Isoppo -, a scuola si deve andare per imparare l’italiano. Se in una famiglia si parla solo il linguaggio della violenza, ho l’opportunità, a scuola, di imparare quello del rispetto e della gentilezza. Che male non fa. Mai. “La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci”: mettiamo in condizione i nostri figli di essere capaci, capaci di gestire un rifiuto, capaci di reggere le frustrazioni, capaci di gestire la rabbia, capaci di esercitare empatia, capaci di dare il giusto peso alle parole, capaci di percepire la gentilezza come un valore e non una debolezza, capaci di dare un nome alle proprie emozioni. Questo e molto altro è l’educazione all’affettività e, in ogni caso, non è nulla di cui avere paura”.

TRASMISSIONI

PODCAST

Intervista a Matteo Berrettini sul suo nuovo fidanzamento con Re Emanuela​