Il Comune della Spezia rende omaggio a Sauro Cavallini, artista spezzino e tra i protagonisti della scultura italiana della seconda metà del Novecento, con la mostra “Inno alla Vita. L’opera di Sauro Cavallini alla Spezia”, inaugurata oggi alla presenza del sindaco Pierluigi Peracchini, della dirigente dei servizi culturali Rosanna Ghirri, delle curatrici Tania Calenda direttrice dell’associazione Sixteen Art & More, Maria Anna Di Pede direttrice del Centro Studi Cavallini e Teo Cavallini presidente del Centro Studi Cavallini.
L’esposizione, inaugurata oggi, resterà fruibile fino al 30 novembre e porta nel cuore della città sei monumentali sculture in bronzo di Sauro Cavallini, celebrandone l’opera nel decimo anniversario della scomparsa e ricostruendo il profondo legame tra l’artista e la sua città natale.
“Sauro Cavallini è uno dei protagonisti della scultura italiana del Novecento, un grande artista spezzino che ha saputo affermarsi a livello internazionale, portando le proprie opere nelle più importanti città europee, ma che ha sempre mantenuto un profondo legame con la città che gli ha dato i natali”, dichiara il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini. “Con questa nuova mostra, nel decimo anniversario della sua scomparsa, vogliamo celebrare proprio questo legame, attraverso un simbolico ritorno dell’artista alla Spezia. Un’esposizione che rappresenta un vero e proprio inno alla vita, attraverso opere che raccontano la forza dell’amore, il desiderio di libertà, la speranza e la capacità dell’uomo di superare i propri limiti, rendendo l’arte accessibile gratuitamente a cittadini e turisti. Ringrazio il Centro Studi Sauro Cavallini, l’associazione Sixteen Art & More e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa importante iniziativa, che arricchisce ulteriormente l’offerta culturale della nostra città”.
Il percorso espositivo si snoda in Piazza Europa, nello spazio antistante Palazzo Civico, con un allestimento en plein air che comprende opere come Balletto multiplo del 1984, Amore Universo del 1974, i due Titani del 1968, Icaro del 1983 e Centauro del 1967. La rassegna segue la precedente esposizione “Sauro Cavallini. L’opera di un internato”, promossa dall’amministrazione in occasione del Giorno della Memoria 2026.
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