Finisce l’epoca delle fregate classe Maestrale nella Marina Militare, le unità che hanno scandito l’impegno italiano negli anni più intensi della Guerra Fredda e partecipato ad alcune missioni che hanno ridisegnato il ruolo internazionale dell’Italia, per decenni confinato al mare di casa dopo l’avventura mussoliniana della Seconda Guerra Mondiale. La base navale della Spezia ha visto giovedì sera l’ultimo ammainabandiera di nave Libeccio, varata nel 1981, e di nave Grecale, uscita dal Muggiano nel 1982, entrambe frutto della Legge Navale del 1975, progettate interamente in Italia e realizzate al cantiere Fincantieri del Muggiano. Un progetto rivoluzionario per l’epoca, ma ormai superato dalle più grandi e tecnologiche Fremm.
“Per decenni queste navi sono state l’asse portante della Marina Militare” dice il capitano di fregata Daniele Canichella, ultimo comandante di nave Libeccio che ha messo assieme settantamila ore di moto, pari a otto anni in navigazione, in 43 anni di servizio. Partecipò alla missione Golfo 1 nel 1988 a seguito della guerra tra Iran e Iraq e al recupero del relitto del sommergibile Scirè. “Voi marinai che su di lei avete navigato, avete trasformato un pezzo d’acciaio in uno strumento vivo” dice il capitano di fregata Carmelo Bella, ultimo comandante di nave Grecale. Fu tra l’altro la nave che ospitò una breve crociera di fronte alle Cinque Terre offerta ai reali di Inghilterra, l’allora principe Carlo e la consorte Diana, durante una visita ufficiale avvenuta nel 1985. E funse da set l’anno precedente per Cuori nella tormenta, commedia diretta da Enrico Oldoini con soggetto di Scola e Scarpelli, interpretata da Carlo Verdone e Marina Suma.
Le otto Maestrale vengono definite “epiche” dall’ammiraglio Aurelio De Carolis, comandante in capo della squadra navale. “Più che semplici cimeli, racchiudono un patrimonio di ideali che gli equipaggi in servizio rafforzano”. Il Libeccio e il Grecale in particolare sono navi che hanno avuto una vita operativa particolarmente lunga, anche a causa della vendita all’Egitto delle due Fremm – i primi Bianchi e Schergat – che avrebbero dovuto sostituirle. “Il concetto di Mediterraneo Allargato fu coniato proprio dopo l’entrata in servizio di queste navi”, ricorda l’ammiraglio. Un teatro operativo quantomai attuale che va oltre Suez e Bab al-Mandab e si spinge fino allo Stretto di Hormuz, oggi teatro della crisi mondiale come conseguenza dell’attacco sferrato da Usa e Israele nei confronti dell’Iran.
Circa mille gli invitati alla cerimonia. Centinaia i marinai e gli ex marinai che vi hanno prestato servizio. Sul Libeccio hanno navigato tra gli altri anche due ex capi di Stato maggiore. L’ammiraglio Giuseppe De Giorgi lo comandò tra il 1992 e il 1993 partecipando alla missione Golfo 2 che seguiva la Guerra del Kuwait. “Questa nave era figlia di una visione strategica e lungimirante che pose le basi della Marina moderna come sistema integrato che comprendeva anche una nuova capacità industriale nazionale”. L’ammiraglio Paolo La Rosa tra 1986 e 1987. “Sono stati mezzi straordinari, le più grandi tra le piccole navi e le più piccoli tra le grandi navi”.
Le bandiere di combattimento, come vuole il cerimoniale, saranno trasportate all’Altare della Patria a Roma per essere conservata nel sacrario a loro dedicato. Il futuro prossimo delle due ex unità, da questa sera registrate come galleggianti a disposizione del Comando marittimo Nord, sarà lo smantellamento all’interno dell’arsenale spezzino. Tutto ciò che risulterà recuperabile, dai sistemi d’arma agli arredamenti, sarà prelevato per essere utilizzato altrove. Forse una qualche parte tecnologicamente significativa sarà conservata per essere in futuro esposta al Museo Tecnico Navale. Fredda la pista della vendita, i due scafi andranno infine verso la demolizione.