La sfida delle Cinque Terre: chi si ferma di più spende meno, ma lo spauracchio resta il “mordi e fuggi”

La stagione turistica è ai blocchi di partenza e le Cinque Terre sono le sorvegliate speciali. Il ponte di Pasqua è per definizione “il ponte” degli italiani. Anche se qualche straniero si è già avvistato, nelle strutture ricettive con il marchio Cets (Carta Europea per il Turismo Sostenibile nelle aree protette) c’è ancora qualche posto libero.

Prima di Pasqua sarebbe prematura qualunque previsione, ma di uno spauracchio è difficile fare a meno: il mordi e fuggi. Tanti passaggi tutti insieme che creano una pressione notevole, anche se in momenti limitati e in date precise, in borghi e stazioni, rendendo invivibili posti incantevoli e fragili.

Qualcosa si muove già da qualche anno: sono stati istituiti i giorni “rossi” dove si verifica una maggiorazione del prezzo di tutta una serie di servizi, soprattutto per chi opta per un passaggio fugace. Chi invece decide di fermarsi un po’ di più e approfittare delle esperienze dirette sul territorio può risparmiare.

“Più ti fermi e meno spendi”, per riassumere: una strategia che cerca di attirare i turisti un po’ più consapevoli e che vogliono usufruire dell’esperienza direttamente dentro l’area Parco. Lo stesso Parco nazionale delle Cinque Terre da tempo cerca di avvicinare sempre di più il visitatore consapevole, ma la strada non è semplice.

Un segnale di interesse, però, si legge tra i dati relativi alle Cinque Terre Card vendute direttamente dalle strutture a marchio Cets presenti in quei territori e certificate. A marzo 2025 ne erano state vendute 510, a marzo 2026 sono salite a 1.038: dato raddoppiato. In generale, l’aumento di tutte le card vendute da un anno all’altro è del 9%. Nel 2025 ne erano state vendute 64.295, mentre a marzo 2026 poco più di 70mila.

Crescono anche le strutture a marchio Cets che per ottenere la certificazione devono rispettare una serie di vincoli importanti. Primo fra tutti essere nel territorio fisico delle Cinque Terre. L’interesse a far parte di questa rete virtuosa c’è anche tra gli operatori perché questo “marchio di qualità”, a loro avviso, non è solo un fregio ma un sinonimo di qualità e rispetto dell’ambiente. A sostenere con forza questo punto è Maristella Bonanini dell’associazione Ospitalità Cinque Terre.
“E’ davvero prematuro fare qualsiasi previsione – spiega – perché in questo momento stiamo rilevando molte prenotazioni last minute. Ci sono ancora dei posti disponibili ma a chi come noi delle strutture Cets, a preoccupare è il mordi e fuggi. Non fa bene al turismo e nemmeno al territorio perché lo consuma da tutti i punti di vista. Per noi il marchio Cets è una garanzia perché siamo dentro alle Cinque Terre , le viviamo ma soprattutto le amiamo. Ad oggi riscontriamo sempre più interesse a ottenere il marchio, che richiede impegno ma riconosce l’identità e l’appartenenza a questi luoghi”. Alla domanda se la stagione partirà mai, Bonanini risponde: “Si potrà capire meglio verso i mesi estivi. Ora le prenotazioni sono ancora lente e ‘anomale’ a causa dei ‘last minute’ che non consentono proiezioni realistiche”.

Dunque la scommessa delle Cinque Terre per il 2026 non è più quanti turisti arriveranno, ma quanto decideranno di restare.

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