Monterossino, una carriera in banca, ha coltivato sempre curiosità per ciò che offre il mondo: eventi, scoperte, oggetti. Collezionista e narratore, si muove con naturalezza tra fumetti, monete, tappi di birra, gatti, attualità sportiva e giochi antichi, seguendo un filo fatto di affezione, rigore e immaginazione. Oggi Danilo Francescano condivide in Mediateca la sua fascinazione per il Natale epistolare, con la mostra “Un Natale lungo 150 anni”. “L’idea è nata in un giorno d’estate, chiacchierando con Laura Delpino prima della presentazione di una sua fiaba – spiega Francescano -. Quando è emersa l’esistenza della mia raccolta di cartoline natalizie, mi ha detto ma dobbiamo esporle! Il Comune della Spezia si è subito mostrato sensibile al progetto, e Laura e io dobbiamo ringraziare il sindaco Pierluigi Peracchini, Rosanna Ghirri, Silvia Ferrari e Daniela Carli per averci dato modo di farlo”. La mostra ha inaugurato alla Mediateca Regionale “Sergio Fregoso” il 18 dicembre e durerà sino al 27 dicembre.
Ha a corollario vari laboratori per giovanissimi, in cui Delpino, con la collaborazione dell’assessore Carli, insegnerà a costruire cartoline natalizie che potranno essere spedite a Babbo Natale. A gennaio si terrà la premiazione di quella ritenuta più bella. “È un progetto impegnativo: ben più di una semplice esposizione, ma un qualcosa che spero possa portare bambini e adulti a immergersi nello spirito più genuino del Natale”, si augura Francescano. Per la prima volta biglietti, cartoline e lettere escono dai suoi raccoglitori per raggiungere nuovi destinatari. “E spero, un giorno, di esibirle nelle mie Cinque Terre, nella mia Monterosso”, auspica il collezionista, cercando un’immagine-simbolo dell’esposizione: “Immagini ve ne sono molte: la mostra anche se piccola contiene autentici gioiellini, come i bigliettini augurali vittoriani del 1868 o le cartoline di seta dei fanti della Prima Guerra Mondiale. Ma non credo ve ne sia una esemplare. Se proprio devo sceglierne una, mi piace particolarmente quella di Babbo Natale su un cavallo a dondolo: fonde la bellezza complessiva di un passato non troppo lontano e la gioia di attendere un giocattolo semplice e desiderato con il senso di un’evoluzione da Vescovo di Myra e Spirito del Natale a portatore di doni e nonno di tutti i bambini del mondo”.
C’è qualcosa della tua collezione natalizia che avresti voluto esporre, ma per un qualche motivo non lo hai fatto?
“Sì. O meglio, è esposta in mostra. Ma nascosta: si tratta del testo di due cartoline spedite da Bungay, un’antica località del Sussex risalente a prima dell’Anno Mille. Le inviarono giovedì 23 dicembre 1909 alle 8,30 (la Royal Mail è precisissima, in merito) due fratellini, Harry e Alfred, a due ragazzine, probabilmente due sorelle o due cugine, almeno così sembra dal cognome comune. Dalla calligrafia, dal modo di esporre, dagli errorini di ortografia e sintassi, si possono dedurre tante cose, anche commoventi, sui due bambini: cose che forse sono troppo intime per mostrarle nella Spezia del 2025, e che credo meglio lasciare legate a persone che ormai non ci sono più…”.
Collezionare, in questo caso, è più un gesto di conservazione storica o un atto affettivo?
“Sono un collezionista per natura: mi piace mettere assieme cose che per un verso o nell’altro si assomiglino, o appartengano alla stessa tipologia. Mi sembra che sia un modo per superare l’effimero, per dare un senso ulteriore a un oggetto. Nel caso delle cartoline di Natale, entra in gioco un’altra componente del mio carattere, cioè l’affetto intenso, forse persino esagerato, verso il periodo che ritengo il più interiorizzante dell’anno per un qualcosa che è connaturato all’animo umano da sempre: quello del passaggio tra buio e luce, tra l’inverno che si sta vivendo e la promessa della nuova vita, della primavera che si promette a tutti noi. A questo proposito, mi piace tantissimo la fiaba nordica di Ded Moroz (Nonno Gelo) e Vesna (la Primavera) che divengono genitori di Sneguročka, la Fanciulla di Neve. Niente spoiler: venite alla mostra a scoprire la fiaba!”.
Guardando queste cartoline, stiamo ricordando il passato o stiamo piuttosto costruendo una nostalgia contemporanea?
“Una certa componente di nostalgia è innegabile. Sento fortemente il richiamo dei Natali della mia infanzia, quelli vissuti in una famiglia grande, quando era bello ritrovarsi in una sala, con l’albero (allora un albero autentico) addobbato di palline di vetro soffiato, il presepe che profumava di bosco e di muschio, la tavola forse più povera, ma preparata con cura e amore. I Natali delle storie Disney innevate, delle pubblicità in bianco e nero, soprattutto delle cartoline glitterate e dorate. Non c’è solo questo, però. C’è la volontà di recuperare e rendere fruibile un patrimonio culturale che non è solo personale. È dei nostri padri, delle generazioni che ci hanno preceduto, il patrimonio di come le credenze più remote, quelle che risalgono a secoli e secoli fa, si siano trasformate, adeguate, fuse e sintetizzate. C’è la volontà di farlo conoscere, questo patrimonio, a chi non l’ha potuto vivere per motivi anagrafici in questa epoca di realtà virtuale e smartphone: i laboratori di Laura, il contatto diretto con i giovanissimi servirà appunto a questo, integrando e arricchendo l’esposizione”.
Una piccola mostra per un grande scopo.
“Nei limiti ridottissimi di una modesta rappresentanza di un materiale sterminato, costituito dalle centinaia di milioni di cartoline viaggiate nel mondo, si vuole qui rievocare il potere magico racchiuso nei gesti che un tempo davano inizio alle feste di fine anno. Occorreva in primo luogo scegliere un quid al di là degli aspetti religiosi, di pertinenza della personale sfera etica di ciascuno di noi, per rappresentare un ambito comune per paesi, tradizioni e culture tra loro diversissime. Noi lo abbiamo identificato in alcune figure, ossia i cosiddetti ‘Portatori di doni’. Sono personaggi che, pur affondando idealmente le proprie radici remote nelle strennae dei Saturnalia romani, solo da quando il benessere collettivo è andato aumentando sono assurti a protagonisti del periodo natalizio. Abbiamo così scelto, per limitare a un ambito in qualche modo gestibile, di orientare in prevalenza il discorso e il supporto grafico ai vari frammenti culturali che con un progressivo sincretismo hanno dato origine all’odierno Babbo Natale. Un percorso che comunque copre decenni di storia postale e, perché no, di storia umana. A completare la mostra, e speriamo, ad arricchirla con un motivo ulteriore, c’è una sezione che a molti degli adulti e forse persino a qualcuno dei più giovani riporterà alla mente memorie care: quella delle letterine di Natale. Corrispondenze che dai primi decenni del Novecento sono arrivate seppur più rare sino ai nostri giorni, e che ancor oggi ogni tanto i più giovani della famiglia fanno trovare sotto il piatto della festa ai genitori, rappresentano un altro patrimonio da preservare e tramandare a chi verrà”.