Via al primo passo progettuale per mettere in sicurezza il torrente Nuova Dorgia e una delle zone più esposte agli allagamenti. La giunta comunale spezzina ha infatti approvato il Documento di indirizzo alla progettazione per un intervento dal valore complessivo di circa 3 milioni di euro. Il punto critico è noto: quando arrivano piogge intense, alcuni tratti tombinati del Nuova Dorgia non riescono a smaltire adeguatamente le portate. Il torrente va in pressione, l’acqua risale e il rischio di rigurgiti ed esondazioni aumenta. Una situazione che interessa un quadrante densamente urbanizzato, compreso tra via Buonviaggio, via Dorgia, via Aurelia e la ferrovia.
La soluzione individuata dall’amministrazione parte da un cambio di prospettiva: riaprire il torrente dove oggi scorre sotto terra. Il progetto prevede infatti di riportare a cielo aperto circa 150 metri del tratto finale della Nuova Dorgia, ampliando la sezione di deflusso e intervenendo su sponde e fondo dell’alveo. Il tratto di circa 100 metri che attraversa l’attuale infrastruttura stradale resterà invece coperto e sarà sottoposto alle necessarie verifiche strutturali e idrauliche. L’intervento comprenderà anche protezioni contro erosione e scalzamento e la realizzazione di argini destinati a contenere l’espansione delle piene e a proteggere le aree abitate.
Ma la partita non riguarda soltanto la Nuova Dorgia. Sarà infatti adeguato anche il tratto terminale tombinato del Fosso Buonviaggio, con l’obiettivo di evitare che le acque provenienti dai due corsi d’acqua possano concentrarsi contemporaneamente nelle zone circostanti, aumentando la pressione sul sistema. Più a valle saranno inoltre valutate opere di riprofilatura dell’alveo, consolidamento delle sponde, rimozione dei materiali accumulati e adeguamento dei manufatti che oggi possono ostacolare il regolare deflusso delle acque. L’intervento, proposto dall’assessore ai Lavori pubblici Pietro Antonio Cimino, ha un costo stimato di circa 3 milioni di euro: un milione destinato alle opere propriamente idrauliche e due milioni agli interventi strutturali. Un progetto che punta, in sostanza, a restituire spazio all’acqua prima che sia l’acqua a prenderselo da sola.
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