L’Archivio di Stato inaugurato dal ministro Giuli, la “Pace di Dante” in mostra fino a San Giuseppe

L’Archivio di Stato si fa spazio in città e apre le porte ai cittadini. Questa mattina l’inaugurazione alla presenza del ministro della cultura Alessandro Giuli, puntuale per il taglio del nastro dopo un tour che lo ha portato in Lunigiana di prima mattina. Tra i primi visitatori della piccola ma preziosa mostra organizzata all’ingresso e sul ballatoio del primo piano. Un progetto di lunga data quello di portare in centro la massa dei documenti faticosamente raccolti a partire dal dopoguerra, quando nacque la necessità di catalogare ciò che era rimasto dopo le distruzioni belliche.

La sede scelta è l’ex dispensario pubblico tra Viale Garibaldi e Via Roma costruito nel 1882 e poi intitolato alla Regina Elena, per decenni ufficio di igiene con attività legate anche alla leva obbligatoria. L’intervento esalta la facciata ottocentesca, colori tenui e illuminazione scenografica. Anche il ministro Giuli ne sottolinea la bellezza architettonica. “Sono contento dì essere tornato alla Spezia e di essere qui, in un luogo da cui si sente irradiare qualcosa di vivo. Perché un archivio non è solo un contenitore – dice il ministro -. Una parola che suona analogica, ma che con la digitalizzazione sta producendo un’accelerazione nell’accessibilità e nella fruizione della cultura e dei beni culturali. Qui il Piano Olivetti è già stato realizzato, basterebbe replicare ovunque un modello Spezia. Non esiste cultura che non abbia una funzione sociale. Questa deve essere la nostra vocazione”. Nel suo discorso cita la composizione delle prime battute dell’Oro del Reno da parte di Richard Wagner avvenuto proprio durante un soggiorno in città, gli arsenali del Quattrocento voluti dagli Sforza, l’operazione Exodus di accoglienza dei profughi ebrei reduci dai lager, la ricostruzione dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tutto ha lasciato un segno. “Grazie al ministro per la sua presenza che dà il segno dell’attenzione del governo a questo territorio”, afferma la vicesindaca Maria Grazia Frijia.

 

Il trasferimento dell’Archivio di Stato da Valdellora, quartiere appartato, è stata anche un’operazione logisticamente complicata. Sono circa 2.300 i metri lineari di documentazioni archivistiche e cartografica che hanno preso la via dalla vecchia collocazione alla nuova sede, ora di proprietà del ministero della cultura che ha avviato in tutta Italia un piano per acquistare gli spazi fisici in cui concentrare questo patrimonio. “Nell’occasione è stata fatta una ricognizione di tutto il patrimonio archivistico che oggi è conservato interamente in questa sede – sottolinea la direttrice Francesca Nepori -.E c’è spazio per altri 800 metri lineari di documenti. Siamo pronti a futuri versamenti da parte della Capitaneria di Porto e degli archivi dei tribunali militari di Roma”. Che si aggiungeranno alle carte dei tribunali marittimi e degli Uditorati di Marina di Genova, Venezia, Ancona, Pola, La Maddalena, Napoli e Bologna già confluiti in città a partire da metà del XIX secolo quando la Spezia diventò la sede principale della Regia Marina.

“Spalanchiamo le porte di una scatola del tempo – esulta il sindaco Pierluigi Peracchini -. Questo luogo diventi una bussola per il futuro”. Presenti diversi colleghi, tra cui Cristina Ponzanelli di Sarzana e Leonardo Paoletti di Lerici. La nuova casa viene festeggiata con una mostra documentale e cartografica in cui spicca la cosiddetta Pace di Castelnuovo, testo del 1306 firmato da Dante Alighieri in qualità di procuratore della famiglia Malaspina in una disputa territoriale, risolta anche grazie all’intercessione del poeta, con i Vescovi di Luni. Il documento era parte dell’archivio vescovile di Sarzana, di cui si sono perse le tracce alla fine della Seconda Guerra Mondiale in circostanze tuttora misteriose. La Pax Dantis tuttavia sopravvisse perché affidata allora al parroco della frazione collinare di Falcinello. E’ confluita nell’Archivio di Stato nel 2005. Durante il trasloco è stato affidato ai Carabinieri del comando provinciale, che lo hanno custodito con la massima cura.

Inaugurazione della nuova sede dell'Archivio di Stato

 

“Questo è il risultato di una collaborazione tra ministero e uffici territoriali che ha trovato rispondenza in una città che ho trovato particolarmente sensibile alla propria storia e al proprio patrimonio”, illustra la soprintendente ligure Francesca Imperiale. “L’archivio spezzino si è evoluto in questi settant’anni fino ad approdare qui – da il punto Antonio Tarasco, direttore generale Archivi -. In tre anni abbiamo acquistato undici sedi in Italia compresa questa, operazione che ci permetterà un risparmio sui canoni e che smentisce la vulgata per cui ‘i soldi ci sono ma non si spendono’. Ora dobbiamo portare gli archivi fuori dagli archivi anche con la creazione di un merchandising che abbia un marchio originale: magliette, libri e giochi di società. Una strategia di valorizzazione culturale ed economica che permetta a luoghi come questi di essere sempre più conosciuti”.

“Gli archivi di Stato devono fare un salto di qualità e lo stanno facendo con l’apertura mentale che gli stiamo dando – sulla stessa linea l’onorevole Alessandro Amorese, a capo della commissione cultura della Camera -. Devono essere hub culturali per intere comunità”. Il deputato è di Massa, da dove proviene anche la dottoressa Nepori che per qualche mese ha retto entrambi gli Archivi di Stato. “Abbiamo creato una sinergia con la provincia di Massa – conclude Amorese – con cui c’è grande affinità culturale”. Tra i nuovi spazi dell’Archivio di Stato è dotato anche di una sala studio al secondo piano che sarà aperta a tutti.

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