Liguria da bere spegne diciannove candeline e ha preso il via ieri sera alla Spezia e proseguirà fino a domani, domenica. Un punto della situazione sull’avvio e su un’edizione “caldissima” dal punto di vista climatico arriva a Infoweekend con Ilario Agata dell’Azienda speciale della Camera di commercio Riviere di Liguria della Spezia intervistato da Emiliano Diglio, in studio. La novità più rilevante emerge subito sul fronte organizzativo: il caldo di queste ore sta imponendo riflessioni per il futuro, inclusa la possibilità di spostare la collocazione temporale dell’evento.
“Ci sarà da riflettere se in passato e in futuro si continueranno queste temperature, mantenere questa data perché diventa quasi proibitiva”, ha spiegato Ilario Agata. “L’inaugurazione è andata bene, malgrado il caldo siamo confermati con le presenze, i numeri delle annate precedenti. Eravamo un po’ dubbiosi, in effetti con 25-28 gradi anche girare, partecipare, poi degustare con la dovuta soddisfazione era un po’ difficile”.
La manifestazione, che porta in Corso Cavour oltre 200 etichette rappresentando l’intera produzione vitivinicola locale, punta a confermare il traguardo delle 30mila presenze, consolidandosi come motore economico per il centro cittadino e per il turismo. L’iniziativa si inserisce in un quadro strategico più ampio gestito dall’azienda speciale della Camera di Commercio, focalizzato sullo sviluppo agricolo e sulla valorizzazione territoriale attraverso progetti strutturati come le Strade del Biologico in Val di Vara e le Strade del Vino nelle Cinque Terre, a Levanto e a Luni, senza dimenticare la promozione transfrontaliera e gli altri comparti cardine quali la nautica da diporto e l’economia del mare.
“Liguria da bere fa parte di un percorso, una parte di Camera di Commercio, azienda speciale che si dedica particolarmente alla produzione agricola, vitivinicola e tutto ciò che comporta il collegato alle aziende produttive nell’agricoltura”, spiega Agata, delineando la visione dell’ente. “La cosa più bella è sentire il racconto di chi produce, lo si vede, lo si capisce, lo si percepisce. Questa è la vera ricchezza, perché noi stiamo parlando di micro-imprese, di piccolissime imprese, dove siamo già alla terza e quarta generazione che si è dedicata alla produzione vinicola. Ci sono racconti veramente della storia non solo della famiglia, ma delle radici di questo territorio”.
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